Che Donald Trump sia un incapace su questo giornale lo abbiamo scritto da tempo. Che sia un politico da non temere oltre il ragionevole anche. E ora lo hanno deciso anche gli elettori statunitensi, quelli che più hanno diritto ad esprimersi in materia.
Il problema per un politico non è tanto essere arrogante, volgare, sessista, razzista, violento, sciovinista, avido. No, il problema è quando non sai “fare” queste cose, perché magari a tanti piacciono. E lui non le ha sapute fare. Quel che, a quanto risulta da quanto riportato univocamente dalla stampa, ha saputo fare è stato arricchirsi, lui, e far arricchire la sua famiglia ed i suoi amici. Qualcuno sta indagando per capire se lo ha fatto legalmente.
Per il resto si è dimostrato un pessimo gestore della cosa pubblica all’interno dei suo Paese, un impreparato e dannoso attore della politica internazionale e, praticamente, volendo scherzarci su, un paladino dei progressisti nel resto del mondo, dove tutti i leader politici che hanno vantato una vicinanza al presidente USA hanno perso le elezioni, da Orbán a Netanyahu. Altri non hanno ancora perso, ma non stanno messi tanto bene. Lui, che è di certo il più vicino a sé stesso, non ha solo perso, è stato umiliato, “asfaltato” come ci piace scrivere. I suoi peggiori incubi si avverano: ci sono governatrici nere, governatrici native americane, senatori musulmani, senatori gay, un presidente della Camera (terza carica dello Stato) nero…
La risposta dei cittadini statunitensi a meno di 22 mesi di amministrazione di questo fenomeno (ora) biondo è stata esplicita e concentrata su un elemento in particolare: le condizioni di vita, il terribile peggioramento delle condizioni nelle quali vivono questi americani. Che vedono picchiare ed uccidere chi osa protestare, che vedono tagliare la collaborazione internazionale degli USA, che è stata da oramai quasi un secolo uno dei pilastri politici (e anche di potere) del Paese, e poi giornali meno liberi, posti di lavoro cancellati a chi non è in linea con Trump, e inoltre, per tutti, a pioggia: inflazione in aumento, prezzi in aumento, industria in difficoltà, prestazioni sanitarie in calo, definanziamenti a scuole e università. Praticamente si può dire che tutto quello che di male Trump poteva fare al suo popolo l’ha fatto. Tranne che a qualche stra-ricco, ovviamente.
Questo popolo si è ribellato, e si è ribellato oltre ogni aspettativa. Non sono solo i numeri a dirlo, ma anche, come accennavo, la qualità politica delle persone scelte, il significato di queste persone, che marcano un significativo aumento del peso della “sinistra” nella politica statunitense. Gli USA, naturalmente, non sono diventati un Paese “socialista” e neanche “di sinistra”, ma forse un po’ più progressista di quello che elesse Joe Biden e forse addirittura Barak Obama.
Chi esce malissimo da questo voto è Ursula von der Leyen, che ha sempre rincorso Trump, che da Trump si fece umiliare in Scozia, in un campo da golf dove lei accettò di parlare del futuro dell’Unione europea comportandosi da caddy, neanche da giocatore. E questa, ancora, non gliela perdoniamo.



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