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    Home » Politica » Pnrr, la scadenza del 2026 non si tocca. L’Ue ai Paesi membri: “No ai miracoli, ok solo a progetti fattibili”

    Pnrr, la scadenza del 2026 non si tocca. L’Ue ai Paesi membri: “No ai miracoli, ok solo a progetti fattibili”

    A 454 giorni dalla scadenza attese ancora richieste di pagamenti per oltre 335 miliardi di euro. L'idea della Commissione: per utilizzare le restanti dotazioni finanziarie la possibilità di trasferimenti al programma Edip per la difesa

    Simone De La Feld</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@SimoneDeLaFeld1" target="_blank">@SimoneDeLaFeld1</a> di Simone De La Feld @SimoneDeLaFeld1
    4 Giugno 2025
    in Politica, Economia
    EU Executive Vice-President for Cohesion and Reforms Raffaele Fitto (L) and EU Commissioner for Economy and Productivity, Implementation and Simplification Valdis Dombrovskis (R) arrive to take part in the weekly College of Commissioners at the EU headquarters in Brussels on March 19, 2025. (Photo by Nicolas TUCAT / AFP)

    EU Executive Vice-President for Cohesion and Reforms Raffaele Fitto (L) and EU Commissioner for Economy and Productivity, Implementation and Simplification Valdis Dombrovskis (R) arrive to take part in the weekly College of Commissioners at the EU headquarters in Brussels on March 19, 2025. (Photo by Nicolas TUCAT / AFP)

    Bruxelles – La Commissione europea fa chiarezza una volta per tutte su quel che resta da spendere del dispositivo per la ripresa e la resilienza. Non si tratta di spiccioli, ma di richieste di pagamenti per oltre 335 miliardi di euro che i Paesi membri non hanno ancora presentato a Bruxelles. La scadenza non cambia, non si andrà oltre il 31 agosto 2026: entro quella data, i governi “sono invitati a rivedere i loro piani per includere solo misure realizzabili”. Per utilizzare fino all’ultimo centesimo quanto pattuito, le “misure alternative” non mancano.

    Oggi (4 giugno) il vicepresidente esecutivo Raffaele Fitto e il commissario Ue per il Commercio, Valdis Dombrovskis, hanno presentato una comunicazione che fornisce orientamenti agli Stati membri per razionalizzare i Pnrr, raggiungere tutte le tappe intermedie e gli obiettivi concordati e preparare le richieste di pagamento finale nel 2026. Finora, Bruxelles ha erogato alle capitali 315 miliardi di euro, a seguito del raggiungimento di oltre 2 mila tappe intermedie e obiettivi nella realizzazione di riforme e investimenti.

    “Le riforme lanciate sono ampie e di grande portata. Abbiamo registrato tanti progressi ma è importante dire che serve fare di più. Resta una priorità accelerare” in vista delle scadenze, ha affermato Fitto. Mancano ancora circa 154 miliardi in sovvenzioni e 180 miliardi in prestiti. In prospettiva, oltre 4.300 tappe intermedie e obiettivi – su 7.105 – devono ancora essere sottoposti alla valutazione di Bruxelles. Ancora più preoccupante, sembra che in questi ultimi mesi i Paesi membri abbiano esaurito l’abbrivio: dall’inizio dell’anno, sono stati erogati solo 9,5 miliardi di euro, in un momento in cui “sarebbe stata necessaria un’ulteriore accelerazione”.

    Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea, 04/06/25

    Con buona pace di chi – l’Italia in prima linea – ha suggerito a più riprese di ritardare le scadenze, i regolamenti che hanno istituito lo strumento al centro del piano di ripresa post-pandemico NextGenerationEU non ammettono deroghe. “Qualsiasi azione intrapresa dopo il 31 agosto 2026 per conseguire le tappe intermedie e gli obiettivi non potrà essere presa in considerazione nella valutazione delle richieste di pagamento“, chiude la partita Bruxelles. Il calendario è definitivo: tutte le richieste di pagamento, comprese le dichiarazioni di gestione, e tutte le prove necessarie per la loro valutazione, devono essere presentate entro il 30 settembre 2026. La Commissione effettuerà tutti i pagamenti entro il 31 dicembre 2026.

    Ecco perché, a questo punto, diventa “estremamente importante effettuare una revisione molto approfondita”, chiariscono fonti della Commissione. Il principio guida è mantenere nei piani solo i progetti che sono sicuri di essere completati. Le altre misure “dovrebbero essere eliminate per evitare il disimpegno di ingenti fondi del dispositivo”, si legge nella comunicazione. “Non c’è spazio per i miracoli”, è la linea di Bruxelles. Concentrarsi esclusivamente sugli elementi essenziali, e farlo il prima possibile, procedendo “entro la fine del 2025 alla revisione dei piani”.

    La Commissione europea ha ricordato le scappatoie a disposizione dei Paesi membri per riorientare o ottimizzare le risorse. E ne ha aggiunte di nuove. I 27 dovrebbero “valutare la possibilità di rafforzare le misure la cui attuazione procede bene”, o di “suddividere” i progetti in modo da richiedere i finanziamenti solo per quegli elementi che possono essere attuati entro la scadenza, mentre il resto dei progetti “potrebbe essere attuato con fondi nazionali o, se ammissibili, con altri fondi dell’Ue, su un arco temporale più lungo”.

    Possono trasferire su InvestEU, il programma Ue per gli investimenti strategici, fondi per un importo fino al 4 per cento del totale del Pnrr. E soprattutto possono – o meglio potrebbero – spostare fondi per “sostenere contributi nazionali volontari al futuro programma europeo per l’industria della difesa (EDIP)”. Ma l’iter legislativo sul regolamento che istituirebbe EDIP non è ancora concluso, e una tale possibilità dovrebbe essere ammessa dagli stessi Stati membri e dal Parlamento durante i triloghi.

    Tags: next generation eupiano nazionale di ripresa e resilienzapnrrrRaffaele Fittorecovery fundRRF

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