Bruxelles – Proseguono le polemiche su X e la modalità ‘piccante’ di Grok, il chatbot del social network di proprietà di Elon Musk. La Commissione europea ha definito “disgustosi” i recenti casi di immagini di donne e minori spogliati virtualmente da Grok su richiesta degli utenti, e avvertito che “non ha posto in Europa”. Gli attriti tra Musk e Bruxelles si moltiplicano, le indagini per violazione delle leggi europee si accumulano. Oggi (8 gennaio) il gruppo dei liberali (Renew) al Parlamento europeo ha inviato una lettera a Ursula von der Leyen, chiedendo di rompere gli indugi e “agire immediatamente”.
Il programma Grok Spicy è stato avviato lo scorso agosto, accessibile inizialmente con un abbonamento mensile, e consente di rielaborare un video o un’immagine generata dal modello per aggiungere elementi di nudità. Alla fine di dicembre è stata introdotta direttamente sulla piattaforma X la possibilità di modificare le immagini con lo strumento di intelligenza artificiale generativa. Grok “è stato recentemente utilizzato per produrre immagini provocanti di minori, tra cui un’attrice quattordicenne”, denuncia Renew. Esaminare la questione – come affermato dalla Commissione europea – non basta: secondo l’eurodeputata Veronika Cifrová, “i nudificatori e la pornografia infantile generata dall’intelligenza artificiale dovrebbero essere vietati in Europa. Punto”.
Il portavoce della Commissione europea per il digitale, Thomas Regnier, ad inizio settimana ha fatto il punto della situazione: a novembre, l’esecutivo UE ha inviato una richiesta di informazioni alla big tech a stelle e strisce. “Posso confermare che ci ha risposto durante la pausa di dicembre, e ora stiamo analizzando le informazioni ricevute“, ha spiegato. Secondo il Digital Services Act, Bruxelles potrebbe avviare un procedimento formale per mancata mitigazione dei rischi e protezione dei minori. Non solo, “ha anche il potere di sospendere temporaneamente Grok mentre l’indagine è in corso“, sostiene ancora Renew. Oggi, lo stesso Regnier ha precisato che la Commissione ha ordinato a X di conservare tutti i documenti e i dati interni relativi a Grok fino alla fine del 2026.
Il social network di Musk è nel mirino dell’UE da tempo. A dicembre Bruxelles ha inflitto alla piattaforma una multa di 120 milioni di euro (140 milioni di dollari) per aver violato le norme in materia di trasparenza della pubblicità e per i suoi metodi per la verifica degli utenti. E su X è ancora in corso un’indagine ai sensi del Digital Services Act avviata nel dicembre 2023.
Lo stesso Regnier ha ricordato i precedenti: “Penso che X sia ben consapevole che siamo molto seri riguardo all’applicazione della legge sui servizi digitali. Si ricorderanno la multa che hanno ricevuto a dicembre. Incoraggiamo quindi tutte le aziende a conformarsi, perché la Commissione è seria riguardo all’applicazione della legge”, aveva concluso. Al Parlamento europeo però, la famiglia liberale chiede un cambio di passo: “Dobbiamo porre fine all’idea che tutto ciò che viene fatto online sfugga al controllo della legge. Non siamo impotenti, ma sembra che scegliamo di esserlo”, ha insistito Cifrová.




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