Bruxelles – “A quattro mesi dall’entrata in vigore del nuovo regime europeo sulle importazioni di acciaio, quasi il 30 per cento delle imprese della filiera delle fusioni e della meccanica ha registrato un calo degli ordini a causa di regole che rendono più conveniente comprare semilavorati extra-UE”. Così Flavio Lorenzin, presidente di Confimi Industria Meccanica, sintetizza in una nota le criticità emerse durante il convegno organizzato ieri a Padova dalla categoria insieme a Confimi Industria Veneto e Confimi Industria Padova-Rovigo. Le aziende presenti hanno descritto difficoltà che mettono a rischio la continuità produttiva e alimentano la sfiducia verso le scelte di Bruxelles.
Al centro delle critiche c’è un’asimmetria nel sistema di protezione commerciale. “La UE applica dazi sulle importazioni di materiali metallici quando entrano come materia prima, li applica in misura irrisoria, o quasi nulla, quando i prodotti in metallo sono importati come semilavorati. Il metallo è lo stesso, cambia chi paga: le imprese che lo comprano come materia prima sostengono il costo, chi lo importa già lavorato no”, spiega Lorenzin.
Dal 1° luglio 2026 il regolamento europeo prevede un dazio del 50 per cento sull’acciaio importato oltre le quote annue, contro il 25 per cento della precedente misura di salvaguardia. Dal 1° gennaio, inoltre, con la fase definitiva del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), le importazioni di ghisa, acciaio e alluminio pagano anche un costo legato alle emissioni di anidride carbonica. Fusioni e molti componenti lavorati provenienti da Paesi terzi restano invece esclusi da entrambi i meccanismi: la Commissione ha proposto di estendere il CBAM a oltre 400 prodotti a valle dal 2028, ma il testo è ancora in negoziato.
Intanto i prezzi corrono. “Da novembre 2025 ad oggi i costi sono aumentati in media del 13 per cento per gli acciai al carbonio, del 16 per cento per gli acciai inossidabili e del 37 per cento per l’alluminio”, precisa il presidente.
“Difendere il made in Italy è una scelta politica: se non si riduce il costo di produzione in Europa, si chiude o si delocalizza”, avverte Lorenzin. “Servono meno tasse, meno burocrazia, energia a costi competitivi, norme flessibili, un cuneo fiscale ridotto. E va riequilibrato il costo delle importazioni con quello che sostengono le imprese europee”.
L’associazione chiede quindi a Bruxelles una revisione dei dazi all’importazione e l’inserimento nel negoziato sul CBAM di semilavorati, fusioni e componenti, oggi praticamente esenti da dazi ed esclusi dal meccanismo. Un intervento definito urgente ma temporaneo, in attesa di una politica comunitaria che restituisca competitività alle imprese italiane ed europee senza dover dipendere dalla protezione tariffaria.





![[foto: Vince Paolo Gerace/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_1477916-350x250.jpg)







