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    Home » Politica » Migranti, nuovo affondo di Avramopoulos: “Responsabilità dei governi”

    Migranti, nuovo affondo di Avramopoulos: “Responsabilità dei governi”

    Il commissario Ue per l'Immigrazione: "Non possiamo offrire soluzioni, solo coordinare e convincere". Condanna per la gestione della nave Sea Watch 3

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Gennaio 2019
    in Politica
    Il commissario europeo per l'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos

    Il commissario europeo per l'Immigrazione, Dimitris Avramopoulos

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    Bruxelles – Nulla di nuovo sul fronte dei migranti. La Commissione può poco di fronte a un tema di competenza nazionale che i governi sovrani e sovranisti non sanno e non vogliono affrontare. La possibilità di una riforma del regolamento di Dublino sul sistema di asilo europeo “è ancora viva”, sostiene il commissario europeo per l’Immigrazione, Dimitris Avrampoulos. E’ fattibile, ma solo se lo si vuole. E l’Ue non vuole.

    La prima conferenza stampa dell’anno dell’esecutivo comunitario segna il naufragio dell’Europa. Da una parte il commissario per la Crescita, Jyrki Katainen, ricorda che c’è un profonda crisi di valori in Europa. “Ci sono grandi problemi in Ungheria, Polonia, e adesso anche in Romania”. Riferimento alla libertà di espressione, alla libertà di stampa, alla difesa della dignità umana. “L’Unione si fonda su questi valori”, dice. Ma l’Ue affonda. Dall’altra parte Avramopouls fa notare che “tenere 49 persone su una barca per tre settimane non è ciò per cui si batte l’Ue”.

    La vicenda delle due imbarcazioni Sea Watch 3 e Sea Eye, che ha diviso l’Europa esacerbando ancor di più lo scontro tra il governo italiano e gli altri partner europei in questi giorni, è però l’immagine di un’Europa che non sa trovare la voglia di raggiungere soluzioni condivise né il coraggio di ammettere di aver rinnegato sé stessa. “A volte le posizione dei governi nazionali cambiano”, ragiona a voce alta Avramopoulos. La linea italiana non è più la stessa, a torto o a ragione.

    Matteo Salvini sta chiudendo i porti italiani costringendo all’apertura di quelli altrui, rimasti chiusi per troppo tempo. La Commissione europea è la sola ad aver capito che l’atteggiamento italiano è la logica conseguenza dell’indifferenza degli altri Ventisette. Ma il meccanismo di redistribuzione proposto dall’esecutivo comunitario è stato affossato dai governi. “La responsabilità non è né del Parlamento né della Commissione. E’ nel consiglio”. Avramopoulos lo dice chiaro e tondo, per non dare alibi a nessuno.

    L’immigrazione resta una situazione squisitamente di non-Europa nel senso di Ue. Sono gli Stati, i governi, i Parlamenti nazionali a prendere o non prendere decisioni, ad adottare posizioni costruttive od ostruzionistiche. “La Commissione non può intervenire nei porti e negli hotspot nazionali, può solo fornire sostegno”. Per lo stesso principio “non possiamo adottare soluzioni, ma solo coordinare e cercare di convincere”.

    Nulla di nuovo, niente è cambiato e probabilmente non cambierà a breve. Sull’immigrazione l’Ue si sfalda. Cosa può succedere è difficile da dire. Avramopoulos sembra avere una vaga idea di quello che potrebbe essere. “Quest’anno non sarà un anno noioso”.

    Tags: Asiloasilo europeoconsiglio ueDimitris Avramopoulosimmigrazioneitaliamatteo salvinimigrantiSea EyeSea Watch 3ue

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