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    Home » Economia » La Germania innova a rilento. Ifo Institute: “Concentrati su tecnologie mature, quasi per niente su R&S”

    La Germania innova a rilento. Ifo Institute: “Concentrati su tecnologie mature, quasi per niente su R&S”

    L'obiettivo per il 2030 è il 3,5 per cento del Pil in ricerca e sviluppo. Per l'Istituto Ifo: "Non bastano i soldi pubblici ma è anche necessario un investimento privato nel settore”

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    15 Settembre 2025
    in Economia
    Germania

    Bruxelles – L’istituto di ricerca tedesco Ifo Institute bacchetta la Germania per la sua politica economica nel report “Una politica di innovazione orientata alla missione è una politica industriale migliore?”. Per i ricercatori tedeschi, Berlino “si concentra principalmente sulla produzione di tecnologie mature, ma quasi per niente sulla ricerca e sviluppo e sulle nuove industrie”. Un’arretratezza che rischia di diventare strutturale, rendendo ancora più complesso affrontare le sfide dell’attualità come “i problemi del cambiamento demografico, l’obiettivo della neutralità climatica, la nuova situazione geopolitica sono sfide che richiederanno tecnologie e soluzioni nuove”.

    Queste tecnologie devono essere sviluppate al più presto e, per l’istituto di ricerca, sembrerebbe difficile riuscirci quando “solo il 10 per cento delle misure di politica industriale tra il 2017 e il 2024 è legato alla ricerca e sviluppo”. Va comunque ricordato che la Germania rimane il Paese dell’Unione che spende di più in termini assoluti in ricerca (3,1 per cento del Pil, pari a 128 miliardi). Nonostante lo sforzo, un’ulteriore criticità è che, Berlino investe soprattutto in tecnologie già note, molto poco in quelle di recente sviluppo.

    La Germania sta cercando di invertire questa rotta aumentando la spesa annua in R&S ad almeno il 3,5 per cento del Pil entro il 2030. L’intenzione è stata sancita dall’accordo di coalizione stipulato tra CDU, CSU e SPD nel 2025. Questi maggiori investimenti devono però essere accompagnati, secondo l’istituto, da “incentivi alla ricerca privata”, vero motore dell’innovazione tedesca, che oggi finanzia il 62 per cento dell’intero settore.

    Quello che suggerisce il rapporto è un approccio per una politica ad obiettivi. Un esempio concreto è stata la “Missione Sistema Energetico 2045” del Ministero Federale dell’Economia e dell’Energia. In quel caso l’obiettivo di transizione verso un sistema energetico sostenibile viene perseguito attraverso il coordinamento di vari attori (tra cui gestori di rete, industria, amministrazione e privati), sotto una regia statale.

    Un’occasione di crescita degli investimenti in ricerca e sviluppo potrebbe arrivare dal finanziamento alla difesa. La Germania ha previsto di investire 108,2 miliardi di euro nel 2026 per rinnovare la sua forza militare e, per l’Ifo Institute, ciò può rivelarsi utile in quanto “la spesa militare sposta la composizione della spesa pubblica a favore della ricerca e sviluppo nel lungo termine”. Tuttavia, l’impostazione dell’investimento di Berlino non favorirebbe questo obiettivo, dal momento che “le potenziali sinergie rimangono in gran parte inutilizzate”.

    Un problema strutturale si riscontra anche nelle start-up tedesche. In Germania la quota d’investimento rimane inferiore rispetto a Stati Uniti, Svezia e Israele. Questi stati hanno raggiunto quote di valore aggiunto più elevato, ma hanno anche registrato tassi di crescita superiori alla media. In sintesi, per l’Ifo Institute “la Germania ha perso terreno rispetto all’avanguardia”.

    Tags: Crisigermaniaifo instituteinnovazione

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