Dall’inviato a Strasburgo – La Commissione europea mette sul piatto una maxi riforma delle telecomunicazioni. È il nuovo Digital Networks Act, presentato oggi dalla vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen, che si pone l’obiettivo di “modernizzare, semplificare e armonizzare le regole sulle reti digitali”. Bruxelles fissa il calendario per l’addio alle reti in rame: piani nazionali entro il 2029, in vista del completamento della transizione alla fibra ottica non oltre il 2035. “Offriamo garanzie durante tutto il processo per garantire che nessuno venga lasciato indietro”, ha assicurato Virkkunen.
In conferenza stampa dal Parlamento europeo di Strasburgo, la vicepresidente esecutiva della Commissione ha affermato che saranno possibili alcune deroghe nelle “aree in cui la diffusione della fibra non è economicamente fattibile”, e sottolineato che “la maggior parte degli Stati membri sono a buon punto ma ci sono 7 Paesi che sono in ritardo“. Se Parlamento europeo e Consiglio dell’UE confermeranno il piano della Commissione, entro l’autunno del 2029, ciascun Paese membro dovrà notificare a Bruxelles il suo piano di transizione, identificando le cosiddette Copper Switch-Off Areas (CSO), aree geografiche in cui sarà necessario aumentare gli sforzi.
Per creare le condizioni affinché gli operatori investano nella diffusione di reti mobili e in fibra ottica avanzate, la Commissione europea mira a creare un mercato unico delle TLC. Introducendo un ‘passaporto unico’, che permetterà ai fornitori di offrire servizi in tutta l’Unione registrandosi in un solo Paese, armonizzando con licenze a durata illimitata l’assegnazione dello spettro e l’autorizzazione a livello Ue per gli operatori satellitari, riducendo gli oneri amministrativi e gli obblighi di rendicontazione, in modo che le imprese possano concentrare le proprie risorse su investimenti e innovazione. “Rafforziamo la competitività fornendo incentivi a sostegno degli investimenti a lungo termine e dell’innovazione nel settore, sostenendo l’implementazione di tecnologie innovative come il 6G”, ha dichiarato Virkkunen.
Nessuna ‘fair share‘, o clausola di giusta quota, per obbligare le grandi piattaforme generatrici di traffico come Netflix e Google a contribuire ai costi delle infrastrutture di rete dei fornitori europei. Il Digital Networks Act si limita a introdurre un meccanismo di cooperazione volontaria tra i fornitori di connettività e altri attori, tra cui le big tech e le grandi piattaforme di distribuzione di contenuti e servizi cloud. Virkkunen ha spiegato che nelle consultazioni con gli stakeholders sarebbe emersa un’ampia contrarietà a tariffe di questo tipo. Nel complesso, “la cooperazione funziona”, ha affermato. In sostanza, senza arrivare allo scontro frontale con l’amministrazione americana, la Commissione non va oltre alla richiesta di una maggiore cooperazione da parte delle big tech, con un meccanismo di risoluzione delle controversie sugli accordi commerciali e sull’uso delle infrastrutture di rete.
Di questo e di tanti altri temi dell’attualità europea ed internazionale si parlerà a Bruxelles, il 4 febbraio prossimo, ai tavoli della seconda edizione di Connact Annual Meeting nella prestigiosa sede di The Square.








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