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Mascherine e pensiero magico. Kant non abita più qui

Mascherine e pensiero magico. Kant non abita più qui

Uski Audino ci racconta dei negazionisti che non ti aspetti e della mancanza di rappresentanza politica che li affligge.

Di Uski Audino

Le elezioni in Germania saranno molto più che una faccenda tra partiti. Molto più di uno scontro tra personalità e programmi. Al voto di settembre andranno, se ci andranno, anche tutte quelle persone che aderiscono o hanno aderito, in modo più o meno convinto, al movimento dei querdenker (il movimento del pensiero trasversale), spesso definito come i “negazionisti del virus”. Un movimento più eterogeneo di quanto si immagini, formato da persone che hanno apprezzato poco o per nulla la gestione della pandemia, uomini e donne che a causa di questa gestione si sono allontanate dalla politica, abbracciando in forme diverse anche teorie del complotto. Quale peso avranno sul risultato elettorale del 26 settembre? Finita la pandemia, quale sarà l’alveo politico nel quale rientreranno, in un paese che da anni ha smesso di investire in formazione, dove Kant, Hegel e la filosofia del romanticismo tedesco non sono più di casa nei licei?

Una mattina di primavera vai a riprendere tua figlia che ha dormito per la prima volta da un’amichetta. Il numero civico corrisponde ad un cancelletto basso che si apre su un viottolo. Dopo una decina di metri ci si affaccia sulla Sprea, il fiume che attraversa Berlino. La casa è un barcone ristrutturato, il molo è usato come un’enorme terrazza. L’interno è ammobiliato con la coerenza di un tempio new age: acchiappa-sogni di diverse dimensioni appese alle finestre, un cristallo di ametista più grande di un uovo di pasqua collocato su un pizzo ottocentesco a mo’ di altarino, libri di cucina macrobiotica, cristalloterapia, yoga e fiori di Bach riposti in scaffalature in legno, una schiera di piante officinali e una statuina di Budda. Non manca niente. La gentrificazione degli ultimi dieci anni ha spostato il cuore della Berlino alternativa, bacino elettorale di Verdi e Linke, ai margini della città. Con lo spirito di Malinowski finalmente sbarcato alle isole Trobriand, le tue antenne si allungano in ascolto. Durante il rituale caffè di benvenuto, servito con tutti i crismi della più tradizionale ospitalità tedesca, la conversazione non cade sull’assenza di normalità scolastica, ma sulle mascherine che danneggiano i polmoni dei bambini, sugli agenti chimici contenuti nei tamponi che minacciano i nasi dei nostri figli, sulla limitazione dei diritti di libertà e di espressione. Meglio non mandarli a scuola piuttosto che sottoporli al dannoso supplizio dei tamponi bisettimanali, come prevede il Senato di Berlino a titolo di cautela. E quando pensi di avere sentito abbastanza, ecco esplodere l’ordigno: “Non è vero che alle manifestazioni di protesta contro la legge per la protezione della Salute al Bundestag c’era solo l’Afd, c’ero anche io”.

Nel Land del Baden-Wuerttemberg, dove i Verdi hanno appena rivinto le elezioni, lo scorso autunno la petizione “Per l’immediata abolizione dell’obbligo di mascherine per i bambini a partire dalla quinta classe” ha raccolto in poche settimane oltre 12.000 sostenitori. Illuminante l’argomentazione: la tesi di dottorato di una studentessa del 2005 sull’influenza nociva delle mascherine è stata ritenuta più attendibile di un documento pubblico del Robert Koch Institut, l’istituto tedesco di salute pubblica. “Uno è uguale a uno” sembra essere diventato un paradigma applicabile anche alla scienza. Cosa voteranno queste persone a settembre?

