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    Home » Politica » Il Patto per la migrazione e l’asilo entra in vigore, ma “nessun Paese UE è pronto”

    Il Patto per la migrazione e l’asilo entra in vigore, ma “nessun Paese UE è pronto”

    L'accusa arriva da deputati e relatori del fascicolo che entrerà in vigore da venerdì 12 giugno. Per la socialista Sippel, "ora è importante dare una piena attuazione" alle nuove regole. Secondo Ciriani (ECR), la chiave della strategia sta in un approccio "solidale, ma rigoroso"

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    10 Giugno 2026
    in Politica, Diritti
    [Foto: Unsplash]

    [Foto: Unsplash]

    Bruxelles – “Siamo riusciti a fare fronte comune e questo ci consente di riprendere il controllo della migrazione verso l’Europa”. Tomas Tobé, europarlamentare del Partito popolare europeo, si è espresso così durante la conferenza stampa di oggi (10 giugno) sul Patto per la migrazione e l’asilo, che entrerà in vigore venerdì 12 giugno. La Commissione europea ha proposto il Patto a settembre 2020, con l’obiettivo di migliorare le procedure e raggiungere un accordo sulla ripartizione equa delle responsabilità tra gli Stati membri, nonché sulla solidarietà nella gestione dei flussi migratori. Nell’aprile 2024, il Parlamento europeo ha adottato dieci testi legislativi, così come concordato con gli Stati membri. Il Consiglio ha poi formalmente adottato il Patto il 14 maggio 2024. 

    “Il Parlamento e la Commissione si sono assunti le proprie responsabilità, ma gli Stati membri non lo hanno ancora fatto pienamente. Ora è importante dare una piena attuazione”, ha aggiunto Tobé, che è stato anche relatore per il regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione. Una prospettiva parzialmente diversa è arrivata da Birgit Sippel (Socialisti e Democratici, Germania), relatrice per il regolamento sullo screening. “Quando parliamo di riprendere il controllo della migrazione – ha detto -, va precisato che il controllo delle frontiere esterne è sempre stato compito dei Paesi di confine, non solo per verificare se chi arriva abbia diritto all’asilo, ma anche per contrastare criminalità, traffico di droga, armi e altro”. Il Patto, quindi, “non cambia questo” e “ciò che è mancato in passato era la fiducia tra gli Stati membri e una cooperazione sincera sulla questione di chi fosse responsabile della procedura di asilo”, ha spiegato. 

    Sippel non ha nascosto una certa delusione, perché “dopo due anni in cui gli Stati membri hanno avuto la possibilità di recepire e applicare questa legislazione, dobbiamo constatare che quasi nessuno di loro è pronto al cento per cento. Ed è ancora più deludente perché non si partiva da zero: esisteva già una legislazione europea in materia di asilo, quindi lo sforzo richiesto agli Stati membri non avrebbe dovuto essere così grande”. Ora sarà necessario “fare affidamento sugli Stati membri e vigilare affinché quanto è stato deciso venga davvero implementato”.

    Il punto di partenza di questo nuovo sistema è lo screening, che “si svolge nell’arco di pochi giorni” e serve a “identificare fin dalle primissime fasi chi sta davvero chiedendo asilo, chi ha perso i documenti e chi invece vuole semplicemente entrare in cerca di un futuro migliore o di lavoro”, ha continuato Sippel. Questo step, ha precisato l’eurodeputata, “è fondamentale per capire quali vulnerabilità specifiche esistano e per decidere che tipo di solidarietà sia necessaria e chi va ricollocato in altri Stati membri”.

    Sippel, poi, ha sottolineato che è stato stabilito “fin dall’inizio che deve esistere un meccanismo di monitoraggio per garantire il rispetto dei diritti fondamentali”, perché “sappiamo che, anche con le migliori intenzioni, le cose possono andare storte”. Infine, l’europarlamentare si è espressa con una nota di apprezzamento verso il commissario per gli Affari interni e la Migrazione Magnus Brunner: “Sono a volte molto critica nei suoi confronti, ma apprezzo che nelle ultime ore abbia annunciato che, con l’entrata in vigore del sistema europeo comune di asilo, i controlli alle frontiere interne dovranno finalmente cessare”. 

    Anche Matjaž Nemec (Socialisti e Democratici, Slovenia), relatore per il regolamento sulle qualifiche, si è espresso su questo punto. “Per la prima volta, la Commissione europea ha emesso un parere sui controlli alle frontiere interne, invitando gli Stati membri ad abolirli”, ha raccontato, spiegando che si tratta “di un momento storico: i controlli prolungati non sono più né necessari né proporzionati. È tempo che i nostri Stati membri mostrino il coraggio politico all’altezza dei nostri risultati legislativi, ripristinando pienamente Schengen, una volta per tutte”. 

