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    Home » Non categorizzato » L’euro a 19: un morto che cammina?

    L’euro a 19: un morto che cammina?

    [di Pierluigi Fagan] Più che subire una espulsione dilaniante, gli Stati mediterranei dovrebbero organizzare una secessione organizzata.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    7 Agosto 2015
    in Non categorizzato

    di Pierluigi Fagan

    Anche il prode Fassina sostiene che l’unica strada percorribile è la Grexit offerta da Schäuble e quanto allo stato delle cose sembra proprio che l’unica via, allo stato attuale, sia quella. Poi magari non finirà così ma è d’uopo domandarci: come dovremmo giudicare questa via? Una posizione pensa che la Grecia abbia tutto da guadagnare da un ritorno alla dracma ma a parte qualche commentatore improvvisato questa idea è scarsamente condivisa, soprattutto da persone concrete e realistiche, a prescindere da come giudichino l’euro ed il suo eventuale superamento. C’è poi la posizione di Fassina, che s’immagina una Grexit cooperativa ed assistita ma non risultano dichiarazioni pubbliche di nessun eurocrate e di nessun tedesco a riguardo. Inoltre, non si vede perché si dovrebbe aiutare finanziariamente la Grecia a sopravvivere al default. C’è poi chi pensa, al contrario, ad esempio Varoufakis, che la Germania forzerebbe in tal senso per: a) dimostrare a Spagna, Italia e Francia cosa succederebbe se uscissero dall’euro (si presuppone quindi che la Grexit sarebbe lacrime e sangue per i greci); b) ottenere da Spagna, Italia e Francia o una supina sudditanza al disciplinare tedesco o una chiarificante defezione (Iberexit?, Italexit?, Francexit?). Ma c’è anche un’altra possibilità.

    L’idea che mi son fatto nella vicenda greca dell’ultimo mese è che i tedeschi abbiano un piano chiaro: uscire dall’euro assieme alla galassia del Nord. Questo è l’obiettivo ma non è perseguibile in maniera così dichiarata poiché creerebbe non pochi sconquassi con perturbazione non solo europee, bensì mondiali e farebbe precipitare sulla Germania una colpa indelebile (che si sommerebbe alla loro già discreta collezione storica). Bisogna dunque farlo, senza farlo. Berlino sa che Spagna, Italia e Francia sono irrecuperabili. Io non credo che Berlino pensi realisticamente che dopo tonnellate di riforme strutturali fatte sul corpo vivo di Stati-nazione complessi, le cose andrebbero come dovrebbero andare. Credo sappiano che tutto ciò, se prima non porterà a punti di rottura interni (Podemos, M5S-Lega, Front Nationale), porterà ad una insostenibile recessione e nessun vero vantaggio. I tedeschi hanno i loro punti ciechi ma non credo siano così deficienti da far tutto questo casino per comprarsi qualche azienda qua e là a prezzi di realizzo, e dato che Spagna, Italia e Francia sono anche clienti, non hanno poi questo grande interesse ad avere clienti sul lastrico.

    I recenti pronunciamenti di Schäuble sulla ulteriore tecnicizzazione dell’UE con emarginazione perfino della Commissione Juncker dicono che i tedeschi continueranno a rendere invivibile l’eurozona a dosi costanti ed incrementali. Lo faranno per invitare con discrezione Spagna, Italia ed anche Francia ad uscire. Un po’ come quando nelle coppie uno fa di tutto perché l’altro se ne vada senza prendersi la responsabilità dell’abbandono, tra cui gli alimenti. Quindi, a proposito dell’ipotesi Varoufakis che mi sembra comunque la più probabile, non credo che esista l’alternativa del ricatto «o fate così…o exit». Formalmente e pubblicamente così sembrerà ma credo che i tedeschi (e gli alleati del Nord) faranno le cose in modo che, alla fine, ci sarà sul tavolo una sola strada: «exit, please!».

    Forse l’euro a 19 è già nel regno dei morti ma molti non se ne sono accorti. Più che subire una espulsione dilaniante, gli Stati mediterranei dovrebbero organizzare una secessione organizzata ma le loro classi politiche che rispondono ad opinioni pubbliche di pari incompetenza ed inadeguatezza non sono in grado di far attivamente quello che subiranno passivamente.

    Pubblicato sul blog dell’autore il 2 agosto 2015.

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