- L'Europa come non l'avete mai letta -
mercoledì, 19 Agosto 2026
No Result
View All Result
  • it ITA
  • en ENG
Eunews
  • Politica
  • Esteri
  • Economia
  • Cronaca
  • Difesa
  • Salute
  • Agrifood
  • Altre sezioni
    • Cultura
    • Diritti
    • Energia
    • Green Economy
    • Finanza e assicurazioni
    • Industria e Mercati
    • Media
    • Mobilità e logistica
    • Net & Tech
    • Sport
  • Newsletter
  • Invasione russa in Ucraina
  • Energia
  • Israele
  • Usa
    Eunews
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • Sport
    No Result
    View All Result
    Eunews
    No Result
    View All Result

    Home » Non categorizzato » A pagare la crisi sono i più poveri

    A pagare la crisi sono i più poveri

    [di Enzo Valentini e Mauro Gallegati] In Italia, nel 2008, il 10% più ricco della popolazione si accaparrava il 14.8% del reddito, un valore cresciuto fino al 15.1% nel 2015. Al contrario, la quota posseduta dal 20% più povero è passata dal 4.8% al 4.6%.

    Redazione</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/eunewsit" target="_blank">eunewsit</a> di Redazione eunewsit
    27 Luglio 2017
    in Non categorizzato

    di Enzo Valentini e Mauro Gallegati

    La crisi economica non è finita. È strutturale, e come tale abbisogna di interventi pubblici appropriati per essere superata. Esiste ormai un filone di ricerca che evidenzia come il “blocco” sia costituito dall’espulsione di lavoratori dai settori che negli ultimi decenni hanno visto enormi aumenti di produttività “reale” (cioè, servono sempre meno persone per produrre la stessa quantità di beni). Questi settori possono essere identificati nella manifattura a basso valore aggiunto; i settori che dovrebbero assorbire i lavoratori espulsi sarebbero invece quelli dei servizi ad alto valore aggiunto, che pagano salari più alti e sostengono la domanda aggregata.

    Ma c’è qualche dato che conferma che la “crisi non è finita”? In relazione alla nostra interpretazione (fondamentalmente legata all’andamento della domanda aggregata e quindi alla somma di consumi e investimenti), sembrerebbe di sì, almeno per alcuni paesi. Fatto 100 il valore reale della domanda interna nel 2007, il dato più recente dell’Eurostat è pari a 68 per la Grecia, 84 per la Spagna, 86 per il Portogallo, 88 per l’Italia, 96 per l’Olanda, 97 per UK. Solo alcuni paesi mostrano un dato superiore a 100: Francia 101, Germania 105, Svezia 107, Norvegia 111. È molto interessante notare che questi ultimi paesi sono quelli che redistribuiscono di più, e anche quelli in cui un occupato lavora in media meno ore a settimana. Ad esempio, tale valore nel 2015 è pari a 42 ore in Grecia, 37 in Italia, 35 in Germania, 34 in Norvegia.

    Torniamo alla domanda di partenza: chi sta pagando la crisi? Cerchiamo di capirlo guardando alla dinamica della distribuzione del reddito. In Italia, nel 2008, il 10% più ricco della popolazione si accaparrava il 14.8% del reddito; tale valore è cresciuto fino al 15.1% nel 2015. Al contrario, la quota posseduta dal 20% più povero è passata dal 4.8% al 4.6%. Questa tendenza è generalizzata, soprattutto nei paesi maggiormente in crisi: in Grecia la quota di reddito dei più ricchi passa dal 15.1% al 15.4%, quella dei più poveri dal 4.5% al 4.3%. Spagna: dal 15.4% al 15.8% la prima, dal 4.6% al 4.2% la seconda.

    Nei paesi “non” o “meno” in crisi la dinamica è meno evidente, in alcuni casi inversa, e comunque con meno disuguaglianze in partenza: in Germania il 10% più ricco passa dal 14.3% al 14.6%, il 20% più povero dal 5.1% al 5%. In Francia la “fetta” dei ricchi passa dal 14.1% al 13.9%, quella dei poveri resta stabile al 5.3%. In UK il 10% più ricco passa dal 14.8% del reddito al 14.9%, mentre il 20% più povero passa dal 4.6% al 4.9%. Infine, in Norvegia i ricchi mantengono invariata la propria quota (13.6%) e i poveri passano dal 6.1% al 6%.

    È noto come una eccessiva disuguaglianza penalizzi la crescita del reddito a causa della maggior propensione al consumo dei “poveri”. E ciò aggrava la crisi. Insomma: i poveri han pagato la crisi più dei ricchi.

    Le politiche di austerity cronicizzano il problema. A fianco di investimenti pubblici (istruzione, formazione, R&S, spesa pubblica diretta in servizi avanzati) che facilitino la transizione verso i nuovi settori, c’è anche bisogno di un forte intervento di redistribuzione della ricchezza prodotta grazie agli aumenti di produttività: entrambe le politiche (investimenti, redistribuzione) possono concorrere a sostenere la domanda aggregata nel breve periodo, ma anche in prospettiva.

    Se le persone non lavorano e/o i guadagni derivanti dalla produttività non vengono redistribuiti, le famiglie non hanno soldi per consumare, la domanda aggregata crolla o ristagna, la crisi non si supera.

