La Libia è di nuovo nel caos o meglio, il Paese dopo la caduta di Muammar Gheddafi nel 2011 continua ad essere ingovernabile e a vedere crescere le fratture tra milizie, tribù, militari di formazione laica e guerriglieri islamici. Il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, ha chiesto un intervento della “comunità internazionale e dell’Onu”, ma Bruxelles afferma di stare già facendo il possibile nella regione. “Stiamo già tenendo un ruolo molto attivo”, e “stiamo facendo quello che possiamo lavorando con i nostri partner internazionali”, ha dichiarato Micheal Mann. Il portavoce della responsabile della diplomazia Ue, Catherine Ashton, ha ammesso che “tutta la comunità internazionale è molto preoccupata per l’instabilità politica e della sicurezza nel Paese” ma ha aggiunto che l’Ue ha “una delegazione a Tripoli che è molto molto attiva”, e ha da poco nominato “un inviato speciale, Bernardino León, uomo con grande esperienza nella regione essendo stato già inviato speciale nel sud del Mediterraneo”. L’Ue per Mann quindi “lavorerà con l’Italia e gli altri partner dell’Onu per stabilizzare la situazione”
Ma la situazione si fa più comlpicata di ora in ora. Da venerdì è caos da Bengasi a Tripoli con sanguinosi bombardamenti aerei voluti dal generale Khalifa Haftar contro le milizie islamiste e i guerriglieri di Zintan, provenienti dal nord del Paese, che hanno addirittura circondato il Parlamento. Il governo libico ha disposto la sospensione del Parlamento e di qualunque sua attività fino a nuove elezioni. “Sfortunatamente gli scontri degli ultimi giorni hanno portato a due morti e 55 feriti, ma tali violenze non hanno nessun collgamento con l’offensiva lanciata lo scorso venerdì contro gli islamisti nell’est del Paese”, ha dichiarato il ministro della Giustizia, Salah al-Marghani. L’Ue ieri in un comunicato ieri ha chiesto a “tutti i partiti di evitare ulteriori spargimenti di sangue e ulteriori violenze” e di “trovare un accordo per arrivare a una situazione democratica stabile”.

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