Bruxelles – Bisognerà aspettare altri 171 anni: la parità di genere arriverà nel 2197. Piuttosto in ritardo rispetto agli Obiettivi di sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite che fissano il traguardo al 2030, ma questa è la proiezione fatta dall’ONU sulla base del ritmo tenuto attualmente. Perciò, in una risoluzione sulle priorità dell’UE per la 71esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla condizione femminile (UN CSW71) – che si terrà a marzo 2027 a New York -, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) richiama l’attenzione sugli ostacoli che continuano a limitare l’indipendenza economica e la presenza delle donne nei ruoli di leadership, sulla diffusione della violenza di genere e sulla necessità di rafforzare la cooperazione tra istituzioni dell’UE, Stati membri, parti sociali e società.
Nella risoluzione – preparata dalle relatrici Giulia Barbucci, Juliane Marie Neiiendam e Christa Schweng e adottata nella sessione plenaria – il CESE chiede alle istituzioni dell’Ue, agli Stati membri e alla comunità internazionale misure più proattive e ambiziose. “La CSW71 rappresenta un’opportunità cruciale per trasformare le promesse in progressi misurabili. Con il 2030 che si avvicina rapidamente, datori di lavoro, sindacati e società civile devono contribuire a far avanzare la parità di genere attraverso il lavoro dignitoso, l’imprenditorialità, la leadership, le competenze digitali, servizi di assistenza di qualità e l’azione per il clima”, hanno dichiarato le tre relatrici.
Il testo mette in luce il fatto che “i progressi verso la parità di genere restano disomogenei, fragili e sempre più messi in discussione a livello nazionale, europeo e globale” e che “donne e ragazze continuano a incontrare ostacoli strutturali e sistemici che ne limitano la partecipazione, l’indipendenza economica, la sicurezza e il pieno godimento dei diritti umani”. Perciò “è necessario accelerare i progressi verso la parità di accesso a un lavoro dignitoso, la parità di retribuzione per un lavoro di pari valore, la protezione sociale e le opportunità nell’imprenditoria e nei ruoli di leadership“. A ciò si aggiunge la necessità di prestare particolare attenzione alle imprenditrici e alle PMI guidate da donne, che “restano sottorappresentate nonostante il loro contributo essenziale all’innovazione, all’occupazione, alla competitività, allo sviluppo locale e alla resilienza economica dell’Europa”.
In sintesi, il ‘soffitto di cristallo’ resta ancora lì, al suo posto, “un problema pesante”. Secondo il Gender Snapshot 2026 delle Nazioni Unite, che monitora i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, le donne rappresentano circa il 40 per cento dei dipendenti delle imprese a livello mondiale, ma ricoprono appena il 5,8 per cento delle posizioni di amministratore delegato nelle società quotate prese in esame dal rapporto e solo il 25,1 per cento dei posti nei consigli di amministrazione.
Il raggiungimento della parità di genere è il quinto dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibilie dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Comprende ambiti che vanno dalla discriminazione e dalla violenza di genere al lavoro di cura non retribuito, dalla partecipazione politica ed economica alla salute sessuale e riproduttiva, fino all’accesso alle risorse economiche e alla tecnologia. Ma per il CESE l’Obiettivo 5 “non può essere raggiunto isolatamente, poiché la parità di genere è strettamente legata ai progressi nella lotta alla povertà e nelle politiche per la salute, l’istruzione, l’occupazione, la riduzione delle disuguaglianze e l’azione per il clima”.
In particolare, il documento sottolinea che la violenza di genere resta uno degli ostacoli più significativi alla parità e all’emancipazione e che prevenzione e contrasto, anche quando avviene online, deve essere “una priorità politica, insieme a una protezione efficace, al sostegno alle vittime e all’accesso alla giustizia”. Quasi una donna su tre di età pari o superiore a 15 anni, circa 840 milioni nel mondo, ha subito nel corso della propria vita violenza da parte del partner o violenza sessuale, una cifra rimasta pressoché invariata dal 2000. Negli ultimi 12 mesi, 316 milioni di donne, pari all’11 per cento di quelle di almeno 15 anni, hanno subito violenza fisica o sessuale da parte di un partner.










