A quella gigantesca isola, la più grande al mondo, dove da molti secoli si erano insediate sparute popolazioni di nativi del grande nord americano, tra cui quelli attuali, i Vichinghi avevano dato il nome di Groenlandia poco prima dell’anno mille dell’era cristiana. Secoli dopo, l’arrivo di missionari e mercanti Norvegesi e Danesi aveva inaugurato oltre due secoli di stabile colonizzazione, con l’intervallo del protettorato degli USA durante la seconda guerra mondiale; nel 1945, la Groenlandia fa ritorno al Regno di Danimarca e sviluppa una progressiva trasformazione da colonia a provincia d’oltremare, fino all’autonomia politica ottenuta a partire dal 1979, consolidata dagli accordi di autodeterminazione del 2009 che consentono alla comunità autonoma Groenlandese il controllo di tutte le risorse economiche del loro territorio.
La Groenlandia non fa parte dell’UE con la quale ha in atto un accordo di associazione. Appartiene politicamente alla Danimarca e i suoi cittadini sono di diritto danesi, e quindi anche europei.
Da qualche tempo uno spettro si aggira sulle terre gelate tra Nuuk e Thule. Non è quello evocato da Karl Marx nel 1848, ma richiama semmai quello che Shakespeare fa apparire ad Amleto. Anche per l’UE il dubbio esistenziale è lo stesso di quello pronunciato dal principe di Danimarca nel castello di Elsinore: essere o non essere?
Chi lo avrebbe mai detto che questa terra ricoperta di ghiacci sarebbe diventata oggetto di contesa politica tra storici alleati: l’Europa e gli USA?
Chi lo avrebbe mai detto che le reiterate minacce di occupazione militare della Groenlandia da parte di Trump avrebbero messo a nudo, prima ancora che la cronica debolezza geopolitica dell’UE, una palese violazione del patto atlantico del 1949, motivato dalla voglia di mettere le mani sul territorio altamente strategico degli Inuit ricco di materie prime? Nel dibattito tra esperti di geopolitica, spesso la legge del più forte è stata invocata da taluni per giustificare la politica del presidente americano, sebbene essa sembri solo un segno di debolezza (analogo all’operato bellicoso di Putin).
Chi richiama l’opinione pubblica al realismo e giustifica, al posto del diritto, l’uso della forza nelle relazioni internazionali con paesi amici e nemici, dovrebbe fare questo semplice ragionamento. Sarebbe legittimo che un cittadino inerme fosse rapinato e forse ferito o ucciso per strada da un criminale armato?
Che direbbero i sostenitori della legge del più forte? Darebbero ragione al criminale armato, magari evocando le teorie di Hobbes, Carl Schmitt o la favola del lupo e l’agnello di Fedro? Certamente non lo farebbero e anzi proporrebbero per il criminale pene esemplari, forse il ripristino della pena di morte nei paesi in cui questa è stata da tempo bandita.
La postura aggressiva degli USA a guida Trump verso la Groenlandia e l’UE fa intuire quanto singolare e importante sia stata la nascita del mercato comune nella guerra fredda e quanto l’UE abbia in seguito rappresentato e rappresenti un partner cruciale e un rivale a volte scomodo per il gigante americano. Primo attore commerciale mondiale, con l’euro seconda moneta usata negli scambi commerciali mondiali, e una popolazione di 450 milioni di persone, l’Unione europea (senza la Gran Bretagna) ha cento milioni di abitanti in più degli USA. Nella crisi globale attuale, l’America commetterebbe un incredibile autogol geopolitico se, nel totale dispregio del buon senso oltre che del diritto internazionale, provasse a generare attivamente, come dichiarato più volte dai suoi vertici al potere, la disgregazione dell’UE. Altro che legge del più forte.
Questo piano miope e aggressivo sembra purtroppo il frutto dell’anomia del più debole (di mente). La legge del più forte non sempre riesce a imporsi, come ci ricordano episodi mitici, Davide e Golia, Ulisse e Polifemo, o battaglie esemplari, come Maratona.
L’istallazione di basi e soldati di alcuni paesi europei in Groenlandia, già evocato dal governo francese, è un segnale importante inviato certamente di comune accordo con la Danimarca e il governo autonomo dell’isola.
Non bisogna aver paura. Non tutta l’America sostiene la politica del presidente attualmente in carica. La stella di Trump potrebbe presto offuscarsi almeno in parte. E non è affatto scontato che gli USA riuscirebbero a mettere in atto l’invio di truppe di occupazione in Groenlandia. Non è detto che le forze armate USA sarebbero pronte ad eseguire un ordine presidenziale in aperta violazione del patto atlantico; ci sarebbero forti e immediate reazioni politiche in varie parti del mondo e probabilmente enormi proteste da parte del popolo americano. Tuttavia, la minaccia dell’uso della forza da parte di Trump rimane un segnale d’allarme agghiacciante, un’insidia per gli abitanti dell’isola ricoperta di ghiacci, una doccia fredda per la NATO e una sfida glaciale per l’intera Europa libera.
Se questo è lo scenario, quale parte dovrà giocare l’Unione europea? I Federalisti europei, in linea con la storica strategia politica di Altiero Spinelli, hanno la stessa risposta valida per tutte le situazioni: realizzare l’Europa unita, gli United States of Europe (USE), con una politica estera e un esercito comune. Come se gli USA e la NATO non ci fossero, come se tutti gli Stati membri e i loro popoli fossero (o non potessero che essere) d’accordo, come se molte delle forze oggi d’opposizione in Francia o Germania non esistessero o non potessero presto andare al governo cambiando profondamente il posizionamento del vecchio continente.
Come se, ripetendo come un mantra il proprio progetto politico, si potesse superare ogni ostacolo e miracolosamente ottenerlo.
In realtà, per sopravvivere nell’emergenza, e potere un giorno continuare a progredire, l’Unione europea deve provare a portare avanti nell’immediato quello che è fattibile e che ha già più volte dimostrato di volere e poter fare. 1) rimanere coesa attorno al proprio modello socio-economico; 2) rafforzarsi militarmente, subito con i Paesi che ci stanno; 3) rendersi più autonoma in termini energetici, finanziari e tecnologici; 4) mantenere relazioni aperte a livello globale grazie al suo primato commerciale.
Una cosa è certa: la legge del più forte non è solo una questione di muscoli, ma anche una questione di saldezza d’animo, di intelligenza, di cultura, di finezza politica. Dalla Groenlandia al Mar Nero, i paesi europei dispongono in abbondanza di queste materie prime.




![Lars Lokke Rasmussen, ministro degli Esteri e per il commercio della Danimarca [Bruxelles, 14 luglio 2025]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/07/rassmussen-350x250.png)








