Bruxelles – L’Europa si avvicina all’obiettivo di occupazione fissato per il 2030, ma l’Italia continua a mostrare una profonda frattura territoriale. Lo confermano i dati di oggi (6 ottobre) di Eurostat, l’Istituto statistico dell’Unione europea. Nel 2025 il tasso di occupazione delle persone tra i 20 e i 64 anni nell’UE è salito al 76,1 per cento, a soli 1,9 punti dall’obiettivo del 78 per cento fissato dal Pilastro europeo dei diritti sociali.
Quasi la metà delle regioni europee, 115 su 244, ha già raggiunto o superato la soglia. In Italia 11 regioni su 20 restano sotto il 74 per cento. Il gruppo comprende Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna, Lazio, Umbria e Marche: quasi tutte concentrate nel Centro-Sud. Il Lazio, nonostante sia la regione della capitale, registra un tasso del 69,3 per cento.
Il divario emerge con particolare forza guardando alle regioni agli estremi della classifica. La Provincia autonoma di Bolzano raggiunge circa l’80 per cento, mentre in Calabria il tasso crolla al 50,3 per cento. Seguono Campania, al 50,8 per cento, e Sicilia, al 51,4 per cento: sono i tre valori più bassi registrati in Italia e tra i più bassi dell’intera UE.
La distanza interna all’Italia sfiora dunque i 30 punti percentuali, a fronte di un tasso nazionale del 67,6 per cento per la popolazione tra i 20 e i 64 anni. È una delle disparità regionali più marcate dell’Unione: Eurostat segnala l’Italia come il Paese con il maggiore divario territoriale nei tassi di occupazione.
Il confronto europeo restituisce, però, anche una fotografia positiva. Nel 2025 sei regioni hanno superato l’85 per cento: la regione della capitale polacca Warszawski stołeczny (86,9 per cento), Praga (86 per cento), Åland in Finlandia (85,5), Utrecht nei Paesi Bassi (85,4), Oberbayern in Germania (85,1) e Mellersta Norrland in Svezia (85). All’estremo opposto, 64 regioni europee, circa un quarto del totale, sono rimaste sotto il 74 per cento. Oltre all’Italia, il gruppo dei ritardatari comprende 11 regioni francesi, 11 greche, 11 spagnole e sette rumene. Il valore più basso dell’UE è quello di Mayotte, al 36,9 per cento, seguito da Guyana al 50 per cento.
I dati mostrano così un’Europa che si avvicina al proprio obiettivo complessivo, ma nella quale la convergenza resta tutt’altro che uniforme. E l’Italia rappresenta uno degli esempi più evidenti di questa distanza tra la performance nazionale e quella dei singoli territori.









![Matteo Ricci [Roma, 23 giugno 2026. Foto: Andrea Panegrossi/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/Imagoeconomica_2753641-120x86.jpg)
