Bruxelles – Laddove non è possibile raggiungere l’unanimità, bisogna forzare la mano e procedere. Il messaggio di Ursula von der Leyen in vista del vertice informale dei capi di Stato e di governo dell’Unione europea sulla competitività è chiaro: basta rimanere imprigionati da chi non vuole procedere, per rilanciare l’Europa nel mondo non si aspetta più nessuno. E allora, in mancanza di ambizioni e progressi condivisi a 27, “non dovremmo esitare a ricorrere alle possibilità previste dai trattati in materia di cooperazione rafforzata“, scrive in una lettera alle capitali la presidente della Commissione europea.
Il via libera al maxi-prestito da 90 miliardi per l’Ucraina, raggiunto aggirando il veto di Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, ha scoperchiato il vaso di pandora. L’unanimità è ciò a cui l’Unione deve tendere, non una gabbia da cui non poter uscire. E di fronte alla lentezza con cui Bruxelles sta varando le raccomandazioni indicate un anno e mezzo fa da Mario Draghi ed Enrico Letta – un’analisi dello European Policy Innovation Council diffusa dal Financial Times sostiene che solo il 15 per cento delle misure sono state pienamente attuate -, il meccanismo della cooperazione rafforzata, che permette ad almeno nove Stati membri di avanzare nell’integrazione su specifiche politiche, può diventare più che un’ultima ratio a cui ricorrere dopo mesi di trattative a vuoto.

I capi di Stato e di governo dell’UE si ritroveranno giovedì 12 febbraio al castello di Alden Biesen, a un’ottantina di chilometri da Bruxelles, per fare il punto sull’agenda di semplificazione e competitività stilata dalla Commissione europea a inizio legislatura. Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, ha esteso l’invito a Draghi e Letta, per riaggiornare i propri rapporti alla luce dell’incrinarsi dei rapporti transatlantici. Ursula von der Leyen, per preparare i lavori, ha riassunto i propri sforzi passati e futuri in una lettera ai leader.
La Commissione “ha già presentato dieci pacchetti omnibus volti a semplificare l’attuazione della legislazione esistente, integrati da una serie di iniziative di semplificazione supplementari”, ha rivendicato von der Leyen. Per un risparmio stimato da Bruxelles in 15 miliardi di euro all’anno. E l’opera di sburocratizzazione e deregolamentazione dell’esecutivo UE “è lungi dall’essere completa“, ha promesso. La Commissione – ha annunciato von der Leyen – intraprenderà “una profonda revisione normativa dell’acquis dell’UE”, in modo da “eliminare sistematicamente le disposizioni obsolete, le sovrapposizioni, le incongruenze e i requisiti procedurali ridondanti”.

La cooperazione rafforzata potrà tornare utile sullo spinoso tema del completamento del Mercato unico. Alcune capitali, in particolare dove siedono governi sovranisti, si oppongono a qualsiasi ulteriore passo di integrazione europea. Ma c’è da rimuovere le barriere interne al mercato unico, che “equivalgono a un dazio del 45 per cento sulle merci e del 110 per cento sui servizi”, ha sottolineato von der Leyen. Una vera e propria zappa sui piedi. Il rischio è quello di un’Unione a due velocità, ma “è chiaro che non possiamo più continuare a operare come se nulla fosse”, perché “le divergenze tra le norme nazionali e le condizioni commerciali degli Stati membri impediscono alle imprese di realizzare il loro pieno potenziale e limitano la competitività dell’Europa”, ha insistito la leader UE.
Il “mese prossimo” la Commissione presenterà la proposta per il 28esimo regime, un nuovo quadro giuridico, “unico e semplice”, che si applicherà in tutta l’Unione. “Lo chiamiamo EU Inc.”, ha annunciato von der Leyen, e “consentirà alle imprese innovative di operare, commerciare e raccogliere finanziamenti senza soluzione di continuità in tutti i 27 Stati membri”. Non è finita qui: l’altro ingrediente per rilanciare la competitività dell’UE è la ‘sovranità tecnologica’, l’indipendenza nell’approvvigionamento di tecnologie critiche. “Questa primavera presenterò un pacchetto sulla sovranità tecnologica per rafforzare ulteriormente le capacità dell’Europa”, ha affermato ancora von der Leyen nella lettera.



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