Bruxelles – “La mobilità all’interno dell’Unione europea deve essere una scelta, non una necessità”. Così Makis Keravnos, il ministro delle Finanze di Cipro – Paese che ricopre il semestre di presidenza di turno del Consiglio dell’UE -, è intervenuto all’evento di lancio della strategia ‘Right to stay’ (diritto a restare). Il piano vuole garantire a tutti i cittadini europei di “poter rimanere nel luogo che considerano casa”, invece di essere costretti a trasferirsi per la mancanza di opportunità e servizi essenziali. “Assistiamo al calo demografico, all’esodo dei giovani, al declino economico: sono tutti fattori di pressione sulle comunità”, ha detto il vicepresidente esecutivo della Commissione europea a Riforme e Coesione, Raffaele Fitto. Per arginare lo spopolamento di alcune aree non basta una singola misura, “ma una strategia comune ben definita”.
Il ‘diritto a restare’ è stato introdotto da Enrico Letta, ex primo ministro italiano, nel rapporto ‘Much more than a market’ pubblicato ad aprile 2024. “Il mercato unico senza una Politica di Coesione diventa un problema per l’Europa”, ha detto Letta all’incontro di presentazione. “Dobbiamo scegliere i settori prioritari su cui intervenire: trasporti, assistenza sanitaria, istruzione e alloggi”, ha aggiunto. “Lo dice l’articolo 174 del Trattato: l’Unione deve promuovere uno sviluppo armonioso e locale“, ha precisato Keravnos. Anche perché “circa 135 milioni di europei vivono in luoghi che gradualmente sono rimasti indietro” e questo “è un segnale di divergenza strutturale e diseguaglianza”. Il rischio è, secondo il ministro cipriota, che si stabilisca una nuova “geografia del malcontento, con cittadini scontenti e un progetto europeo indebolito”.
Le regioni più deboli, quelle dove il PIL è sotto la media, hanno bisogno di sostegno. Sono necessari “investimenti nelle economie locali, che rendano il diritto di restare una realtà concreta“, ha dettagliato Keravnos. Oggi le sfide che le comunità devono affrontare sono tante e diverse: transizione digitale, transizione verde, cambiamenti climatici. Per questo, “serve una guida, per evitare che le disparità locali aumentino ulteriormente, e servono politiche mirate”.
Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, PNRR e Politiche di coesione, è intervenuto ricordando il caso dell’Italia, dove “circa 2mila Comuni si trovano in una situazione di forte difficoltà sul fronte delle infrastrutture, della sanità e dell’istruzione”. Il dato, ha precisato il ministro, è strettamente legato alla crisi demografica del Paese e gli investimenti del PNRR sono stati concentrati “su scuole, presidi sanitari di base e farmacie rurali, nella convinzione che garantire servizi equivalga a garantire il diritto a restare”.
Fitto ha annunciato l’apertura, già da oggi, di una call for evidence (consultazione pubblica), con cui la Commissione chiede a cittadini, Regioni e operatori economici di contribuire alla costruzione della futura strategia. “Siamo particolarmente interessati a due domande – ha affermato il vicepresidente esecutivo -: cosa serve concretamente a una persona per scegliere di restare nella propria regione, e come lavorare insieme per fornirlo”.
Fitto ha anche anticipato la prossima pubblicazione dei risultati di un Eurobarometro ad hoc condotto su 50mila europei, pensato per approfondire le ragioni degli spostamenti. La strategia sul ‘diritto a restare’ troverà spazio anche nel nuovo Quadro finanziario pluriennale, dove l’obiettivo è riconosciuto esplicitamente. “Nei prossimi mesi – ha concluso Fitto -, continuerà il dialogo con Parlamento europeo, Comitato delle Regioni, rappresentanti locali e nazionali, oltre alle visite dirette nelle regioni più colpite dallo spopolamento, già avviate nell’ultimo anno e mezzo”.
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