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    Home » Agrifood » La pandemia ha aggravato la fame: 800 milioni le persone che soffrono di malnutrizione

    La pandemia ha aggravato la fame: 800 milioni le persone che soffrono di malnutrizione

    Alla FAO parte il pre summit sui sistemi alimentari del futuro. Ma l'obiettivo "fame zero" non basta, bisogna conciliare, sviluppo sostenibile e dignità delle persone. E l'UE rilancia la sfida del Farm to Fork

    Nicola Corda</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@NicolaCorda" target="_blank">@NicolaCorda</a> di Nicola Corda @NicolaCorda
    26 Luglio 2021
    in Agrifood, Economia, Politica

    Roma -L’agricoltura produce ogni giorno 23 milioni di tonnellate di cibo. Corrispondono a circa 2.800 calorie per ogni abitante del pianeta, che però sono distribuite in maniera diseguale. “La pandemia ha aumentato ancora di più queste disuguaglianze aggravando la povertà nelle aree meno sviluppate” dice il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres, aprendo la tre giorni del pre summit della FAO sui sistemi alimentari che avrà la sua fase clou nel mese di settembre sempre a Roma.

    Pandemia che ha fatto fare passi indietro anche al contrasto alla malnutrizione che è diventata la causa principale di malattie e di morte. “Nel 2019 erano 690 milioni le persone che soffrivano la fame” ha detto il premier Mario Draghi nel suo saluto al vertice e ora “la crisi pandemica porterà il totale a 800 milioni” gli individui che non hanno cibo sufficiente.

    Il presidente del Consiglio ha rivendicato su questi temi la guida dell’Italia che ha promosso una “Coalizione alimentare” a cui hanno aderito più di 40 paesi. L’obiettivo è quello di raggiungere la Sicurezza alimentare per tutti ma  “abbiamo bisogno di maggiori finanziamenti da parte dei governi e delle banche di sviluppo, al fine di ridurre i rischi per gli investitori nel settore agricolo e di migliorare l’accesso al credito, soprattutto da parte dei piccoli agricoltori”.

    Crisi da Covid ma anche il legame strettissimo con i cambiamenti climatici uno degli elementi su cui la presidenza italiana del G20 ha posto l’attenzione e la sfida ora è un accordo ambizioso che coinvolga sia i Paesi ricchi sia quelli emergenti.

    Il pre summit insieme all’obiettivo di riprendere la lotta alla fame con più efficacia vuole percorrere anche la strada della salvaguardia dei regimi alimentari tradizionali e della diversità alimentare.  Dunque, il traguardo “fame zero” indicato dal direttore generale della FAO,  QU Dongyu, non è sufficiente come ha ricordato Papa Francesco nel suo messaggio ai potenti del mondo: “Non basta produrre più cibo, è necessario progettare sistemi alimentari che tutelino la Terra e mantengano al centro la dignità della persona umana”. In sostanza cibo sufficiente e lavoro dignitoso a tutti i livelli, globale e locale, per nutrire il mondo senza compromettere il futuro.

    Una sfida complessa, esigenze non che non è facile tenere insieme, un ragionamento rilanciato anche dal Commissario europeo per l’Agricoltura Janusz Wojciechowski. “Un pilastro centrale del Green deal è la nostra strategia Farm to Fork – ha detto nella sessione plenaria di apertura – attraverso la quale intendiamo portare cambiamenti radicali in tutta la catena alimentare”.

    Un sistema dove il settore agricolo sia produttivo, redditizio e protettivo per l’ambiente, principio che vale anche per la pesca e il rispetto dell’ecosistema marino.  “Ma non possiamo fare richieste solo ai nostri agricoltori e pescatori. In un sistema alimentare sostenibile, tutti abbiamo le nostre responsabilità” ha spiegato il commissario polacco, richiamando le politiche e le iniziative da mettere in campo e soprattutto la necessità di agire rapidamente ed efficacemente.

    “Il nostro ritmo sarà stabilito dalla ricerca e dall’innovazione, dalla nuova conoscenza e dalla tecnologia e, attraverso il nuovo programma Horizon Europe, cercheremo di fornire soluzioni per la nutrizione, la qualità del cibo, il clima e le comunità”. Fondamentale la fase di ascolto e raccolta del mondo produttivo, e non solo le grandi aziende ma le realtà locali, le comunità indigene e del sud del mondo. L’unione europea si è impegnata in questo percorso, ha assicurato Wojciechowski, e “continuerà a lavorare con i paesi partner, le Nazioni Unite, la società civile e il settore privato, per sostenere un cambiamento globale verso sistemi alimentari sostenibili”.

    Tags: famefaoG20summit

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