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    Home » Economia » L’UE spinge per la transizione alle rinnovabili ma cerca accordi su nuove forniture di gas per superare la dipendenza da Mosca

    L’UE spinge per la transizione alle rinnovabili ma cerca accordi su nuove forniture di gas per superare la dipendenza da Mosca

    Ursula von der Leyen all'Aula di Strasburgo: "La risposta alla crisi dei prezzi ha a che fare con la diversificazione dei fornitori di gas all'Unione". E annuncia nel 2022 una nuova strategia "per un dialogo internazionale sull'energia", per sostenere gli Stati membri nei loro contatti internazionali di forniture

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    20 Ottobre 2021
    in Economia
    Ursula von der Leyen

    Ursula von der Leyen

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    Bruxelles – Meno dipendenza da fossili e Stati terzi, più sovranità energetica attraverso le rinnovabili. E’ questa, a parole, la chiave secondo la Commissione Europea per affrontare la crisi dei prezzi di gas ed energia elettrica che divide l’Europa, spingendo sulla transizione verso un’economia con sempre meno ricorso al gas e al petrolio, che rendono l’Unione dipendente per oltre il 90 per cento dalle importazioni dalla Russia.

    Nulla di nuovo, quindi. Ursula von der Leyen sintetizza questa mattina (20 ottobre) di fronte alla plenaria del Parlamento i temi che saranno al centro della due-giorni di Consiglio europeo domani e venerdì – dal COVID alla cybersicurezza passando per la situazione in Polonia – ma è il tema dell’aumento dei prezzi dell’energia quello su cui la presidente della Commissione si è soffermata, perché “a causa di questo aumento ora tante famiglie e imprese sono in difficoltà”.

    Spinta sulle rinnovabili, fine delle speculazioni e valutazioni sul mercato dell’energia, stoccaggi congiunti di gas a livello europeo: sono queste le misure a medio termine su cui la Commissione lavora per far fronte alla crisi, riassume la presidente nel suo discorso di apertura. Ma sta lavorando anche alla diversificazione dei fornitori, rendendo evidente che non è tanto la dipendenza dal gas che l’Unione cerca di superare, quanto la dipendenza dalla Russia che si sta dimostrando (ma lo è sempre stato) un partner poco affidabile. Gazprom, la compagnia russa che fornisce il gas all’Europa, ha onorato “tutti i suoi contratti a lungo termine con noi”, ha ammesso von der Leyen, anche se finora non ha risposto alla maggiore domanda di gas in Europa come negli anni precedenti.

    La risposta, in sostanza, ha a che fare con la diversificazione dei fornitori di gas all’Unione, più che con il superamento della dipendenza dal gas, che viene espressamente considerato da Bruxelles fonte energetica essenziale per la transizione. Tanto che nei piani di Bruxelles, von der Leyen ammette ai deputati che “stiamo cercando attivamente di stabilire contatti con i fornitori di gas stranieri”, per diversificarli. Cita la compagnia norvegese Equinor Norway che ha già annunciato un aumento delle consegne di gas dirette al Continente. Ma altri ne seguiranno ed è all’inizio del 2022 che la Commissione ha deciso di presentare una “nuova strategia per un dialogo internazionale sull’energia”, per sostenere gli Stati membri nei loro contatti internazionali di forniture.

    I capi di Stato e governo ne discuteranno al Vertice, anche se non si aspettano grandi decisioni rivoluzionarie. Tutto è rimandato almeno a dicembre quando la Commissione presenterà una nuova legislazione per decarbonizzare il mercato del gas già pianificata a Bruxelles come parte finale del pacchetto Fit for 55. La presidente della Commissione ha confermato che esaminerà i possibili benefici dell’acquisto congiunto di gas naturale da parte dei paesi dell’UE, un’idea proposta nelle ultime settimane da alcuni governi, come l’Italia e la Spagna. A metà novembre arriverà una prima valutazione sull’attuale mercato dell’energia per considerare un disaccoppiamento dei prezzi del gas e dell’elettricità, per affrontarne la volatilità.

    L’Europarlamento vuole la Polonia al Centro del Consiglio Europeo

    Se i prezzi dell’energia sono al centro dell’agenda e del discorso di von der Leyen, l’attenzione degli eurodeputati è tutta sulla rottura con la Polonia sullo stato di diritto, che ieri mattina ha animato il dibattito in plenaria. C’è una chiara convergenza dei deputati per far slittare il tema in cima ai lavori del vertice. “Il dibattito di ieri ha illustrato la preoccupazione della maggior parte dei democratici europei per lo stato di diritto e la sua difesa in Europa”, ha ricordato la capogruppo S&D, Iratxe Garcia Perez. “Chiediamo che il Consiglio Europeo agisca. Non possiamo rischiare il futuro del progetto UE”.

    “Assistiamo a un dibattito sempre più diviso e tossico sullo stato di diritto in Europa, è della massima importanza che il Consiglio europeo si assuma finalmente le sue responsabilità”, ha aggiunto Esther de Lange, eurodeputata del PPE. Stéphane Sejourner, fresco di elezione a nuovo presidente di Renew Europe, ha ricordato la necessità di “risolvere i veri problemi. Nessun europeo vive meno per l’esistenza della Corte europea di giustizia”, afferma in riferimento al sentenza della Corte polacca che ha stabilito la supremazia del diritto nazionale, all’origine dello scontro tra Varsavia e Bruxelles. “Gli attacchi dell’estrema destra alla democrazia devono essere al centro del dibattito al vertice dei leader dell’UE di questa settimana”, afferma Manon Aubry a nome della Sinistra ex Gue. Da ECR arriva invece la difesa della Polonia, accusando l’Aula di Strasburgo di strumentalizzare il dibattito. L’eurodeputato Raffaele Fitto parla di una vera e propria “fissazione” dell’Aula verso Varsavia, che invece oggi è stata appena accennata da von der Leyen.

    Tags: energiaeucorinnovabiliursula von der leyen

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