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    Home » Politica Estera » Dentro la risoluzione Onu per la pace giusta in Ucraina: chi sono i Paesi astenuti e i contrari

    Dentro la risoluzione Onu per la pace giusta in Ucraina: chi sono i Paesi astenuti e i contrari

    Con 141 voti favorevoli, 7 contrari e 32 astenuti, le Nazioni Unite hanno ribadito la necessità che Mosca fermi la sua guerra di aggressione. Ma rispetto alla prima risoluzione del marzo del 2022, anche Nicaragua e Mali si sono schierate con il Cremlino. E tra gli astenuti figurano alcuni partner dell'Ue

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    24 Febbraio 2023
    in Politica Estera
    onu ucraina

    (Photo by TIMOTHY A. CLARY / AFP)

    Bruxelles – Le Nazioni Unite, dopo due giorni di bagarre, hanno approvato con una maggioranza schiacciante la risoluzione per una “pace giusta” in Ucraina. 141 i voti a favore, 7 i contrari, 32 gli astenuti: a un anno dall’inizio dell’invasione russa e dalla prima risoluzione Onu, lo scacchiere internazionale rimane pressoché invariato. Il 2 marzo 2022 infatti, in un clima sconvolto dalle immagini dei primi tank dell’esercito di Mosca che oltrepassavano il confine con l’Ucraina, 141 Paesi votarono in fretta e furia una risoluzione in cui si chiedeva il ritiro delle truppe russe. In quell’occasione, i contrari furono 5, gli astenuti 35.

    Nel club filorusso che un anno fa contava, oltre al Cremlino, Bielorussia, Corea del Nord, Siria e Eritrea, figurano ora anche Nicaragua e Mali, che nel 2022 si erano astenute in sede Onu. Entrambe d’altronde, nell’ultimo periodo hanno rinsaldato i legami con Mosca: nella repubblica centro-americana, il presidente Daniel Ortega ha autorizzato lo scorso luglio l’ingresso nel Paese a truppe, aerei e navi russe per scopi di addestramento e pubblica sicurezza, rafforzando così la storica vicinanza politica, che esiste dai tempi del supporto dell’Unione Sovietica alla rivoluzione sandinista del 1979. In Mali invece, per mantenere il potere la giunta militare di Assimi Goïta si appoggia al gruppo Wagner, la milizia di mercenari legata al Cremlino e al Ministero della Difesa russo.

    I partner dell’Ue che si sono astenuti all’Onu

    Tra i 32 astenuti, oltre a Cina e India, spiccano soprattutto alcuni Paesi partner dell’Unione europea: Algeria, Sud Africa, Etiopia, Kazakistan. L’Algeria, “partner chiave per l’Ue nell’ambito del vicinato meridionale”, con cui nel 2017 sono state adottate le priorità comuni del partenariato per un “impegno politico e cooperazione rafforzata”; il Sud Africa, dove l’Alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Ue, Josep Borrell, si è recato solo un mese fa per la 15esima sessione del Dialogo politico ministeriale, e in cui proprio Borrell aveva sottolineato il contributo potenziale del governo di Pretoria per mettere fine all’aggressione della Russia contro l’Ucraina; il Kazakistan, che nel 2015 ha firmato con l’Ue l’Accordo di Partnership e Cooperazione rafforzata (Epca), entrato in vigore nel 2020. E l’Etiopia, che a novembre ha trovato l’accordo per il cessate il fuoco con il Fronte popolare del Tigray, e la cui popolazione è stata sostenuta da Bruxelles con aiuti allo sviluppo e aiuti umanitari prima e durante il conflitto. Due invece i Paesi che si erano astenuti un anno fa e che si sono convinti della necessità di fermare l’aggressione militare di Mosca: si tratta di Iraq e Madagascar.

    “Prenderemo nota dei Paesi che si sono astenuti“, ha commentato a proposito la portavoce della Commissione europea, Nabila Massrali, a cui ha fatto immediatamente eco il rappresentante capo dell’esecutivo comunitario, Eric Mamer, che ha promesso: “Continueremo i nostri sforzi pedagogici per spiegare la posizione dell’Ue, che è quella del rispetto del diritto internazionale, a tutti i nostri Partner nel mondo”. Il capo della diplomazia europea, Josep Borrell, ha preferito rimarcare la “schiacciante maggioranza” che ha “affermato chiaramente che la Russia deve fermarsi”, e che deve farlo “ora”. Le zone d’ombra lasciate dalla risoluzione delle Nazioni Unite, definita dal vicepresidente del Consiglio italiano, Antonio Tajani, “un grande successo”, per il momento non preoccupano Bruxelles, decisa a continuare “a discutere con tutti i partner per far comprendere sempre di più le origini di questo conflitto e la necessità di porvi fine“.

    The United Nations General Assembly #UNGA has voted today.

    141 countries called for a just, lasting and comprehensive peace in #Ukraine.

    The overwhelming majority of the international community has spoken clearly: Russia must stop its aggression.

    It needs to stop now. pic.twitter.com/pL5ic7gUoe

    — Josep Borrell Fontelles (@JosepBorrellF) February 23, 2023

    Tags: onuukraine

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