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    Home » Economia » Von der Leyen: “La chiusura di Hormuz è costata all’UE 127 miliardi di euro in più”

    Von der Leyen: “La chiusura di Hormuz è costata all’UE 127 miliardi di euro in più”

    Durante un intervento al Summit WinWin, la presidente della Commissione europea lancia l'appello affinché "l'Europa sia il luogo dove le imprese diventano leader" e ribadisce l'importanza anche geopolitica della transizione

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    3 Novembre 2026
    in Economia, Energia, Industria e Mercati
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, accoglie i CEO di startup europee e gli stakeholder del settore della sostenibilità per una cena di lavoro. Crediti: Commissione europea

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, accoglie i CEO di startup europee e gli stakeholder del settore della sostenibilità per una cena di lavoro. Crediti: Commissione europea

    Bruxelles – La chiusura dello Stretto di Hormuz è costato all’Unione europea 127 miliardi di euro in più. Sono le cifre che Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ha riportato nel suo intervento al Summit WinWin che si è tenuto presso la Biblioteca reale del Belgio, a Bruxelles. Da quel palco, von der Leyen ha lanciato oggi (3 novembre) anche un appello: quello a far sì che l’Europa non sia solo il luogo in cui “nascono grandi scoperte scientifiche”, ma che ridiventi “anche il luogo in cui tali scoperte danno vita a nuove industrie e creano posti di lavoro validi e sostenibili per i cittadini europei”.

    Secondo la presidente, “l’Europa parte da una posizione di forza” perché il continente detiene “quasi il 30 per cento dei brevetti globali nel campo delle tecnologie pulite”, quasi “un’azienda su tre al mondo che opera nel settore quantistico ha sede nell’Unione europea”, vi sono “università e istituti di ricerca leader a livello mondiale e, per di più, l’accesso all’istruzione superiore è gratuito”. Tuttavia, nonostante l’Europa continui “a essere all’avanguardia in molte delle tecnologie che plasmeranno il nostro futuro”, ciò non basta a “rendere l’Europa il luogo ideale in cui le imprese innovative possano nascere, crescere su larga scala e diventare leader”. Per questo motivo, von der Leyen ha suggerito una ricetta basata su tre priorità.

    La prima consiste nello “sfruttare appieno le dimensioni del nostro mercato unico“. Il mercato unico UE conta “450 milioni di persone”, eppure “i nostri innovatori non riescono a sfruttarne appieno le potenzialità” perché “un imprenditore che desidera espandersi in Europa si trova ancora di fronte a un labirinto di norme e requisiti differenti”, con “27 sistemi giuridici e oltre 60 diverse tipologie di società a livello nazionale”, ha affermato la presidente. La Commissione europea intende ribaltare la situazione attraverso “EU Inc.”, il cosiddetto “ventottesimo regime“.  Si tratta “di un modello societario unico e semplificato, valido in tutta Europa” che “consente agli imprenditori di costituire una società interamente online, da qualsiasi parte d’Europa, nell’arco di 48 ore e con una spesa inferiore ai 100 euro”, ha chiarito la presidente, facilitando” l’avvio, lo sviluppo e l’espansione delle imprese all’interno dell’Unione europea”. Un’ambizione per cui Palazzo Berlaymont si sta “battendo con determinazione, insieme al Parlamento e al Consiglio, per mantenere intatta questa ambizione”, ha aggiunto la presidente.

    Un’altra iniziativa riguarda le scale-up, cioè le società innovative che hanno superato la prima fase di vita (quella della startup), hanno validato il proprio prodotto o servizio sul mercato e ha un modello di business scalabile e ripetibile. Von der Leyen ha riportato che in Europa tali società “raccolgono, in media, il 50 per cento di capitale in meno rispetto alle loro omologhe di San Francisco”. Di conseguenza, “quando hanno bisogno di centinaia di milioni per espandersi, sono spesso costrette a guardare oltre l’Atlantico”, ha osservato. Per questo motivo, la Commissione ha lanciato “un fondo europeo per lo ‘scale-up'”, riunendo “investitori pubblici e privati per creare il più grande fondo europeo dedicato alle imprese in fase di crescita”. E secondo von der Leyen “funziona”: In soli due mesi, il fondo “ha investito in otto aziende, aiutandole a raccogliere quasi 5 miliardi di euro”.

