Bruxelles – L’Ue è ottimista sul futuro del trattato globale sulla plastica. Sono giunti alla fase finale i negoziati Onu (cominciati nel 2022) per mettere nero su bianco un trattato internazionale sul tema, in calendario per il 5-14 agosto a Ginevra. L’esecutivo comunitario spingerà per adottare un quadro normativo che copra l’intero ciclo di vita dei prodotti in plastica, dalla progettazione alla produzione, fino allo smaltimento dei rifiuti.
L’obiettivo di Bruxelles, che tratta a nome dei Ventisette, è che in sede multilaterale si riesca ad affrontare la questione con un approccio olistico e transnazionale, superando l’ottica in cui ogni Paese decide autonomamente quali regole darsi dato che, come certificano tomi di studi scientifici, l’inquinamento non si ferma ai confini statali.
Attualmente, gli impegni internazionali sono principalmente rivolti verso obiettivi a breve termine e si concentrano soprattutto sulle azioni da implementare nella parte downstream del ciclo di vita dei prodotti, riguardante soprattutto gestione e smaltimento dei rifiuti contenenti sostanze plastiche. Tutt’al più, alcuni Paesi stanno adottando misure per ridurre il consumo e aumentare il riciclaggio, oppure stanno intervenendo per rimuovere direttamente alcuni prodotti dal mercato, come quelli in plastica monouso.
L’Ue vorrebbe invece focalizzare gli sforzi multilaterali su una regolamentazione più organica che coinvolga anche la parte upstream del processo di produzione. Per quanto gli interventi downstream rimangano centrali, osservano dal Berlaymont, occorre mettere mano anche a tutte le fasi che vanno dalla scelta stessa di creare un prodotto fino al suo design, per passare poi all’assemblaggio, al packaging, alla spedizione e per finire con la commercializzazione.
Tra i principali problemi che il redigendo trattato dovrebbe contribuire ad affrontare, notano fonti comunitarie, c’è sicuramente l’emergenza inquinamento, in continuo peggioramento. Agli attuali livelli di produzione, gli impegni assunti dai Paesi fin qui non riusciranno a limitarlo in maniera significativa, soprattutto negli ecosistemi marini ed acquiferi.
D’altro canto, sottolineano le stesse fonti, riuscire a introdurre degli impegni chiari (e assicurarne il rispetto in maniera trasversale) permetterà anche alle aziende di muoversi all’interno di un quadro normativo prevedibile capace di garantire parità di condizioni agli attori economici. Uno dei princìpi guida, secondo l’Ue, dovrebbe essere quello per cui “chi inquina paga“.
Nel Vecchio continente si respira un cauto ottimismo. Negli ultimi tempi, sottolineano dalla Commissione, si è visto un movimento di molti attori (inclusi alcuni pesi massimi come Cina e Brasile) nella direzione di un accorciamento delle posizioni negoziali, interpretato come il segnale di una crescente disposizione ad accogliere un compromesso che funzioni per tutti.
L’importante, spiega il funzionario, è dotare il trattato di meccanismi adeguati e flessibili per poterlo adeguare agli sviluppi tecnico-scientifici futuri, senza fargli perdere efficacia. Inclusi strumenti di monitoraggio e implementazione, per assicurare che tutti rispettino le regole. Uno dei nodi più delicati sarà, come sempre, quello dei finanziamenti (Bruxelles vorrebbe uno strumento finanziario dedicato).










![Havana / La Habana. Portrait of Che Guevara in the Plaza de la Revolucíon [foto: Guillaume Baviere/WikimediaCommons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/Cuba_Che-120x86.jpg)