- L'Europa come non l'avete mai letta -
sabato, 31 Ottobre 2026
No Result
View All Result
  • en ENG
  • it ITA
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Le Newsletter di Eunews
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » L’eurozona non ha bisogno di più integrazione ma di più flessibilità

    L’eurozona non ha bisogno di più integrazione ma di più flessibilità

    [di Philippe Legrain] Nell'eurozona le regole sono scritte dalla Germania. Perché allora la Francia spinge per una maggiore integrazione?

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    31 Luglio 2015
    in Non categorizzato

    di Philippe Legrain

    Fuite en avant è una stupenda espressione francese che è piuttosto difficile da tradurre in altre lingue. Letteralmente significa “volo in avanti”. Ma un’approssimazione migliore sarebbe “lanciarsi inconsciamente verso il pericolo”. Di fronte al tentativo da parte di Berlino di ridisegnare l’eurozona secondo i dettami della Germania, Parigi ha risposto con un classico fuite en avant: ha suggerito di rafforzare ulteriormente i legami con la Germania al fine di mitigare i danni creati dai legami che già esistono. Ma se il matrimonio non funziona e il divorzio non viene contemplato, non sarebbe meglio avere due stanze dal letto separate?

    In difesa del presidente francese François c’è da dire che “più intimità” è stata la risposta data a tutte le precedenti crisi create dal processo d’integrazione. Se un’unione fiscale e politica fosse veramente necessaria per la sopravvivenza dell’eurozona, come sostengono in molti, allora la sua proposta di creare un governo dell’eurozona democraticamente eletto che agisca da controparte fiscale alla Banca centrale europea e – rimanga tra noi – tenga a freno il potere della Germania, avrebbe senso. Anche il ministro delle Finanze italiano ha avanzato una proposta simile.

    Ma creare un governo dell’eurozona per colmare le divisioni economiche e politiche esacerbate dalla crisi equivale a mettere ancora una volta il carro prima dei buoi, e a cercare una soluzione istituzionale ad un conflitto politico molto più profondo. Certo, delle istituzioni comuni funzionanti renderebbero l’unione monetaria meno disfunzionale. Ma se il federalismo funziona negli Stati Uniti e in altre parti del mondo è perché in quei paesi la legittimità delle istituzioni federali è accettata da tutti. È difficile, però, immaginare la Germania e la Francia che siedono in uno stesso governo. Per non parlare della Germania e della Grecia.

    Molti europei sono delusi dal funzionamento dell’eurozona. Non si fidano delle loro élite nazionali, tanto meno di quelle europee. Purtroppo la crisi ha risvegliato vecchi stereotipi (il mediterraneo pigro)  e creato nuove fonti di risentimenti (in primis l’usurpazione della democrazia nazionale da parte della troika). Siamo sicuri che la soluzione sia concentrare ancora più potere nelle mani di Bruxelles e costringere la Francia ed altri paese a cedere ancora più controllo sul destino delle loro economie? È questo che vogliono i francesi? La governance dell’euro non funziona, quindi espandiamo i suoi poteri: non mi pare una grande idea.

    L’errore che compie Parigi è illudersi che un eventuale governo dell’eurozona sarebbe plasmato dalla Francia. Ma perché dovrebbe essere così? Nell’eurozona comanda Berlino, che difficilmente sarà disposta ad assoggettarsi alle istituzioni franco-europee di Bruxelles. Quando i tedeschi parlano di unione fiscale, non hanno in mente il Tesoro europeo di stampo keynesiano che vorrebbero i francesi, quanto piuttosto un guardiano sovranazionale del bilancio col potere di riscrivere i bilanci nazionali. Il risultato sarebbe un maggiore potere della Germania, non una maggiore influenza della Francia.

