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    Home » Politica » Allargamento: Stati di serie A e di serie B. L’Unione lavora a regole diverse per i nuovi membri

    Allargamento: Stati di serie A e di serie B. L’Unione lavora a regole diverse per i nuovi membri

    Moldova e Ucraina i paesi più prossimi all'adesione. Potrebbero entrare, ma senza il diritto di veto e con la minaccia di estromissione in caso di erosione del rispetto dei principi fondamentali

    Enrico Pascarella di Enrico Pascarella
    29 Ottobre 2025
    in Politica
    Tusk Macron Merz Sandu Moldova

    Da sinistra: il primo ministro polacco Donald Tusk, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente moldava Maia Sandu e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Chisinau, il 27 agosto 2025 (foto: Daniel Mihailescu/Afp)

    Bruxelles – Un “periodo di prova” per i nuovi Stati membri e una possibile estromissione dal club. L’allargamento europeo si apre a nuovi meccanismi per rendere più sostenibile l’ingresso dei paesi extra‑UE. Secondo quanto rivelato dal Mattinale Europeo, nel rapporto sui progressi dei Paesi candidati che sarà presentato dalla Commissione UE il 4 novembre, saranno proposte nuove regole in caso di adesione. I Paesi più vicini all’adesione sono la Moldova e l’Ucraina, che nei prossimi mesi potrebbero iniziare l’apertura dei 30 capitoli negoziali con l’Unione Europea.

    Stati di serie A e di serie B

    Non è ancora chiaro l’intero progetto, ma quanto emerso finora indica che sarà portata avanti l’idea di un periodo d’integrazione. In questo lasso di tempo i nuovi membri dovranno rinunciare al diritto di veto e saranno estromessi dalla comunità a 12 stelle in caso di arretramento sui valori fondamentali.

    L’introduzione sarebbe una novità che porta avanti l’idea di una sorta di classificazione tra Stati membri. La gerarchia sarebbe una novità per un sistema che ha sempre garantito pari diritti a tutti i suoi partecipanti. Il secondo aspetto – la possibilità di estromissione in caso di riduzione dei principi democratici – costituisce anch’esso un punto critico. Tale misura servirebbe a salvaguardare l’Unione da possibili derive anti‑comunitarie: impossibili da contrastare dato che l’infrastruttura decide all’unanimità. L’intenzione della Commissione è di evitare che una singola mela marcia sia in grado di bloccare l’intero processo decisionale.

    A retrocedere verso passati meno democratici possono essere anche nazioni già all’interno della comunità. Lo scenario potrebbe essere sempre più probabile visto che l’Unione Europea ha intenzione nei prossimi anni di allargarsi fino a più di trenta membri. In quest’ottica, nel discorso tenuto la settimana scorsa al Parlamento di Strasburgo, la commissaria all’allargamento Marta Kos aveva parlato di “un cammino parallelo tra riforme e allargamento”. Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen, che proprio il 4 novembre renderà pubblico un documento sulla revisione delle regole di funzionamento interne all’Ue, in vista dell’allargamento.

    Marta Kos
    La commissaria Ue all’Allargamento, Marta Kos (foto: Consiglio europeo)

    La “clausola passerella”

    Il diktat che seguirà l’organo esecutivo sarà comunque quello di non toccare i trattati, cercando di ammorbidire gli obblighi di unanimità sfruttando i cavilli e le deroghe del diritto europeo. Una possibilità è quella indicata da Kos di attivare la “clausola passerella”.

    La norma è presente nell’articolo 48 del Trattato sull’Unione europea (TUE). Il comma 7 prevede la possibilità, per il Consiglio, di passare alla maggioranza qualificata su uno o più specifici argomenti, a condizione che non vi sia opposizione da parte del Parlamento europeo e di tutti i parlamenti nazionali. Particolare rilevanza viene data alle assemblee nazionali, che hanno sei mesi di tempo per esprimere eventuale opposizione. In assenza di questa, il Consiglio può confermare la decisione e deliberare su una determinata materia senza l’obbligo dell’unanimità.

    L’applicazione di questa norma non comporterebbe una modifica dei trattati e sarebbe dunque più agevole da portare a termine. Allo stesso tempo, però, per arrivare all’applicazione dell’articolo 48 sarebbe necessaria una maggioranza assoluta. Il progetto assomiglia a quello per un “federalismo pragmatico” richiamato da Mario Draghi nel discorso per i Premi Principessa delle Asturie. Il tema resta sul tavolo. Il 4 novembre si parlerà di allargamento ma di riflesso si avranno segnali per capire se l’Unione Europea diventerà più efficiente. 

    Tags: allargamentoconsiglio europeotrattatiunanimità

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