Bruxelles – L’Unione europea ha inaugurato oggi (19 febbraio) il suo primo Ufficio europeo di accesso legale in un Paese partner. L’ha fatto in India, a Nuova Delhi, in occasione del summit sull’intelligenza artificiale in corso nella capitale indiana. E non è un caso: l’UE punta ad impiegare almeno 20 milioni di persone nel settore ICT entro il 2030, ma le competenze digitali latitano e per colmare il gap Bruxelles guarda fuori dai propri confini. L’obiettivo dell’Ufficio è “facilitare la migrazione e la mobilità sicura, legale e ben informata dall’India verso gli Stati membri dell’UE nel settore delle ICT“.
Ad inaugurare la sede Henna Virkkunen, vicepresidente esecutivo per la sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, e Subrahmanyam Jaishankar, ministro degli Affari esteri dell’India. All’evento hanno partecipato anche rappresentanti degli Stati UE. Un “portale”, come l’ha definito Virkkunen, attraverso il quale “l’Unione europea rafforzerà la sua capacità di attrarre talenti e attirerà studenti, ricercatori e professionisti indiani nel settore delle ICT”. L’India è il Paese più popoloso al mondo, e le aziende europee “potranno attingere a questo più ampio bacino di talenti”.
Nella pratica, l’Ufficio europeo di accesso legale sosterrà studenti, ricercatori e professionisti indiani nel settore “fornendo informazioni chiare e affidabili sui percorsi di mobilità e sui vari requisiti in termini di competenze e qualifiche in tutti i 27 Stati membri dell’UE”, si legge in una nota dell’esecutivo comunitario. Parallelamente, sosterrà datori di lavoro e istituti di istruzione superiore con sede nell’UE “affinché possano entrare in contatto con i talenti indiani”. All’Ufficio di accesso in India sarà affiancato un ufficio di supporto nell’UE, e uno strumento digitale “fungerà da hub unico per informazioni chiare e affidabili sulle opportunità di mobilità per motivi di lavoro, studio e ricerca”.
L’iniziativa è stata annunciata lo scorso 27 gennaio, durante il vertice UE-India che ha segnato la firma di quello che Ursula von der Leyen ha definito “la madre di tutti gli accordi commerciali”. Questo percorso di migrazione regolare, “in piena sintonia con le esigenze degli Stati membri dell’UE”, è un modello che verosimilmente l’UE cercherà di replicare in altri Paesi partner. In questo caso, l’obiettivo è recuperare terreno per raggiungere uno dei target digitali del decennio, e cioè che nei 27 Paesi membri siano impiegati almeno 20 milioni di specialisti ICT. Ingegneri, sviluppatori di software, data analysts. Ad oggi, sono poco più di 10 milioni.

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