Bruxelles – La pena di morte in Israele? “L’Unione europea esorta Israele a mantenere il suo impegno a favore dei principi democratici“. La risposta dell’UE alle minacce del presidente USA, Donald Trump, al transito marittimo attraverso lo Stretto di Hormuz? Non è chiara. Quale che sia la domanda, l’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Kaja Kallas, mostra quanto l’esecutivo comunitario sia incapace a gestire i dossier più grandi, quelli più strategici, quelli che richiederebbero decisione e determinazione e invece vedono il collegio dei commissari balbettare.
Questione arabo-israeliana e guerra in Iran, due temi di estrema attualità e di grande portata geo-strategica di fronte ai quali l’UE mostra di non sapere proprio come muoversi. Non solo: viene messo in risalto l’approccio tutt’altro che gratificante di un’Unione capace di fare la voce grossa con chi è già nell’angolo e completamente incapace di farsi valere quando l’interlocutore ha un peso economico e politico rilevante. Così, ecco europarlamentari socialisti (S&D), Verdi e della sinistra radicale (la Sinistra), chiedere cosa intende fare l’UE di fronte la progetto di legge israeliano per la pena di morte contro i palestinesi.
“L’UE è per principio contraria alla pena di morte in tutti i casi e in tutte le circostanze”, la premessa di Kallas, secondo cui l’approvazione del progetto di legge sulla pena di morte da parte del Parlamento israeliano “rappresenta un grave passo indietro rispetto alla prassi in Israele e agli impegni assunti dal
Paese”. Per questo “l’UE esprime profonda preoccupazione per il carattere di fatto discriminatorio del
progetto di legge, che viola il diritto internazionale”. Le preoccupazioni si sono tradotte nella “sospensione parziale dell’accordo di associazione relativamente ad alcune questioni commerciali”, che l’Alta rappresentante rivendica, ma che rispetto ai 20 pacchetti di sanzioni contro la Russia adottati senza esitazioni la differenza si nota. Quando si parla di Israele, Bruxelles “esorta a rispettare gli obblighi
che ad esso incombono in virtù del diritto internazionale”.
L’UE non prende posizione neppure sul sequestro delle navi ombra della Russia da parte USA
L’UE, in sostanza, tergiversa e balbetta. Ma di fronte agli Stati Uniti di oggi resta proprio in silenzio. L’eurodeputato de La Sinistra, Per Clausen, incalza l’UE con un’interrogazione chiara nei preamboli quanto nelle richieste. Le minacce di Trump sulle restrizioni al traffico di navi nello stretto di Hormuz, denuncia, “non solo sono manifestamente illegali ai sensi del diritto internazionale, ma creano anche una situazione in cui navi ed equipaggi provenienti da Paesi dell’UE potrebbero essere potenzialmente attaccati dalle forze statunitensi presenti nell’area”. Quindi, “quali azioni concrete intraprenderà l’UE?“. E poi, “i tentativi degli Stati Uniti di bloccare le navi dell’UE costituiranno un caso in cui il meccanismo anti-coercizione dell’UE dovrebbe essere attivato immediatamente?” Risponde Kallas: “L’UE continuerà a difendere il principio della libertà di navigazione, in conformità con il diritto internazionale”.
Anche in questo caso, si risponde non rispondendo. L’Alta rappresentante si limita a dire che “l‘UE esorta tutte le parti coinvolte nel conflitto a garantire pienamente un passaggio sicuro e senza pedaggio attraverso lo Stretto di Hormuz”. Ma non dice altro. Si offrono frasi di circostanza. “L’UE è impegnata nella regione attraverso l’operazione Forza navale dell’UE ASPIDES, che garantisce il passaggio sicuro attraverso il Mar Rosso”. L’operazione, insiste Kallas, “include lo Stretto di Hormuz nella sua area di competenza e può contribuire a garantire la sicurezza delle navi mercantili, una volta terminata la guerra“, che a oggi nessuno sa dire quanto finirà.
L’UE insomma balbetta. Si mostra piccola di fronte alle cose grandi, e resta nella subalternità di un mondo che altri plasmano, nel bene e nel male, e dove la Commissione europea partecipa nella veste di spettatore e attore non protagonista. Kallas risponde a nome di un intero collegio che si mostra in tutti i suoi limiti. Certo, ci sono anche gli Stati ad avere responsabilità. Già Jean-Claude Juncker, quand’era alla testa dell’esecutivo comunitario, aveva avvertito di un’Europa incapace di essere grande sulle cose grandi. Oggi l’UE è ferma dov’era dieci anni fa.








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