    In conclusione, una sottolineatura di carattere politico/istituzionale: le politiche di cui parliamo sono politiche di spesa pubblica che possono essere effettuate proficuamente solo a livello europeo. Nel caso della redistribuzione i motivi appaiono ovvi (la redistribuzione di ricchezza non può non essere anche “dai tedeschi ai greci”), ma anche nel caso degli investimenti pubblici nei settori avanzati (si pensi, ad esempio, al ruolo che potrebbe giocare l’ESA). Parliamo della seconda gamba da affiancare alla politica monetaria: abbiamo bisogno di mettere insieme le forze e coordinare anche le politiche fiscali con un vero e proprio bilancio europeo e relativi programmi di investimenti e redistribuzione della ricchezza, anche in termini di forme di basic income, visto che gli aumenti di produttività rendono non ancora superabile ma sicuramente sempre meno necessario il lavoro umano. A tal proposito, come già detto, nelle economie che “vanno bene” un occupato lavora in media meno ore rispetto alle economie che “vanno male”, e nelle prime c’è maggior redistribuzione del reddito che nelle seconde.

     Pubblicato su Sbilanciamoci! il 27 luglio 2017.

    Tags: Crisieuropaitaliapovertà

    Ti potrebbe piacere anche

    Istruzione Eurostat
    Le Brevi

    Eurostat: spesa UE per l’istruzione stabile al 4,7 per cento del PIL, ma l’Italia è sotto la media

    18 Agosto 2026
    Migranti - Mediterraneo - Europa
    Cronaca

    Meno arrivi, rotte più letali. Il Mediterraneo è sempre più pericoloso per i migranti

    12 Agosto 2026
    L'Aula della Camera dei deputati [Foto: Sara Minelli/imagoeconomica]
    Economia

    I tecnici della BCE: “Per investimenti servono riforme, a partire dal mercato del lavoro”

    12 Agosto 2026
    METTE FREDERIKSEN PRIMO MINISTRO DANIMARCA - CEUTA
    Cronaca

    Ceuta scuote Copenaghen, Frederiksen: “Se ripartono i flussi migratori, chiudiamo le frontiere”

    12 Agosto 2026
    Meloni - immigrazione - Ceuta
    Politica Estera

    Ceuta apre la crepa, Meloni alza il muro: l’Europa si spacca (sempre di più) sull’immigrazione

    10 Agosto 2026
    Minatori che lavorano in Belgio. La foto è parte della mostra permanente del museo del Bois du Cazier. Crediti: Matteo Banchi
    Cultura

    Marcinelle, 70 anni dopo: la storia della migrazione italiana in Belgio raccontata da un ex-minatore

    7 Agosto 2026

    TUTTI GLI EVENTI CONNACT

    Il Rapporto Draghi in italiano

    di Redazione eunewsit
    9 Settembre 2024
    CondividiTweetCondividiSendCondividiSendCondividi
    Made with Flourish
    [Pechino, piazza Tienanmen. Foto: European Council]

    Lagarde: “La Cina ora compete con l’eurozona per il 40 per cento dei nostri settori di punta”

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    19 Agosto 2026

    La presidente della BCE avverte sull'avanzata di Pechino: in vent'anni conquistato un 15 per cento di potenza industriale rispetto all'Europa....

    [foto: Paolo Lo Debole/imagoeconomica]

    Tracciamento e nuove condizioni commerciali, Apple cambia le proprie regole per rispondere alle norme UE

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    L'azienda annuncia modifiche alla propria condotta nell'Unione europea per rispondere alla legge sui mercati digitali (DMA). Nuove politiche da ottobre....

    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente della Siria, Aḥmad Ḥusayn al-Shara, in occasione della riunione informale dei capi di Stato e di governo dell’UE [Nicosia, 24 aprile 2026. Foto: imagoeconomica]

    Non solo Afghanistan: in nome dei rimpatri l’UE legittima i jihadisti della Siria

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    Alle critiche che giungono dal Parlamento europeo il commissario per gli Affari interni risponde confermando che l'Unione lavora col governo...

    Fedex. furgone di consegne [foto: imagoeconimica]

    Servizi postali, ‘sì’ dell’UE al controllo di InPost da parte di FedEX

    di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Agosto 2026

    Via libera della Commissione alla proposta di acquisizione. L'operazione riguarda la consegna di piccoli pacchi in Polonia, Italia, Portogallo e...

    • Editoriali
    • Eventi
    • Opinioni
    • Risultati Europee 2024
    • Chi siamo
    • Contatti
    • Privacy Policy
    • Cookie policy

    Eunews è una testata giornalistica registrata
    Registro Stampa del Tribunale di Torino n° 27

    Copyright © 2025 - WITHUB S.p.a., Via Rubens 19 - 20148 Milano
    Partita IVA: 10067080969 - Numero di registrazione al ROC n.30628
    Capitale sociale interamente versato 50.000,00€

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    No Result
    View All Result
    • it ITA
    • en ENG
    • Politica
    • Esteri
    • Economia
    • Cronaca
    • Difesa e Sicurezza
    • Salute
    • Agrifood
    • Altre sezioni
      • Cultura
      • Diritti
      • Energia
      • Green Economy
      • Gallery
      • Finanza e assicurazioni
      • Industria e Mercati
      • Media
      • Mobilità e logistica
      • Net & Tech
      • News
      • Opinioni
      • Sport
    • Editoriali
    • Podcast / L’Europa come non l’avete mai ascoltata
    • Report Draghi
    • Risultati Europee 2024
    • Eventi
    • Le Newsletter di Eunews

    Attenzione