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    Home » Editoriali » La fissione del Belgio

    La fissione del Belgio

    Diego Marani di Diego Marani
    2 Maggio 2016
    in Editoriali
    Belgio, Nucleare, iodio, attentati

    Il premier belga Charles Michel

    Nella classifica della libertà di stampa nel mondo il Belgio è fra i paesi virtuosi e viene molto prima dell’Italia. Ma in questi giorni una notizia riportata da tutti i media europei e perfino da quelli italiani, sui giornali e sulle televisioni belghe quasi non c’è. La decisione del governo di distribuire a tutti i belgi compresse di iodio in caso di catastrofe nucleare. Assorbendo iodio si satura la tiroide impedendo l’assorbimento di iodio radioattivo.

    Le autorità belghe spiegano che si tratta solo di una misura preventiva in risposta alla minaccia di attacchi dei jihadisti alle centrali nucleari. Due impiegati belgi della centrale di Doel 1 sono fuggiti in Siria e lì si sono arruolati nelle file di Daesh. In più, durante le indagini che hanno fatto seguito agli attentati di Parigi e Bruxelles si è scoperto che i terroristi avevano pianificato di rapire i dirigenti delle centrali per riuscire ad estorcere loro i codici di accesso. Ma la verità è un’altra.

    Le centrali nucleari belghe non rispondono più ai criteri di sicurezza sismica e avrebbero dovuto essere dismesse quest’anno. Le pressioni di Electrabel e di altre potenti lobbies economiche hanno dissuaso il governo dalla chiusura e ora una nuova legge prolunga di altri dieci anni la vita di queste centrali fatiscenti. Nella centrale di Doel 1 sono già state registrate alcune fessure che tuttora non sono state riparate. Gli stessi ingegneri che l’hanno costruita ammonivano contro un prolungamento della vita produttiva di Doel 1 mettendo in guardia contro l’impossibilità di ogni previsione sulla resistenza dei materiali. Gli abitanti tedeschi e olandesi delle zone limitrofe alle centrali ora si sono organizzati in movimenti di protesta. Olanda e Germania hanno formalmente chiesto al Belgio di chiudere le centrali in questione. Invano.

    Governo belga e Electrabel sono disposti a mettere a repentaglio la vita di milioni di persone per salvaguardare i loro interessi economici. Solo quelli, perché il fabbisogno elettrico belga non richiede l’uso delle centrali. Altre fonti energetiche sarebbero disponibili per soddisfare necessità energetiche in calo da ormai decenni nel paese dove miniere e acciaierie sono solo un ricordo del passato. Tutto questo nella totale apatia dell’opinione pubblica belga che come lobotomizzata si rassegna alla fatalità e assiste muta allo sfascio del paese. Sulla scena politica, solo il partito degli ecologisti lancia un grido d’allarme che passa inascoltato.

    Viene allora da chiedersi dove può andare un paese ridotto in queste condizioni. Governanti incapaci e incompetenti, succubi di poteri finanziari che le tengono in pugno, un apparato statale fatiscente e farraginoso, con sei diversi parlamenti, tre amministrazioni regionali, tre diverse lingue che non si parlano e un potere federale inesistente. Al punto che quando il Belgio rimase per più di un anno senza governo nessuno se ne accorse. Non parliamo degli errori e delle mancanze non solo poliziesche ma anche amministrative cui abbiamo assistito a seguito degli attentati di Parigi e di Bruxelles. Quando abbiamo scoperto che da decenni il Belgio non controlla più interi quartieri di Bruxelles, che le sue autorità non conoscono neanche le procedure da seguire nel caso di attentati, che le sei polizie di Bruxelles non si parlano, che i malviventi del mondo intero vengono a comperarsi qui impuniti le loro armi.

    Guardando all’Europa, viene anche da chiedersi se l’inconsistenza del paese in cui ha trovato sede, non abbia contaminato anche la costruzione europea, oggi intrappolata in un garbuglio che sembra insolubile. Ricordo che dopo le guerre iugoslave i nuovi politici bosniaci venivano in Belgio a imparare un sistema di coesistenza che era loro mostrato come un modello. Questa faccenda mi ha sempre lasciato perplesso. Non vedevo proprio nulla di esemplare nel sistema statale belga. Ma ora capisco e riconosco la verità dell’analisi.

    Il Belgio è all’ultimo stadio della disgregazione di uno stato. Dopo viene il disordine, lo sfacelo, il crollo delle istituzioni. Sicuramente un modello per chi si è invece appena scannato in pogrom, deportazioni, guerra etnica e massacri di massa. La faccenda delle centrali nucleari belghe è l’ulteriore prova del fallimento dello stato belga e pone urgentemente una questione di diritto internazionale che l’ONU dovrebbe prendere in considerazione. Il commissionamento di uno stato incapace di governarsi che sta diventando un pericolo per i suoi vicini. Ormai solo i caschi blu potranno salvarci da questo paese surreale che da quando è nato, per sbaglio, duecento anni fa non ha mai smesso di non esistere.

    Tags: belgiodiego maraniiodionuclearepillole

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