Bruxelles – Trovare un equilibrio tra la protezione dei minori online e la tutela della privacy delle comunicazioni resta una sfida complessa. In questa direzione si muove il Parlamento europeo che, con il voto di oggi (9 luglio), ha adottato una serie di emendamenti alla posizione del Consiglio sulla proroga della deroga alle norme sulla privacy (direttiva ePrivacy) per contrastare gli abusi sessuali sui minori online. Di fatto, i deputati chiedono di escludere dall’applicazione della normativa ePrivacy per l’individuazione degli abusi sessuali sui minori online le “comunicazioni alle quali è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end” (cioè quel sistema di comunicazione in cui i dati sono cifrati sul dispositivo del mittente e decifrati solo su quello del destinatario).
La questione si inserisce in un contesto più ampio: l’Unione europea sta lavorando a una normativa permanente per rafforzare la lotta contro gli abusi sessuali sui minori online. La deroga attuale ha carattere transitorio e mira a colmare il vuoto normativo in attesa delle nuove regole. Parallelamente, Parlamento e Consiglio hanno già raggiunto un accordo sull’aggiornamento delle norme penali in materia. Ma il dibattito resta delicato perché coinvolge due principi fondamentali: da un lato la necessità di proteggere i minori da reati gravi, dall’altro la salvaguardia della privacy e della sicurezza delle comunicazioni digitali dei cittadini.
La deroga rappresenta un’eccezione temporanea alle regole europee sulla riservatezza delle comunicazioni e consente ai fornitori di servizi digitali – come piattaforme di messaggistica ed email – di individuare volontariamente, segnalare e rimuovere contenuti illegali, tra cui materiale pedopornografico e casi di adescamento di minori. Il Consiglio dell’UE aveva proposto di estendere questa possibilità fino ad aprile 2028, per evitare un vuoto normativo in attesa di una legislazione permanente.
Il Parlamento, pur non respingendo la proposta, ha scelto di limitarne la portata. In particolare, gli eurodeputati chiedono di escludere esplicitamente dall’ambito di applicazione della deroga le comunicazioni protette da crittografia end-to-end, come quelle offerte da molte app di messaggistica. In questi casi, quindi, i contenuti non dovrebbero essere sottoposti a scansione automatica da parte dei fornitori di servizi.
Il voto ha evidenziato divisioni interne all’Aula. Le proposte di respingere integralmente la posizione del Consiglio non hanno raggiunto la maggioranza assoluta richiesta (sarebbe stata 360 voti), portando così all’approvazione di un testo modificato. Si conclude in questo modo la seconda lettura del Parlamento, che interviene sul testo del Consiglio senza bloccarlo. La posizione adottata sarà ora trasmessa al Consiglio, che avrà tre mesi di tempo per decidere se accogliere tutte le modifiche. In caso contrario, si aprirà una fase di conciliazione tra le due istituzioni per arrivare a un compromesso sul testo finale.
Soddisfazione è stata espressa da forze di maggioranza e opposizione. Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 stelle (The Left), ha sottolineato che, “approvando l’emendamento 30 che vieta l’applicazione del regolamento alle conversazioni interpersonali protette da crittografia end to end abbiamo salvato la privacy dei cittadini”. E, nel caso in cui “il Consiglio non dovesse accettare le modifiche al testo proposte dal Parlamento europeo fra tre mesi inizierà la procedura di conciliazione, ma noi mettiamo in guardia: non provino a capovolgere l’esito di questo voto. Con la scusa della tutela dei minori, alcuni governi vorrebbero infatti assicurarsi uno strumento potente di sorveglianza e controllo dei cittadini, ma il rispetto della privacy è sacrosanto. Impediremo il Grande Fratello europeo”. Anche Carlo Fidanza, eurodeputato di Fratelli d’Italia (Conservatori e riformisti europei, ECR), ha esultato: “La crittografia end-to-end non si tocca. La protezione dei minori dagli abusi sessuali online è una priorità assoluta. Su questo non esistono dubbi”, “ma proteggere i bambini e combattere i predatori online non può significare rinunciare ai principi dello Stato di diritto: la sicurezza dei cittadini passa anche dalla tutela della riservatezza delle loro comunicazioni”. E ha aggiunto: “La nostra linea resta la stessa: tolleranza zero per chi sfrutta e abusa dei minori, ma anche tolleranza zero verso qualsiasi indebolimento della crittografia end-to-end e delle libertà fondamentali”.


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