    Tradizionalmente, nel dopoguerra, la Germania è sempre stata riluttante a procedere da sola. Sapeva di dover camminare di pari passo con i francesi per non risvegliare i fantasmi del passato. Ma oggi Berlino parla apertamente dei suoi piani per germanizzare l’Europa. Ha creato una coalizione di volenterosi – satelliti economici della Germania come l’Olanda e la Slovacchia – per dare copertura politica al suo unilateralismo. E il suo establishment politico è più compatto, determinato e sicuro di sé di quello francese. Per cui, finché la Francia non trova il coraggio di rompere con la Germania, sarà sempre Berlino a comandare.

    Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che in seguito alla minaccia di espellere la Grecia dall’eurozona è diventato il politico conservatore più popolare della Germania, adesso vuole togliere alla Commissione europea i suoi poteri di controllo sui bilanci nazionali. Schäuble ritiene che la Commissione, che in teoria dovrebbe rappresentare gli interessi comuni dell’Europa, sia diventata troppo “politica” perché ha osato prendere lievemente le distanze dalla posizione inflessibile della Germania nei confronti della Grecia. Inoltre, la Commissione si sarebbe mostrata troppo flessibile nell’applicazione delle regole fiscali dell’eurozona, che sono state molto rafforzate negli ultimi anni su pressione della Germania. Per questo Schäuble adesso vuole creare un organo indipendente col potere di veto sui bilanci nazionali. Questo metterebbe definitivamente il pilota automatico alla politica fiscale, togliendo agli Stati qualunque potere discrezionale.

    Il Consiglio di esperti economici della Germania, un organo indipendente che consiglia il governo tedesco, ha anche formalizzato la minaccia di Schäuble secondo cui un paese deve uscire dall’euro se vuole ottenere il condono del debito: in un recente rapporto, ha suggerito che un paese che infrange le regole fiscali e che «si rifiuta costantemente di cooperare» dovrebbe abbandonare l’unione monetaria. Questo è l’opposto di un’unione politica. È come se il governo statunitense avesse minacciato di espellere la California dal dollaro quando questa, nel 2009, emise dei “pagherò” per far fronte ad un problema di insolvenza.

    Inoltre, la Germania vuole minimizzare i costi derivanti dall’inevitabile condivisione del rischio che una politica monetaria ed un sistema di pagamenti comuni comportano. L’euro germanico assomiglia sempre di più ad un currency board – un regime particolare di cambi fissi –, come ha osservato il capo economista di Citigroup Willem Buiter. Ma un sistema di cambi fissi estremamente rigido e pericolosamente instabile non è quello a cui la Francia e gli altri hanno accettato di sottostare sottoscrivendo il Trattato di Maastricht, come ha spiegato di recente Shahin Vallée, un ex consigliere del ministro dell’Economia francese.

    Per cui, invece di lanciarsi nell’ennesimo fuite en avant o di avallare i progetti neo-imperiali della Germania, i governi dell’Italia, della Francia e di altri paesi, insieme ai cittadini europei di ogni orientamento politico, farebbero pene a fare un passo indietro e a chiedersi: l’attuale architettura dell’eurozona è accettabile o sostenibile? Le proposte tedesche vanno nella direzione giusta? È giusto lasciare la critica di un’unione disfunzionale ai radicali di destra e di sinistra? Se pensiamo che la risposta a queste tre domande sia no – come dovrebbe essere –, allora dobbiamo prendere in considerazione altre opzioni. Per usare un’altra espressione francese, è ora di rompere il pensée unique su come migliorare l’Europa. “Più integrazione” non è la soluzione a tutto, e in alcuni casi può addirittura peggiorare la situazione.

