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La Commissione UE vuole i dati di localizzazione dei cellulari

La Commissione UE vuole i dati di localizzazione dei cellulari "per prevedere la propagazione del COVID-19"

Bruxelles – Raccogliere dati sulla localizzazione dei telefoni cellulari, in forma anonima per “prevedere la propagazione del Coronavirus“. E’ l’ambizione della Commissione europea, che a questo fine ha incontrato ieri i capi delle aziende telefoniche dell’UE per capire come effettuare la raccolta di queste informazioni.

In realtà non è chiaro neanche lo schema che hanno in mente a Bruxelles, perché avere, a posteriori, dati anonimi su come gruppi di persone (perché la legislazione non consente di avere informazioni sul singolo utente, a meno di una specifica autorizzazione della magistratura) si sono spostate può sembrare un lavoro inutile se non si sa chi sono quelle persone, in particolare se sono contagiate o meno dal coronavirus.

Fatto sta che secondo una nota, ieri “nell’ambito della risposta della Commissione al coronavirus, il commissario per il mercato interno Thierry Breton ha tenuto una videoconferenza con i CEO delle società europee di telecomunicazioni e GSMA, l’associazione degli operatori di telecomunicazioni mobili, per discutere della resilienza della rete e della condivisione di metadati anonimi per modellare e prevedere la propagazione del virus”.

La questione, oltre che essere poco chiara nello scopo, è complicata anche perché le varie compagnie telefoniche raccolgono dati in formati diversi, e bisognerà dunque trovare un formato comune perché la Commissione possa lavorarci.

La Commissione sottolinea che questa raccolta di dati utile, a suo giudizio per “aiutare ad analizzare i modelli di diffusione del coronavirus”, sarà organizzata “in modo pienamente conforme alla legislazione GDPR ed ePrivacy“.

Non si è arrivati ad una conclusione, ma la nota spiega che le aziende “si sono comunque dette pronte a continuare la discussione“.

Si è anche discusso, a latere, di come “proteggere i consumatori più vulnerabili, comprese le microimprese e le PMI che hanno difficoltà a pagare le bollette”.

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