Bruxelles – Google ha infranto la legge dell’UE sui mercati digitali (DMA), motivo per cui la Commissione europea infligge al gigante del web una multa da 890 milioni di euro. L’importo complessivo è il frutto di due diverse decisioni, entrambe attestanti irregolarità da parte del colosso del web, rispettivamente per ciò che riguarda la pratica di favorire i propri servizi su Google Search (cosiddetto ‘self-preferencing’) e per l’imposizione di restrizioni alle imprese che intendono indirizzare i consumatori verso canali di acquisto alternativi su Google Play (pratica nota come ‘steering’). Si tratta di due pratiche scorrette e illegali che valgono due sanzioni distinte, una da 460 milioni di euro e un’altra da 430 milioni di euro. Totale: 890 milioni.
Il DMA prevede espressamente che i gestori dei risultati di ricerca non debbano privilegiare i propri servizi rispetto a quelli di terzi in fase di classificazione. Al contrario, devono applicare criteri di classificazione trasparenti, equi e non discriminatori. Viceversa la Commissione ha riscontrato che Google privilegia i propri servizi, inclusi quelli relativi a shopping, hotel, trasporti e sport, rispetto a quelli di terzi nei risultati di ricerca di Google, violando così gli obblighi previsti dal regolamento sui mercati digitali. Sempre ai sensi della stessa normativa comunitaria gli sviluppatori di app che distribuiscono le proprie applicazioni tramite Google Play dovrebbero essere in grado di informare i clienti, gratuitamente, di offerte alternative, spesso più economiche, e di indirizzarli verso tali offerte per effettuare gli acquisti, ad esempio su siti web o app store alternativi. La Commissione ha constatato anche in questo caso che Google non ha rispettato tale obbligo.
Il pronunciamento dell’esecutivo comunitario segue l’inchiesta avviata il 25 marzo 2024, cui ha fatto seguito l’anno successivo la notifica di violazione delle regole e l’annuncio di verifiche approfondite. La decisione di oggi (23 luglio) era dunque attesa, e sorprende fino a un certo punto.
“Google non ha rispettato appieno la legge sui mercati digitali e oggi abbiamo adottato misure di applicazione decise ma equilibrate per sanzionare queste violazioni”, sintetizza Teresa Ribera, vicepresidente esecutiva responsabile per una Transizione pulita, giusta e competitiva. Google però non ci sta, contesta la decisione per quello che è un annuncio di ricorso. “Questa attuazione del DMA continua a danneggiare i prodotti d’uso quotidiano”, denuncia in una nota Kent Walker, President of Global Affairs, Google & Alphabet, che critica: “Per adeguarci, siamo costretti a rimuovere funzionalità della ricerca in tempo reale molto amate dagli europei – come i prezzi istantanei e la disponibilità dirette per hotel, voli e ristoranti – e a smantellare le protezioni di sicurezza attive su Google Play”. Ebbene, “questa non è concorrenza leale, è un degrado del prodotto guidato da un piccolo gruppo di ricorrenti con interessi personali, a spese delle imprese e dei consumatori europei”. Dunque, incalza, “la regolamentazione dovrebbe migliorare i prodotti, non peggiorarli”.
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