Proprio dall’uso delle mascherine – considerate strumento di “genocidio di bambini” – trae spunto un instant dramedy appena uscito sull’emittente pubblica Zdf-neo: Schlafschafe (Pecorelle dormienti, come i querdenker chiamano “gli altri”). Si tratta di 6 episodi scritti e girati da Matthias Thönissen che raccontano le vicende di una giovane famiglia (papà, mamma e bambino) che cede alla crisi di coppia per l’insinuarsi di teorie querdenker nel lungo inverno del lockdown tedesco. Durante la solitudine imperfetta dello smart-working casalingo, lei si fa qualche domanda di troppo e inizia a frequentare sempre più assiduamente siti che vedono nel pensiero mainstream l’autentico tentativo di manipolazione delle menti. In un episodio la mamma, terrorizzata dall’uso quotidiano della mascherina ancora più che dal virus, induce con le erbe una leggera dissenteria nel figlioletto, pur di evitare di mandarlo in classe. Non si tratta di una coppia di freaks, new age, chiropratici o simili ma di una coppia di trentenni decisamente mainstream.

I negazionisti della porta accanto sono più frequenti di quanto si immagini in Germania e non indossano le corna di Jake Angeli, lo sciamano dell’assalto a Capitol Hill lo scorso gennaio. Del resto, anche in Usa ben pochi avevano previsto il successo di Donald Trump poco più di quattro 4 anni fa.

Chi sarà in grado di rappresentare questo universo tedesco in Parlamento? Secondo un.o studio sociologico dell’università di Basel, basato su gruppi di querdenker attivi su Telegram (ripreso dalla Frankfuerter Allgemeine Zeitung lo scorso dicembre) il 21% dei sostenitori del movimento aveva votato Verdi alle precedenti elezioni e il 17% la Linke, mentre alle prossime elezioni il 30% dei querdenker potrebbero votare Afd. Un’ipotesi a lunghissimo raggio forse solo moderatamente attendibile. La questione è aperta e il tema della rappresentanza insoluto.

Che le acque siano più mosse di quanto appaia in superficie lo racconta il clamoroso caso scoppiato qualche settimana fa dopo la pubblicazione dell’hashtag su twitter #Allesdichtmachen (Chiudere tutto). Oltre 50 noti attori tedeschi – tra cui il protagonista di Babylon Berlin Volker Bruch – hanno preso parte ad un’iniziativa diffusa online in cui ciascuno criticava, in tono ironico o satirico nel corso di un video di qualche minuto, la gestione della pandemia da parte del governo. La reazione è stata immediata e furibonda da entrambe le parti. Le opposizioni hanno esultato, in primis l’Afd. La portavoce al Bundestag di Alternative fuer Deutschland, Alice Weidel, ha parlato di “una grande azione che auspicabilmente spingerà a riflettere”, mentre Sarah Wagenknecht della Linke ha twittato che si trattava di “una playlist di classe”. Anche il contestato ex numero uno dei Servizi di sicurezza interni (Bfv), e neocandidato della Cdu in Turingia, Hans-Georg Maassen ha definito “grandiosa” l’iniziativa. Altri attori invece si sono schierati decisamente contro, come il comico Jan Boehmermann, che ha dato il via ad una contro-campagna #allenichtganzdicht (tutti un po’ fuori di testa), in cui si faceva presente l’estrema difficoltà degli ospedali nell’affrontare la crisi. Alcuni degli artisti coinvolti nella prima iniziativa, dopo le scomode adesioni, hanno cancellato il proprio video. Ma per giorni twitter è continuato ad essere teatro di scontro tra favorevoli e contrari, coinvolgendo personale medico, paramedico, psicologi e psichiatri divisi tra i due schieramenti.

Il commissario Gereon Rath di Babylon Berlin, al secolo Volker Bruch, è tornato a difendere domenica scorsa l’iniziativa #Allesdichtmachen in un’intervista a Welt am Sonntag: “la critica è di un’importanza assoluta non solo per noi artisti, ma anche per la politica che ha la possibilità di avere un feedback e aggiustare il tiro” ha ricordato. “La gente però sta cercando di criminalizzarci e di spingerci in un angolo antidemocratico” aggiunge Bruch, che alla fine ammette: “al momento non mi sento rappresentato da nessuno dei partiti al governo”. Anche di questo bisognerà tenere conto in vista delle elezioni federali di settembre.

 

Questo approfondimento fa parte della collaborazione di Eunews con Derrick, newsletter settimanale che indaga la Germania in vista delle elezioni del Bundestag di settembre 2021.

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