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    Home » Cronaca » A entrare in Europa ci sono anche (tanti) minori non accompagnati. E non sempre vengono tutelati

    A entrare in Europa ci sono anche (tanti) minori non accompagnati. E non sempre vengono tutelati

    A Bruxelles la conferenza finale di "FA.B! Together", progetto europeo su sistemi di assistenza familiare alternativi in Italia, Spagna, Grecia, Cipro e Malta. Nel 2022, 43 mila richiedenti asilo in Ue erano fanciulli, in Italia attualmente ce ne sono più di 20 mila

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    24 Maggio 2023
    in Cronaca
    migranti minori non accompagnati

    (Photo by LOUISA GOULIAMAKI / AFP)

    Bruxelles – Tra le oltre 400 mila persone migranti che hanno messo piede sul territorio dell’Unione europea nell’ultimo anno e mezzo (330 mila nel 2022 e 80 mila nei primi 4 mesi del 2023), c’è un gruppo particolarmente vulnerabile, anch’esso in costante crescita: i minori non accompagnati. Solo nel 2022, circa 43 mila richiedenti asilo in Ue non avevano raggiunto il 18esimo anno di età.

    Per questo gruppo, esposto a forti rischi di discriminazione e marginalizzazione, la strada verso l’età adulta dipende in modo fatale dal Paese in cui approdano. I cosiddetti Med5 – Italia, Grecia, Spagna, Malta e Cipro-, che si fanno carico delle procedure d’asilo di un’importante fetta dei migranti provenienti dal continente africano e dal Medio Oriente, prevedono percorsi molto differenti per i più giovani. Non tutti capaci di garantire loro i diritti sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue e dalla convenzione Onu sui diritti dell’infanzia.

    In generale, il diritto internazionale predilige l’assistenza familiare a quella istituzionale, perché maggiormente capace di garantire la protezione e lo sviluppo del minore. Non fa eccezione l’Ue, che sulla “de-istituzionalizzazione” e su forme alternative di assistenza ha sviluppato negli anni diversi progetti. Come “FA.B! Together“, progetto europeo che in tre anni ha indagato e sviluppato sistemi di assistenza familiare alternativi nei 5 Paesi in prima linea nell’accoglienza nel Mar Mediterraneo. “Miglioramento delle competenze degli attori coinvolti in sistemi non istituzionalizzati di assistenza, sensibilizzazione della società civile, trasferimento di competenze e strumenti per l’implementazione di pratiche di assistenza familiare ad hoc per i differenti contesti nazionali”, questi gli obiettivi che si era posto il progetto.

    Minori non accompagnati, le testimonianze dai Med5

    Per la chiusura del progetto, rappresentanti dei 5 Paesi coinvolti si sono ritrovati a Bruxelles per condividere dati e risultati ottenuti. La situazione più drammatica a Malta: come raccontato dal Servizio Gesuita per i Rifugiati (Jrs Malta), ad attendere i minori che arrivano sull’isola c’è un periodo di detenzione, necessario per le procedure di verifica anagrafica. Un periodo di “qualche settimana”, ma che “ogni tanto dura più tempo”. Per la legislazione maltese i minori non accompagnati – nel 2021 ne sono arrivati 205 – non sono un gruppo specifico e sono sottoposti allo stesso duro trattamento degli adulti: secondo Jrs Malta lo stato di detenzione crea nei più piccoli “problemi psicologici, come mancanza di controllo e senso di abbandono”.

    Chi ha fatto un passo avanti in tal senso è la Grecia, che di recente ha abolito la pratica della “custodia protettiva” dei minori da parte delle forze dell’ordine. Per Konstantina Bartsoka, che lavora nel Ministero per la migrazione e l’asilo, Atene è finalmente riuscita a riconoscere la validità di un’approccio basato sull’affido familiare, “ideale per alleviare i bisogni crescenti e specifici di questo segmento di popolazione”. A Cipro, il Cyprus Social Welfare Services sta sviluppando ulteriori modelli di assistenza, come “strutture di abitazioni semi indipendenti” e l’individuazione di “referenti” che possano, in collaborazione con le istituzioni, facilitare l’integrazione dei giovani che arrivano sull’isola.

    Un sistema che si regge principalmente sulla pratica dell’affido può andare in crisi quando il numero di minori non accompagnati è decisamente più alto, come in Italia e in Spagna. Solo in Italia, a fine 2022 ne sono stati censiti 20,089: per la no profit Cidis è fondamentale “coinvolgere le comunità e la società civile” nella costruzione di un progetto di vita per questi giovani. Lavoro che spesso fa fatto in brevissimo tempo, perché al compimento dei 18 anni rischiano di perdere i diritti e la protezione garantiti dal loro stato di minori. Per questo motivo il “mentoring” – processo formativo nel quale una persona guida e promuove lo sviluppo personale e professionale del minore – si sta affermando nel nostro Paese come modello efficace per sostenere percorsi di inclusione sociale per i neomaggiorenni non accompagnati.

    Tags: med5migrantiminori non accompagnatinuovo patto immigrazione e asilo

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