    La seconda priorità è “cogliere le opportunità offerte dalla transizione ecologica“, soprattutto dopo un anno in cui “abbiamo assistito all’impatto devastante del cambiamento climatico: siccità, incendi, inondazioni” e in cui “abbiamo anche toccato con mano il costo della nostra dipendenza dai combustibili fossili importati”, ha delucidato la presidente. L’Inquilina di Palazzo Berlaymont ha ricordato che quest’anno “a causa della chiusura dello Stretto di Hormuz, i combustibili fossili importati sono costati all’Europa 127 miliardi di euro in più, senza che sia arrivata nemmeno una molecola di energia in più”. Pertanto “quando importiamo petrolio e gas, corriamo anche il rischio di importare gli shock e le crisi che ne derivano”, ha dichiarato, mettendo in risalto che la transizione ecologica “da un lato tutela il nostro clima, ma dall’altro riguarda anche la competitività e l’indipendenza dell’Europa”.

    La direzione sembra però essere chiara alla presidente: “Diventeremo il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050”, ha sottolineato, illustrando che “abbiamo compiuto un passo fondamentale verso questo obiettivo concordando il traguardo climatico per il 2040”, con l’impegno “a ridurre le emissioni dell’Europa del 90 per cento” entro quell’anno. Von der Leyen ha fornito anche un altro dato: “Dal 2021, nell’Unione europea sono stati investiti oltre 1,2 trilioni di euro in attività sostenibili“. Nonostante “il mercato globale delle tecnologie pulite cresce di circa il 20 per cento ogni anno”, il “nostro compito è garantire che tali tecnologie non vengano soltanto utilizzate in Europa, ma anche sviluppate e prodotte qui”. Ad esempio, grazie al sistema di quote di scambio ETS, le emissioni “sono diminuite di circa il 50 per cento, a fronte di una crescita economica del 30 per cento”. Sono stati inoltre “generati oltre 270 miliardi di euro di entrate, da reinvestire nell’innovazione e nelle tecnologie pulite del futuro”, ma anche questo strumento ha bisogno di un ulteriore aiuto: “Lo scopo adesso è di investire 100 miliardi di euro a sostegno della trasformazione industriale del settore”, ha annunciato l’inquilina di Palazzo Berlaymont.

    La terza e ultima priorità riguarda “l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per generare benefici in tutte le nostre economie”. Lo scopo è “mettere l’IA al servizio dell’economia reale”. Dopo aver vantato i progressi compiuti nel settore industriale e della sanità, von der Leyen ha rimarcato la necessità di “coniugare i punti di forza dell’Europa con il potere trasformativo dell’intelligenza artificiale”. L’inquilina di Palazzo Berlaymont ha ricordato che all’inizio dell’anno ha “nominato Jim Snabe inviato speciale per l’intelligenza artificiale applicata all’industria” e ha spiegato che grazie al suo lavoro “i veicoli a guida autonoma potrebbero ridurre di oltre il 90 per cento gli incidenti che coinvolgono i pedoni“.

    Alla fine del suo discorso, Von der Leyen ha sostenuto che l’Europa deve essere il “luogo in cui tali veicoli vengano progettati e costruiti, non solo utilizzati”. Per tale motivo “dobbiamo creare le condizioni affinché i nostri innovatori possano avere successo”. Ciò significa “rendere le procedure di approvazione per i veicoli a guida autonoma più rapide e semplici” e permettere alle aziende di poter “accedere a un iter autorizzativo unico e, una volta ottenuta l’approvazione per una tecnologia, essere in grado di introdurla in tutta l’Unione europea, senza ulteriori ostacoli” In questo modo, “i nostri innovatori potranno sviluppare soluzioni pensate per un mercato autenticamente europeo, fin dal primo giorno”, ha concluso.

    Tags: aiuti alle impresecommissione europeaintelligenza artificialemercato unicopalazzo berlaymontTransizione ecologicaursula von der leyen

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