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    Home » Politica » Marcia indietro in Slovenia: saltano i referendum sulle spese militari e sulla Nato

    Marcia indietro in Slovenia: saltano i referendum sulle spese militari e sulla Nato

    Sulle giravolte di Lubiana pesano le distanze tra i partner della coalizione di governo di centro-sinistra, divisi sull’aumento degli investimenti in difesa deciso al summit dell’Alleanza all’Aia

    Francesco Bortoletto</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/bortoletto_f" target="_blank">bortoletto_f</a> di Francesco Bortoletto bortoletto_f
    21 Luglio 2025
    in Politica, Difesa e Sicurezza
    Robert Golob

    Il primo ministro sloveno Robert Golob (foto: Consiglio europeo)

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    Bruxelles – Referendum, indietro tutta. Le consultazioni popolari sull’aumento delle spese militari e sull’adesione della Slovenia alla Nato annunciate nelle scorse settimane alla fine non si terranno. Lo ha deciso il Parlamento di Lubiana, solo due settimane dopo aver approvato la convocazione del primo quesito consultivo. Se gli sloveni si fossero recati alle urne, la maggioranza di governo sarebbe quasi sicuramente implosa.

    Si risolve in una bolla di sapone la vicenda del doppio referendum del Paese balcanico sulla delicata questione della difesa. Con un voto all’Assemblea nazionale (la Camera bassa del legislativo di Lubiana), appositamente riunita in sessione straordinaria lo scorso 18 luglio prima della pausa estiva, è stata annullata la decisione di indire una consultazione popolare sull’aumento delle spese militari, cui avrebbe dovuto accompagnarsene un’altra sulla permanenza nell’Alleanza nordatlantica.

    La realtà è che il doppio referendum avrebbe portato con ogni probabilità alla spaccatura definitiva della fragile coalizione di governo, all’interno della quale si è verificato nelle ultime settimane un cortocircuito politico proprio sul tema della difesa.

    Schoof Golob Rutte Nato
    Da sinistra: il primo ministro olandese Dick Schoof, quello sloveno Robert Golob e il Segretario generale della Nato, Mark Rutte (foto: Nato)

    La prima consultazione era stata promossa a inizio luglio dal junior partner della maggioranza di centro-sinistra, Levica (“Sinistra”), dopo che l’esecutivo guidato da Robert Golob aveva assunto l’impegno a portare gli investimenti in difesa al 5 per cento del Pil al summit Nato dell’Aia lo scorso 25 giugno.

    La Slovenia è uno degli Stati membri dell’Alleanza con la spesa per la difesa più bassa, pari a meno dell’1,3 per cento del Pil. Golob mira a raggiungere quota 3 per cento entro il 2030, mentre l’impegno concordato all’Aia è del 5 per cento al 2035.

    Secondo la sinistra radicale, il Paese non può permettersi un aumento così massiccio delle spese militari, soprattutto se questo dovesse avvenire a scapito dei programmi sociali. L’Assemblea aveva dato il disco verde alla mozione di Levica a inizio luglio con 46 “sì”, tra cui quelli delle opposizioni e, soprattutto, dei Socialdemocratici (Sd), la terza gamba dell’esecutivo che conta sette eletti nell’emiciclo.

    All’epoca il premier, leader del partito liberale Svoboda (“Libertà”) che è la prima forza in Parlamento, aveva bollato la richiesta di un referendum come un “inganno populista“. “Ci sono solo due strade possibili: o restiamo nell’Alleanza e paghiamo la quota di adesione, oppure usciamo dall’Alleanza“, aveva dichiarato senza mezzi termini. Per poi rilanciare, proponendo una seconda consultazione sull’adesione di Lubiana alla Nato, avviata nel 2004 (lo stesso anno la Slovenia è entrata anche in Ue).

    Venerdì, invece, il Parlamento ha fatto dietrofront proprio su iniziativa del partito di Golob. E le distanze tra i partner dell’esecutivo si evincono da com’è andato il voto in Aula. Dei 90 membri dell’emiciclo, 44 hanno appoggiato la revoca, sette l’hanno opposta e il resto dei presenti si è astenuto. A sostegno dell’annullamento hanno votato in modo compatto 39 deputati di Svoboda, tre membri dell’Sd e due rappresentanti delle minoranze linguistiche.

    Robert Golob
    Il primo ministro sloveno Robert Golob (foto: Gaetan Claessens via Imagoeconomica)

    Golob ha salutato la “conclusione responsabile dei giochi politici dell’opposizione“, glissando sul fatto che entrambi i referendum erano stati proposti dal campo della maggioranza. La capogruppo liberale in Aula, Nataša Avšič Bogovič, tira un sospiro di sollievo ribadendo che convocare i cittadini alle urne sarebbe stato “dannoso per gli elettori e per la Slovenia” e definendo il quesito proposto da Levica come “fuorviante”.

    Ma ad essersi spaccato è soprattutto l’Sd: se tre deputati hanno appoggiato la mozione di Svoboda, gli altri quattro si sono astenuti. Il capogruppo Jani Prednik ha dichiarato che il partito sostiene ancora i referendum e vorrebbe avviare un dibattito pubblico sul tema, mentre dalle fila di Levica si punta il dito contro la retromarcia degli alleati socialdemocratici.

    D’altro canto, sul “no” si sono schierati quattro membri di Levica più due indipendenti e un membro del Partito democratico (Sds), la formazione nazionalista guidata dall’ex premier Janez Janša. Il resto delle opposizioni – il grosso dell’Sds e i cristiano-democratici dell’NSi – si è astenuto, per portare allo scoperto le contraddizioni del governo. “La coalizione ha proposto il referendum, la coalizione lo ha revocato: davvero ipocrita“, il commento caustico di Janša.

    Tags: Levicanatoreferendumrobert golobsloveniaspese militari 5%

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