Bruxelles – I negoziati all’interno delle istituzioni dell’Unione Europea hanno finalmente portato ad un accordo politico sulle regole per la protezione di chi, coraggiosamente, denuncia alle autorità eventuali atti illeciti o fraudolenti compiuti dalle organizzazioni o società in cui lavora, siano esse pubbliche o private.
Virginie Rozière (Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo) ha fatto della protezione dei whistle-blowers un punto cruciale del suo lavoro come europarlamentare. Ed il perché di tale interesse è facilmente comprensibile: il sostegno di questi soggetti non farebbe altro che aiutare l’UE a controllare meglio le cause di eventuali perdite finanziarie dovute in molti casi a problemi come la frode fiscale, il riciclaggio di denaro sporco, i problemi nella sanità pubblica, o ancora la protezione dei consumatori e dei loro dati, e molto altro. Di fatto, lo scarso impegno posto fino ad ora nel voler aiutare questi informatori ha fatto registrare ogni anno perdite comprese tra i 5,8 ed i 9,6 miliardi di euro solamente nel settore degli appalti pubblici.
Per garantire la loro salvaguardia le nuove norme al riguardo metteranno a disposizione di chiunque voglia denunciare atti illeciti all’interno del proprio ambiente lavorativo dei canali di comunicazione sia interna che esterna, potendo decidere a seconda dei casi se contattare il soggetto direttamente interessato, oppure se riferire subito alle autorità nazionali competenti, ovvero comunicare con i piani europei quali le istituzioni, gli organi, gli uffici o le agenzie dell’UE.
Ad oggi all’interno dell’Unione Europea solamente dieci paesi hanno un programma di protezione degli informatori, e tra questi figura l’Italia.
In tutti questi casi si assicura nei confronti dei whistle-blowers uno scudo contro eventuali ritorsioni o intimidazioni da parte dei colleghi o capi, che andrà a coprire non solo la persona stessa ma anche i soggetti a lui più vicini come amici e parenti. Ovviamente, resta la possibilità di richiedere una copertura anche nel caso in cui la divulgazione delle informazioni venga fatta pubblicamente. In più, la cura degli informatori non riguarderà solamente quella fisica e lavorativa, ma garantirà anche un supporto psicologico e legale.
L’accordo, al momento provvisorio, deve ora passare all’esame formale dei governi dei 28 e del Parlamento.

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