Bruxelles – Diminuiscono gli ingressi, aumentano i rimpatri. La prima metà del 2026 segna il vero inizio della linea dura nella gestione della migrazione nell’UE. Gli attraversamenti illegali delle frontiere esterne si sono fermati a 49 mila casi, in calo del 37 per cento rispetto ai primi sei mesi del 2025. I rimpatri, invece, sono stati 33 mila, circa 3 mila in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Lo rilevano gli ultimi dati di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che attribuisce il risultato alle nuove regole europee e al rafforzamento della cooperazione con i Paesi di origine e di transito dei flussi migratori. L’Agenzia chiarisce inoltre che “circa i due terzi dei migranti sono rimpatriati volontariamente”.
A favorire questo processo sono state circa 21 mila persone migranti, rientrate volontariamente nel proprio Paese d’origine nella prima parte del 2026. Ogni rimpatrio significa che “la persona ha esaurito le sue opzioni legali per rimanere nell’UE”. Secondo Frontex, i rimpatri volontari sono “generalmente più convenienti di quelli forzati”, perché richiedono meno personale specializzato.
“Il ritorno è ciò che rende credibile l’intero sistema migratorio. Se qualcuno non ha il diritto di restare, dovrebbe essere rimpatriato. Altrimenti il sistema delude le persone che hanno realmente bisogno di protezione”, spiega Hans Leijtens, direttore esecutivo di Frontex.
Nella nota, Frontex anticipa anche le prossime mosse dell’UE: “Si prevede che in autunno la Commissione proporrà un ulteriore rafforzamento del mandato di Frontex in materia di rimpatri, compreso il suo sostegno agli Stati membri”. A confermarlo è il commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, il quale chiarisce che i dati della prima metà dell’anno rappresentano “un buon esempio di efficace cooperazione europea”, ma “questa cifra deve aumentare radicalmente”.
Rimpatri – anche forzati – sì. Ma con un occhio alle emissioni dei voli di ritorno. Poiché i viaggi aerei rappresentano la grande maggioranza delle operazioni di rimpatrio, Frontex “dà priorità ai voli di linea rispetto ai voli charter ogniqualvolta ciò sia operativamente possibile”. Dal 2023, un accordo con una delle principali compagnie aeree europee prevede che una quota dei ricavi ottenuti dalla compagnia sui voli finanziati da Frontex venga destinata all’acquisto di carburante sostenibile per l’aviazione (SAF) e ad altre iniziative ambientali.
Nella prima metà del 2026, l’accordo ha permesso di finanziare l’acquisto di oltre 90 tonnellate di SAF, con una mitigazione stimata di circa 313 tonnellate di CO₂ considerando l’intero ciclo di vita del carburante, dalla produzione alla combustione.



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