Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno gli infortuni non mortali sono invece diminuiti dell’1,5 per cento, passando a circa 2,78 milioni di casi, 43.742 in meno rispetto al 2023.
Il rapporto tra i due fenomeni resta quindi molto ampio: per ogni incidente mortale nell’UE nel 2024 si sono verificati 826 infortuni non mortali, considerando quelli che hanno comportato almeno quattro giorni di assenza dal lavoro. Il tasso di incidenza degli incidenti mortali è stato di 1,65 ogni 100mila occupati, mentre quello degli infortuni non mortali si è attestato a 1.359 ogni 100mila occupati.
Gli uomini hanno maggiore probabilità di subire infortuni sul lavoro. Nel 2024, circa due infortuni sul lavoro non mortali su tre (67,2 per cento) nell’UE hanno coinvolto uomini. Secondo Eurostat, il dato è legato alla maggiore presenza maschile nei settori con un rischio più elevato – come industria manifatturiera, edilizia e attività estrattive -, oltre al fatto per le donne è più frequente il lavoro a tempo parziale, facendo abbassare il tempo trascorso sul luogo di lavoro e le probabilità di subire un infortunio.
A livello nazionale, la Francia ha registrato il più alto tasso di incidenti mortali, con 3,61 decessi ogni 100mila occupati, mentre Lussemburgo, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Svezia sono rimasti sotto quota uno. Per confrontare meglio Paesi con strutture economiche differenti, Eurostat calcola anche un tasso standardizzato: in questo caso la media UE sale a 2,10 decessi ogni 100mila occupati. La Francia resta in testa con 4,48, seguita da Bulgaria (3,92) e Lettonia (3,74). L’Italia è al decimo posto, con 482 vittime sul lavoro. Si tratta di un tasso di 2,01 decessi ogni 100mila occupati, stabile sul 2023 e in calo dal 2,66 del 2021. Nella Penisola, gli incidenti non mortali sono stati 262.818 nel 2024 (190.048 uomini e 72.770 donne).
È l’edilizia il settore che concentra il maggior numero di incidenti mortali: nel 2024 vi si è verificato il 23 per cento del totale europeo, pari a 776 decessi. Seguono trasporto e stoccaggio, con il 15,9 per cento, e manifattura, con il 13,8 per cento. Complessivamente, costruzioni, trasporti e stoccaggio, manifattura e agricoltura, silvicoltura e pesca hanno rappresentato il 65 per cento di tutti gli incidenti mortali nell’UE.
Per gli incidenti non mortali, invece, è la manifattura a registrare il numero maggiore di casi, con il 18,3 per cento del totale (oltre mezzo milione, 509.851, di casi nel 2024). Seguono edilizia (12,7 per cento, pari a 352.520 casi), commercio all’ingrosso e al dettaglio e della riparazione di autoveicoli e motocicli (12,4 per cento, pari a 345.282 casi) e sanità e assistenza sociale (12,3 per cento). Lo scenario cambia ulteriormente guardando al tipo di lesione: ferite e lesioni superficiali, lussazioni, distorsioni e stiramenti e commozioni cerebrali e lesioni interne rappresentano insieme il 75,9 per cento degli infortuni. Le fratture ossee costituiscono un ulteriore 11,6 per cento.
I dati, avverte Eurostat, devono però essere letti tenendo conto delle differenze tra i sistemi nazionali di rilevazione. In particolare, i tassi molto bassi di incidenti non mortali in alcuni Paesi possono riflettere anche fenomeni di sotto-segnalazione, mentre gli incidenti mortali sono più difficili da non registrare proprio per la loro gravità.


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