    Ammettiamolo: la nozione ordoliberale di politica fiscale dei tedeschi e quella keynesiana dei francesi sono inconciliabili. Berlino vuole un sistema di regole ferree che sottragga ai politici qualunque potere di intervento discrezionale in economia, mentre Parigi crede profondamente nel valore della discrezionalità economica e politica. Poiché i tedeschi attribuiscono il loro successo economico nel dopoguerra all’ordoliberalismo, è difficile immaginare che siano disposti a rinunciarvi, soprattutto se pensiamo che ormai si sono auto-convinti della favoletta secondo cui la crisi è tutta colpa del comportamento poco virtuoso degli altri. Ma l’ordoliberalismo non può essere il principio che regola il funzionamento di un’unione monetaria che presenta tradizioni intellettuali molto diverse ed economie molto divergenti. Così come non è immaginabile che un’economia da 10 trilioni di euro capitanata da una Germania iper-mercantilista possa dipendere all’infinito dalla domanda generata nel resto nel mondo.

    Allora perché non concedere una maggiore flessibilità ai singoli paesi? Così la Germania sarà libera di seguire una certa politica fiscale e la Francia – e altri paesi – saranno liberi di seguirne un’altra. L’argomentazione contro una maggiore flessibilità fiscale è che l’eccessivo indebitamento dei francesi farà salire i tassi di interesse sui titoli tedeschi. Ma nella crisi è successo l’esatto opposto: i capitali si sono riversati in Germania, portando i tassi sui Bund ai minimi storici. La versione aggiornata di tale argomentazione è che a causa dei salvataggi della Grecia, dell’Irlanda, del Portogallo e della Spagna e della creazione di un fondo permanente salva-Stati, il Meccanismo europeo di stabilità, la Germania ora rischia di diventare responsabile del debito di tutti gli altri (tralasciamo il fatto che i soldi dei salvataggi sono in realtà andati in buona parte alle banche tedesche e francesi). E poiché la responsabilità richiede controllo, la Germania ora deve controllare i bilanci di tutti gli altri membri dell’eurozona.

    Se questa è la paura dei tedeschi, allora perché non restaurare la cosiddetta no bailout clause di Maastricht, la regola secondo la quale gli Stati dell’eurozona non possono farsi garanti del debito di un paese? Era un punto su cui avevano insistito proprio i tedeschi al tempo. Per renderla più credibile, potrebbe essere affiancata dalla creazione di un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani per quei governi che sono insolventi. Se tale sistema fosse esistito nel 2010, i debiti della Grecia nei confronti dei privati sarebbero stati parzialmente cancellati invece di essere rimpiazzati dai soldi dei contribuenti europei. Per migliorare la disciplina dei mercati andrebbero anche riformate le regole sui requisiti di adeguatezza delle banche, che trattano erroneamente i titoli di Stato come titoli a rischio zero e non impongono nessun tetto al loro possesso. Se queste regole fossero esistite al tempo dell’introduzione dell’euro, le banche sarebbero state meno incentivate a fare arbitraggio sullo spread tra i titoli greci e quelli tedeschi. Alcune riforme che vanno in questa direzione sono state avanzate sia dal Consiglio di esperti economici della Germania che dal presidente della Bundesbank Jens Weidmann. In presenza di tali riforme, non si vede perché la Germania dovrebbe opporsi ad una maggiore flessibilità fiscale a livello nazionale. Responsabilità nazionale, controllo nazionale.

    Una maggiore flessibilità offrirebbe molti vantaggi. Darebbe ai governi che condividono l’euro una maggiore capacità di affrontare le divergenze economiche, per esempio prendendo soldi a prestito per investire di più. E darebbe a governi di diverso orientamento politico e a paesi con tradizioni intellettuali diverse il margine di manovra necessario per vivere in armonia sotto il tetto comune dell’euro. In fondo, sono i tedeschi che hanno sempre ripetuto che i governi devono fare i compiti a casa; si tratta solo di accettare che esistono visioni diverse su come farlo. Idealmente, alla BCE dovrebbe anche essere dato il mandato di agire da prestatrice di ultima istanza nei confronti dei governi illiquidi ma solventi.

    Un’eurozona più flessibile sarebbe meglio sia da un punto di vista economico che politico. Imporre un modello tedesco estremamente rigido e disfunzionale su tutta l’eurozona non può che fallire. Un governo dell’eurozona a guida francese è un’illusione. L’unica alternativa, ovviamente, è la rottura.

