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    Home » Politica Estera » Cameron provoca la Brexit che non vuole

    Cameron provoca la Brexit che non vuole

    UKIP e Farage scivolano verso l’oscurità. Al momento, la persona che più allarma chi preferisce che il Regno Unito resti nell’Unione è proprio David Cameron

    Bill Emmott</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@bill_emmott" target="_blank">@bill_emmott</a> di Bill Emmott @bill_emmott
    8 Dicembre 2015
    in Politica Estera
    brexit cameron emmott

    David Cameron

    Fino a poco tempo fa gli individui che preoccupavano maggiormente i cittadini britannici favorevoli alla permanenza del loro paese nell’Unione Europea erano i rumorosi euroscettici come Nigel Farage dello UKIP o i Conservatori John Redwood e Bill Cash.

    Ora come ora, non è più così – e non solo perché UKIP e Farage scivolano verso l’oscurità. Al momento, la persona che più allarma chi preferisce che il Regno Unito resti nell’Unione è proprio David Cameron.

    Non è che il Primo Ministro britannico sia diventato un partigiano della Brexit. Si può ragionevolmente ritenere che in cuor suo il leader del Partito Conservatore preferirebbe tenere il suo paese nell’Ue. La vera preoccupazione invece riguarda la maniera in cui il Premier sta tentando d’ottenere quell’obiettivo.

    Una volta iniziata la campagna referendaria, probabilmente nella tarda primavera del 2016, Mr. Cameron e i suoi alleati di Governo più stretti saranno destinati a diventare voci particolarmente influenti tra gli elettori.

    Nei sondaggi demografici, la questione europea non raggiunge mai una posizione alta nella classifica delle questioni più impellenti per l’elettorato – il ché suggerisce che il numero di persone che resteranno indecise fino all’ultimo momento sarà insolitamente alto.

    Mr Cameron ha congegnato il referendum in modo da mettere se stesso al centro del progetto. Attraverso la promessa di negoziare una serie di riforme con gli altri 27 stati membri dell’Unione, pone l’esito del voto come un verdetto sul successo della trattativa.

    Se dovesse riuscire a condurre in porto il negoziato in modo trionfante e poi a impostare una campagna con forza e passione a favore della continuata presenza britannica nell’Ue, allora ci sarebbe da attendere una netta maggioranza a favore del mantenimento dello status quo.

    Ecco perché la tattica scelta è preoccupante. A poche settimane dal vertice europeo di dicembre, che fino a tempi recenti doveva rappresentare il culmine dei suoi sforzi, Cameron ha ritenuto di focalizzare le richieste britanniche sulla più controversa e la meno sostenibile delle sue proposte: il suo desiderio che i nuovi immigranti Ue debbano attendere quattro anni prima di di potere ricevere i sussidi welfare nel Regno Unito.

    Indipendentemente dai meriti o demeriti dell’idea, è chiaro che sarà estremamente difficile per molti altri paesi Ue accettare la condizione, visto che svantaggerebbe quei loro cittadini che scelgono di vivere, lavorare e beneficiare dei sussidi per i bassi redditi nel Paese. Rappresenterebbe inoltre una forma di discriminazione in base alla nazionalità, in contrasto fondamentale con i trattati Ue.

    Potrebbe essere dunque un colpo di fortuna per Cameron il fatto che il vertice di dicembre verrà dedicato al terrorismo e ai migranti anziché al Regno Unito.

    C’è da augurarsi che la Cancelliera tedesca Angela Merkel approfitti dell’occasione per consigliargli di abbassare i toni. Altrimenti lei, come altri leader europei sotto pressione dai propri elettorati, potrebbero non essere in grado di dare a Mr. Cameron la vittoria che tanto brama quando si comincerà a trattare sul serio nei primi mesi dell’anno venturo.

    di Bill Emmott per concessione di Britaly Post.

    Bill Emmott è stato per molti anni il Direttore de The Economist ed è autore e produttore di alcuni film di successo che riguardano da vicino l’Italia, come “Girlfriend in a Coma” e, più di recente, “The Great European Disaster Movie”. È inoltre Presidente de The Wake Up Foundation, un ente che propone di “risvegliare” l’Europa.  

    Tags: brexitcameronemmott

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