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    Home » Cronaca » Von der Leyen: “A gennaio Omicron sarà la variante dominante, sono preoccupata”

    Von der Leyen: “A gennaio Omicron sarà la variante dominante, sono preoccupata”

    La presidente della Commissione inquieta di fronte alla recrudescenza del Coronavirus: "Ma abbiamo gli strumenti per vincerlo. Vacciniamoci". ECDC: "Ridurre il mescolamento interfamiliare a Natale". Draghi: Omicron è veloce, da noi è rara e vogliamo che lo rimanga

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    15 Dicembre 2021
    in Cronaca
    La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, a Strasburgo per l'ultima sessione plenaria del 2021. E' preoccupata per Omicron. "A gennaio sarà la variante dominante" [Strasburgo, 15 dicembre 2021]

    Bruxelles – Ci sono i vaccini, ma pure tanti che ancora non l’hanno fatto. Ci sono reparti di terapia intensiva non più al collasso, eppure tanti, troppi contagi. Difficile non vedere tutti gli elementi di una crisi sanitaria ancora lontana dall’essere superata. Dunque non essere proprio ottimisti risulta automatico. Ursula von der Leyen, dopo aver sentito anche l’ultimo allarmato rapporto dell’Autorità europea per la sicurzza sanitaria (ECDC) si rivolge all’Aula del Parlamento europeo “con un misto di preoccupazione e fiducia”, e non potrebbe essere diversamente. La situazione è tale che “per metà gennaio Omicron sarà la variante dominante in Europa”, dove vaccini e vaccinati non ce ne sono nei termini che invece si vorrebbero.

    “Ancora una volta il Natale è messo in ombra dal COVID”, dice la presidente della Commissione europea. rammaricata più per lo sforzo che ancora ci vorrà per uscire da tutto questo. “Abbiamo la forza e gli strumenti per superarlo nel lungo periodo”. Lungo periodo, quindi anni. E’ questa la ferale comunicazione che riguarda gli europei. Ci vorranno anni.

    Per accelerare serve il vaccino, l’unico strumento a disposizione. “Abbiamo già garantito all’Europa un miliardi di dosi, e il 66 per cento della popolazione ha ricevuto due iniezioni, e la terza dose è la migliore opzione per questa variante”.

    Von der Leyen si sbilancia, sostiene di essere al lavoro con case farmaceutiche ed Agenzia del farmaco (EMA) per una nuova cura. “Abbiamo contratti che prevedono vaccini adattati alle varianti e per Omicron l’adattamento de vaccino richiederà al massimo 100 giorni”. Tre mesi e poco più, ma non è dato capire a partire da quando. Nella difficoltà della situazione cerca di rassicurare, ma il rischio di maggiore confusione resta sullo sfondo, come resta sullo sfondo la quota di popolazione non protetta.

    “Alcuni Paesi sono rimasti indietro, e li stiamo aiutando nelle campagne di informazione. Va superato lo scetticismo nei vaccini e aumentata la vaccinazione in ogni fascia d’età”. Non si avventura a menzionare l’obbligo vaccinale, non abborda il tema e neanche lo evoca. Spetta ai governi un simile passo, e finora nessuno si è assunto la responsabilità di procedere in questo senso.

    L’ECDC nel suo aggiornamento sulla situazione epidemiologica spiega oggi che “è necessaria un’azione urgente e forte per ridurre la trasmissione al fine di alleviare il già pesante onere sui sistemi sanitari e proteggere i più vulnerabili nei prossimi mesi”. Anche perchè la variante Omicron, è scritto, diventerà predominante all’inizio del 2022 e avrà un “impatto molto significativo”.

    Secondo l’Agenzia UE, la rapida reintroduzione e il rafforzamento delle misure di prevenzione non farmaceutiche “sono necessari per ridurre la trasmissione della variante Delta e rallentare la diffusione della Omicron e mantenere gestibile il carico sanitario e di malattia correlato al COVID-19″. Ed ecco le raccomandazioni agli Stati: “Evitare grandi raduni pubblici o privati, incoraggiare l’uso di maschere per il viso, ridurre i contatti tra gruppi di individui in contesti sociali o di lavoro, telelavoro, test estesi e una forte tracciabilità dei contatti”. Ma il Natale potrebbe pagare, anche quest’anno, un prezzo pesante, perché secondo ECDC “le autorità dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di consigliare una riduzione del mescolamento interfamiliare e di esercitare ulteriore cautela durante i viaggi e/o laddove sia previsto il mescolamento intergenerazionale durante le festività natalizie”.

    Eppure l’Europa è spaventata dalle varianti. “Abbiamo visto che il numero di forti aumenti nei contagi è dato dalla variante Delta, e ora vediamo la variante Omicron, che è più contagiosa”. E tra poco più di un mese, sarà la variante dominante. Ecco perché l’Europa non può stare tranquilla, e ci si sconfessa. Lo fa von der Leyen, usando toni più allarmistici di quelli usati dal suo commissario Paolo Gentiloni, che solo due settimana fa diceva di non avere paura. Lo fa l’Italia di Mario Draghi, che chiede ai possessori di green pass un tampone per rientrare in Italia: “C’è Omicron che ha capacità di contagio nettamente superiore alle altre varianti – ha spiegato oggi alla Camera il presidente del Consiglio – e da noi i contagi con Omicron sono meno dello 0,2%, in altri Paesi la variante è molto diffusa, ad esempio in Danimarca, in Regno Unito diffusissima, per cui si è pensato di attuare la stessa pratica che si usa oggi per i visitatori che provengono dal Regno Unito, non credo ci sia molto da riflettere su questo”.

    Omicron: pochi dati, forse è leggera, ma fa paura “e provocherà ulteriori decessi”

    A giudizio di ECDC i dati sono attualmente “troppo limitati” per valutare con sufficiente sicurezza la gravità della malattia causata da Omicron nella popolazione dell’Unione. Tuttavia, “anche se la gravità della malattia causata dall’Omicron VOC è uguale o inferiore alla gravità del Delta”, la maggiore trasmissibilità e “la conseguente crescita esponenziale dei casi supereranno rapidamente qualsiasi beneficio di una gravità potenzialmente ridotta”. ECDC ritiene quindi molto probabile che Omicron “provocherà ulteriori ricoveri e decessi”, oltre a quelli già previsti nelle precedenti previsioni che tengono conto solo della variante Delta.

    Secondo le prove attualmente disponibili, per gli esiti gravi causati dal Delta e potenzialmente da Omicron, “le dosi di richiamo aumenteranno la protezione”, sottolinea ECDC, con l’impatto sulla popolazione che dovrebbe essere maggiore se la dose di richiamo viene somministrata alla maggior parte della popolazione adulta entro un breve intervallo. I dati attualmente disponibili consigliano la somministrazione sicura ed efficace di una dose di richiamo già a tre mesi dal completamento della vaccinazione primaria. L’accorciamento dell’intervallo di somministrazione a tre mesi potrebbe richiedere l’adeguamento dei piani nazionali di distribuzione dei vaccini.

    Tags: COVIDnatalepandemiasessione plenariaueursula von der leyenvaccini

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