    Il Patto prevede delle novità per Eurodac, la banca dati biometrica dell’UE usata per il confronto delle impronte digitali. Il relatore per questo specifico tema è stato Jorge Buxadé (Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei, Spagna), che ha spiegato che “il nuovo regolamento Eurodac consentirà agli Stati membri di lavorare con una nuova banca dati per archiviare e confrontare impronte digitali, dati biometrici del volto, documenti di viaggio e tutte le informazioni necessarie per identificare chi si trova illegalmente nell’Unione europea ai fini del rimpatrio”. Uno dei cambiamenti più rilevanti è “il passaggio a file individuali per ciascuna persona”, ha spiegato l’eurodeputato. Nell’attuale sistema, infatti, esiste un fascicolo per ogni richiesta di asilo, non per ogni individuo. Sul piano tecnico, il deputato ha avvertito che si tratta di una fase di verifica sul campo per gli Stati membri, che dovranno “dimostrare di disporre dell’infrastruttura tecnica necessaria per connettersi al database”. 

    Buxadé, poi, ha sfruttato il palco per lanciare un attacco al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez. A suo dire, il governo della Spagna “sta compromettendo il Patto, che è già morto a causa del confine meridionale”. L’eurodeputato si riferisce a una misura straordinaria adottata da Madrid per regolarizzare circa 500mila migranti irregolari, con entrata in vigore a partire da giugno 2026. La misura avvia l’iter per la concessione di un permesso di residenza legale persone presenti in Spagna da almeno cinque mesi prima del 31 dicembre 2025, senza precedenti penali. 

    Juan Fernando López Aguilar (Socialisti e Democratici, Spagna), relatore per il regolamento sulla crisi e la forza maggiore, ha risposto direttamente alle critiche di Buxadé sulla regolarizzazione spagnola. “Non è solo compatibile con il Patto – ha puntualizzato -, ma anzi ne complementa gli obiettivi, con uno sguardo positivo, a differenza dello sguardo negativo verso la migrazione e i richiedenti asilo che è in ascesa nell’Unione europea”. La regolarizzazione “punta all’inclusione, all’integrazione, a dare uno status a chi è già presente nel mercato del lavoro, affinché possa contribuire al finanziamento dei servizi sociali con le proprie tasse e i propri contributi previdenziali”, ha spiegato.

    Passando al bilancio complessivo del Patto, López Aguilar ha inquadrato la portata storica del risultato, dato che la questione migratoria era “da anni la più complessa dell’agenda europea. È una questione divisiva – geograficamente, ideologicamente, politicamente -, ma siamo riusciti finalmente a mettere in campo una risposta su scala europea”. Il deputato ha poi elencato quelle che per lui dovrebbero essere priorità urgenti per gli Stati membri: “Devono garantire la capacità sufficiente richiesta dal Patto per assicurare condizioni di qualità nelle strutture di accoglienza e assicurare l’attuazione delle disposizioni speciali per le persone vulnerabili”. In questo senso, è importante “il meccanismo di monitoraggio dei diritti fondamentali, che essere pienamente operativo, per assicurare che l’attuazione del Patto rimanga allineata ai valori europei e al diritto dell’UE”.

    Secondo Fabienne Keller (Renew, Francia), relatrice per il regolamento sulle procedure di asilo, il Patto sulla migrazione e l’asilo “avanza in modo imperfetto, disomogeneo, ma avanza”. Gli attraversamenti illegali delle frontiere “sono calati del 26 per cento nel 2025 – ha riportato – e i rimpatri supportati da Frontex rappresentano quasi la metà di tutti i rimpatri nell’UE”. Il Patto “è bilanciato – ha aggiunto -. Fornisce agli Stati membri strumenti concreti, scadenze, responsabilità, sistemi informatici, piani di contingenza, rispetta i diritti fondamentali. L’equilibrio non è stato un caso, ma è il risultato del negoziato”. La deputata ha tuttavia attaccato duramente il regolamento sui rimpatri, su cui il Parlamento sta per votare, che “è stato negoziato in fretta, è ideologicamente orientato e costruito sull’assunzione che velocità e pressione da sole possano risolvere il problema. Esternalizzare la gestione della migrazione europea – ha spiegato Keller – va contro la sovranità dell’UE e il regolamento non garantisce i diritti fondamentali”. 

    Per Alessandro Ciriani (Gruppo dei Conservatori e dei Riformisti Europei, Italia), il cuore del Patto e della strategia europea sta nell’essere “rigorosi e allo stesso tempo solidali”. Il deputato ha messo l’accento sul tema dell’integrazione, portando l’esempio italiano: “L’istituto nazionale di statistica italiano ha certificato che un’alta percentuale di famiglie migranti vive in povertà assoluta – ha detto -. Stiamo importando povertà senza creare gli strumenti necessari per migliorare le condizioni di vita dei migranti, e non credo che sia quello che vogliono i progressisti europei, né i conservatori”. 

    Tags: dirittiflussi migratoriparlamento europeopatto migrazione e asiloue

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