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    Home » Sport » Come i diritti Tv finanziano il calcio europeo: la Serie A

    Come i diritti Tv finanziano il calcio europeo: la Serie A

    In Italia, la ripartizione dei proventi televisivi segue criteri complessi. Alla Juventus quasi 100 milioni di euro per la passata stagione. Nel prossimo triennio, la Lega Serie A incasserà dalle emittenti il 20% in più rispetto al 2012-2015.

    Antonio Scali</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@antonioscali" target="_blank">@antonioscali</a> di Antonio Scali @antonioscali
    29 Luglio 2015
    in Sport

    Roma – È la Serie A il focus su cui si concentra la seconda puntata dell’approfondimento di Eunews sul peso dei diritti Tv nei campionati di calcio europei. Dopo aver raccontato come vengono ripartiti gli introiti dei diritti televisivi in Premier league – campionato che nel prossimo triennio incasserà circa tre miliardi di euro da questa voce – analizziamo il complesso sistema di regole vigente in Italia.

    Innanzitutto bisogna dire che la Serie A non rende note le cifre incassate né quelle distribuite perché li ritiene dati sensibili. Un orientamento opposto a quello delle altre principali leghe europee, che invece obbediscono al principio di trasparenza. Bisogna dunque munirsi di calcolatrice e fare dei rapidi calcoli a partire dai dati disponibili attraverso altre fonti.

    Soffermandoci sulla stagione appena conclusa, l’ammontare dei ricavi ottenuti dai diritti televisivi per la massima serie nostrana dovrebbe essere di circa 1 miliardo di euro, così suddiviso: 841 milioni dalle pay-tv italiane (Sky e Mediaset Premium), 120 dalla vendita dei diritti all’estero, 25 per Coppa Italia e Supercoppa (Rai), 20 dai diritti per la trasmissione in chiaro.

    Al totale si devono però sottrarre alcune voci: la commissione di circa 28 milioni pagata all’advisor Infront Italy, il 10% che finisce alle giovanili e alla serie D, e il contributo di circa 30 milioni che serve da ‘paracadute’ per le squadre retrocesse in B. Tenendo conto di queste uscite, le cosiddette ‘Risorse economiche nette’ ammontano a circa 837 milioni di euro.

    E da quest’anno la pioggia di soldi che finirà nelle casse della Lega sarà ancor più consistente. Dal triennio 2015-2018, infatti, la Serie A incasserà 1,2 miliardi l’anno dai diritti Tv, il 20% in più rispetto al periodo 2012-2015. Un aumento significativo che all’apparenza stride con la qualità non eccelsa del campionato e con una situazione economica del Paese ancora difficile.

    Come spiegare dunque un tale esborso da parte delle pay-tv? Marco Bogarelli, presidente di Infront Italy, chiarisce: “Il prodotto italiano ha meno appeal di alcuni anni fa, però in campo domestico è stata stimolata la concorrenza e gli investimenti sono cresciuti. La Lega è riuscita a recuperare un po’ di profitti che gli attuali operatori sono stati disposti a lasciare sul terreno pur di continuare a gestire il prodotto principale dei prossimi anni”.

    Oltre che nel mercato interno, il brand Serie A si è rafforzato notevolmente anche all’estero, provocando una vera impennata dei ricavi derivanti dai diritti internazionali. Un esempio: la crescita del nostro calcio nell’area del Golfo ha fatto sì che per accaparrarsi le immagini della Coppa Italia il broker B4 abbia speso più della Rai (26 milioni contro i 22,25 sborsati dalla nostra Tv di pubblica).

    Vediamo ora come questo significativo tesoretto è ripartito dalla Lega tra le venti squadre di Serie A. Una prima quota, il 40% del totale, è suddivisa equamente tra tutti i club. Per lo scorso anno ciò ha significato circa 16,7 milioni di euro per ogni squadra. La seconda fetta è invece ripartita in base al ‘bacino di utenza’ stimato per ogni squadra. Si tratta di un mix tra due voci: la prima è detta ‘sostenitori’ – il numero di tifosi attribuiti a ogni società in base a triennali rilevazioni di mercato – e pesa per la distribuzione di un 25% delle risorse totali; la seconda è chiamata ‘cittadini’ – il numero di abitanti della città in cui ha sede la squadra – e vale il 5% della torta. In presenza di due squadre appartenenti alla stessa città (Milan e Inter, Roma e Lazio, Juventus e Torino, Genoa e Sampdoria, Chievo e Hellas Verona) il totale degli abitanti vale per per ciascuna delle due.

    La terza quota, corrispondente al restante 30%, prevede a sua volta altri tre sotto-criteri, tutti di carattere sportivo. Il primo fa riferimento alla classifica finale del campionato. Il secondo si basa sui risultati dei club nell’ultimo quinquennio. Il terzo è calcolato su base storica dalla prima stagione del dopoguerra fino alla sesta antecedente quella in corso, assegnando: 10 punti per ogni partecipazione al campionato di Serie A; 7 per la B; 4 per la C, C1 o prima divisione di Lega Pro; 2 per la C2 o seconda divisione di Lega Pro; 4 per ogni Scudetto vinto (riconosciuto dalla Figc); 2 per ogni Coppa Italia; 1 per ogni Supercoppa di Lega; 5 punti per ogni Champions League o Coppa dei Campioni; 3 per ogni Coppa delle Coppe; 2 per ogni Coppa delle Fiere, Coppa UEFA o Europa League; 1 per ogni Supercoppa Uefa, Coppa Intercontinentale o Campionato del Mondo per Club.

    In base agli astrusi criteri descritti, alle squadre della massima serie italiana viene attribuito un punteggio da 20 a 1, con il quale si determina la percentuale di ripartizione delle risorse economiche. Per l’anno passato, con queste regole, il club che ha ottenuto maggiori introiti dalla ripartizione dei diritti tv è la Juventus, squadra che domina ormai da diversi anni il campionato e che ha il maggior numero di tifosi in tutto il Paese. I bianconeri, per la stagione 2014/2015, hanno incassato dai diritti televisive circa 94 milioni di euro.

    Nettamente staccate le altre: Milan e Inter si sono fermate a 76 milioni, Napoli e Roma a circa 60, la Lazio a 50. Le prime 5 si sono divise il 44,1% delle risorse totali. Fanalino di coda, in questa speciale classifica, è l’Empoli che ha incassato solo 17,9 milioni per il campionato appena concluso. Quello italiano è dunque un sistema di ripartizione che tiene conto di molti aspetti, ma tirando le somme è senz’altro meno ‘democratico’ di quello usato dalla Premier league inglese.

    Tags: calcioDiritti tvfinanziamento campionati di calcioserie A

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