Bruxelles – Tre petroliere greche sono state colpite da droni non identificati nel cuore del Mar Nero. L’incidente, a quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, è avvenuto mentre le imbarcazioni si stavano dirigendo a un terminal petrolifero sulla costa russa, ultima tappa dell’oleodotto kazako Caspian Pipeline. Anche se non esplicitato i sospetti puntano a un coinvolgimento ucraino visto che l’infrastruttura era già stata colpita due volte da Kiev. Uno dei motivi dell’interesse di Kiev è il fatto che l’oleodotto è gestito per il 27 per cento dalla società russa Transneft, anche se il petrolio venduto è kazako. A partecipare al consorzio anche l’italiana Eni, con il 2 per cento delle quote.
Two to four tankers with Kazakh oil were attacked by drones.
Two oil tankers were attacked by drones near the Caspian Pipeline Consortium (CPC) terminal on Tuesday.
One of the tankers – Delta Harmony – is operated by the Greek company Delta Tankers and was due to load… pic.twitter.com/3IS4ePk0UM
— Levan Gudadze (@GudadzeLevan) January 13, 2026
I danni alle navi
Una delle imbarcazioni più danneggiate sarebbe la Matilda, gestita dalla compagnia greca Thenamaris. A quanto affermato da un portavoce di Thenamaris contattato da Euronews: “Un incendio è divampato sul ponte, ma è stato immediatamente domato: i danni sono stati lievi e completamente riparabili, e non sono stati segnalati feriti. La nave, ha dichiarato la compagnia, è stata rimossa in sicurezza dall’area”. Un aspetto rilevante è che i droni abbiano colpito prima che le navi cargo fossero cariche di petrolio. Per questo motivo, i danni sono stati inferiori rispetto a casi analoghi. A quanto si apprende, non dovrebbe essere in pericolo l’integrità delle imbarcazioni, così come si escludono feriti o morti tra l’equipaggio.
⚡ Drones hit four Greek oil tankers in the Black Sea
Four tankers owned by Greek companies were attacked by drones on January 13 in the Black Sea, near the terminal of the Caspian Pipeline Consortium, according to sources cited by Reuters and Bloomberg.
The vessels targeted… pic.twitter.com/ONPX1hxMlJ
— NEXTA (@nexta_tv) January 13, 2026
Anche Eni penalizzata
Non è da sottovalutare la localizzazione dell’incidente. Gli attacchi sono avvenuti nel Mar Nero, a pochi chilometri da Novorossiysk, città russa che ospita il terminal dell’oleodotto Caspian Pipeline. L’infrastruttura, capace di trasportare idrocarburi, è gestita da un consorzio internazionale. A trarre profitto dagli introiti dell’oleodotto sono in primo luogo l’azienda statale russa Transneft, ma anche enti occidentali come l’americana Chevron ed ExxonMobil, l’inglese Shell e l’italiana Eni. L’attacco dei droni penalizza soprattutto queste società, che non hanno possibilità di far uscire il loro greggio dal bacino del Mar Nero.
I precedenti e la crisi del petrolio kazako
Non è la prima volta che il terminal russo viene preso di mira, così come tutta l’infrastruttura transcaucasica. A febbraio, una stazione di pompaggio in territorio Russia era stata colpita da droni UAV, riducendo il flusso di idrocarburi del 30 per cento. A novembre, invece, un drone ucraino aveva danneggiato uno dei tre ormeggi principali. Esplosioni che ancora oggi penalizzano l’infrastruttura, causando un crollo della produzione kazaka di petrolio: -35 per cento da inizio anno rispetto alla media di dicembre. Il sospetto di un coinvolgimento ucraino non è infondato, anche se per ora non sono arrivati commenti da parte delle autorità ucraine.

![[foto: Dr Doofenshmirtz/Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-risorse-350x250.png)









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