    Pubblicato su Foreign Affairs il 31 luglio 2015. Copyright: Council on Foreign Relations, Inc. www.foreignaffairs.com. 

    Ti potrebbe piacere anche

    UE e Canada verso una associazione più stretta. Lo hanno annunciato il primo ministro canadese Mark Carney e i presidenti di Consiglio europeo, Antonio Costa, e Commissione europea, Ursula von der Leyen. Source: EC - Audiovisual Service
    Politica Estera

    UE e Canada si avvicinano il più possibile, per tenere lontano Trump

    30 Ottobre 2026
    La Commissione UE ha adottato la proposta per il prestito da 45 miliardi a Kiev per il 2027. Crediti: Commissione europea
    Le Brevi

    La Commissione UE adotta la proposta per i 45 miliardi di prestito a Kiev per il 2027

    30 Ottobre 2026
    Il Belgio vince la medaglia d'oro per il miglior panettone artistico al mondo. Ma è fatto dall'italiano Antonio Santangelo.
    Le Brevi

    Il Belgio primo al mondo per il miglior panettone aristico, che è fatto però dall’italiano Santangelo

    30 Ottobre 2026
    Ghiacciai che si sciolgono. Crediti: Dave Meckler via Unsplash
    Le Brevi

    Dall’UE più di 32 miliardi ai Paesi in via di sviluppo per il clima

    30 Ottobre 2026
    Bruno Pompeo, Marcinelle, Bois du Cazier
    Le Brevi

    Ha un nome e un volto dopo 70 anni: è Bruno Pompeo, morto nella miniera di Marcinelle

    30 Ottobre 2026
    Flavio Lorenzin (Immagine: Confimi)
    Economia

    Acciaio, le fonderie italiane di Confimi contro Bruxelles: dazi e CBAM penalizzano la filiera

    30 Ottobre 2026
    Il prossimo anno ci saranno almeno 13 grandi elezioni in Europa

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    UE e Canada verso una associazione più stretta. Lo hanno annunciato il primo ministro canadese Mark Carney e i presidenti di Consiglio europeo, Antonio Costa, e Commissione europea, Ursula von der Leyen. Source: EC - Audiovisual Service

    UE e Canada si avvicinano il più possibile, per tenere lontano Trump

    di Giulia Torbidoni
    30 Ottobre 2026

    Von der Leyen chiarisce che "questa partnership non contro qualcun altro". Ma poi aggiunge che "ciò che conta oggi è...

    La Commissione UE ha adottato la proposta per il prestito da 45 miliardi a Kiev per il 2027. Crediti: Commissione europea

    La Commissione UE adotta la proposta per i 45 miliardi di prestito a Kiev per il 2027

    di Redazione eunewsit
    30 Ottobre 2026

    Bruxelles - La Commissione europea ha adottato oggi (30 ottobre) una proposta, che dovrà essere sottoposta all'approvazione del Consiglio, relativa...

    Il Belgio vince la medaglia d'oro per il miglior panettone artistico al mondo. Ma è fatto dall'italiano Antonio Santangelo.

    Il Belgio primo al mondo per il miglior panettone aristico, che è fatto però dall’italiano Santangelo

    di Redazione eunewsit
    30 Ottobre 2026

    Bruxelles - Il Belgio ha vinto la medaglia d'oro per il miglior panettone artistico al mondo. Ma le mani che...

    Ghiacciai che si sciolgono. Crediti: Dave Meckler via Unsplash

    Dall’UE più di 32 miliardi ai Paesi in via di sviluppo per il clima

    di Iolanda Cuomo
    30 Ottobre 2026

    Bruxelles - In base ai dati del Consiglio dell'Unione europea, nel 2025 l'Unione europea ha erogato 32,3 miliardi di euro...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Savona 127/B, 20144 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • en ENG
    • it ITA
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • en ENG
    • it ITA
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione