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    Home » Economia » La Corte Suprema Usa boccia i dazi di Trump: Violata legge federale

    La Corte Suprema Usa boccia i dazi di Trump: Violata legge federale

    La Commissione UE: "Rimaniamo in stretto contatto con l'Amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza. Le aziende su entrambe le sponde dell'Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    20 Febbraio 2026
    in Economia
    Donald Trump

    Il presidente statunitense Donald Trump annuncia l'imposizione di dazi sulle importazioni dai partner globali, il 2 aprile 2025 (foto: Brendan Smialowski/Afp)

    Bruxelles – La Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato oggi (20 febbraio) i dazi commerciali imposti da Donald Trump perché il presidente statunitense ha violato la legge federale, abusando della sua autorità, nell’imporli unilateralmente ai partner commerciali degli Stati Uniti in tutto il mondo. Lo ha stabilito la Corte Suprema americana con una sentenza approvata con sei voti a favore e tre contrari.

    In particolare, l’alta corte, a maggioranza conservatrice, ha spiegato che l’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa)  – cioè la legge del 1977 che in alcune circostanze dà al presidente l’autorità di regolamentare o vietare determinate transazioni internazionali durante un’emergenza nazionale e alla quale Trump ha fatto ricorso per giustificare i dazi del ‘Liberation Day’ – non autorizza il presidente a imporre dazi.

    Immediato il commento di Bruxelles: “Prendiamo atto della sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti e la stiamo analizzando attentamente”, ha affermato il portavoce della Commissione europea per il Commercio, Olof Gill. “Rimaniamo in stretto contatto con l’Amministrazione statunitense per ottenere chiarezza sulle misure che intende adottare in risposta a questa sentenza”, ha aggiunto. “Le aziende su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Pertanto, continuiamo a sostenere tariffe doganali basse e a impegnarci per ridurle”, ha precisato.

    Dal Parlamento europeo, l’eurodeputato socialista tedesco Bernd Lange, relatore del Parlamento europeo per l’attuazione dell’accordo commerciale tra Ue e Usa, ha annunciato via X di aver convocato una riunione straordinaria del team negoziale del Parlamento europeo sull’accordo per lunedì. “La sentenza sui dazi è un segnale positivo per lo stato di diritto” perché “i giudici hanno dimostrato che nemmeno un presidente degli Stati Uniti opera in un vuoto giuridico”, ha scritto su X. “Sono state erette barriere legali, e l’era dei dazi illimitati e arbitrari, impossibili da imporre per il presidente, potrebbe ora volgere al termine”, ha aggiunto. “Ora dobbiamo valutare attentamente la sentenza e le conseguenze. Pertanto ho appena convocato una riunione straordinaria del team negoziale del Parlamento europeo sull’accordo Turnberry per lunedì, al fine di valutare le possibili implicazioni sui lavori in corso e in particolare in vista del voto della commissione”, martedì 24.

    In generale, i dazi devono essere approvati dal Congresso Usa che, in base alla Costituzione, ha l’autorità esclusiva di imporre tasse. Ma Trump ha sostenuto di avere il diritto di agire in questo modo verso i partner commerciali ai sensi dello Ieepa. La Corte ha, invece, osservato che “se il Congresso avesse inteso conferire il potere distinto e straordinario di imporre dazi” con l’Ieepa, “lo avrebbe fatto espressamente, come ha sempre fatto in altri statuti tariffari”.

    La sentenza – che non ha alcun impatto sui dazi settoriali che Trump ha imposto separatamente sulle importazioni di acciaio, alluminio e vari altri beni – conferma le precedenti conclusioni dei tribunali di grado inferiore secondo cui i dazi imposti dal tycoon ai sensi dell’Ieepa erano illegali. A maggio un tribunale di grado inferiore aveva stabilito che Trump aveva abusato della sua autorità con l’imposizione di dazi generalizzati e ne aveva bloccato la maggior parte, ma la sentenza era stata sospesa in attesa dell’esito del ricorso presentato dal governo. Inoltre, la decisione ribalta i dazi Paese per Paese o “reciproci”, che vanno dal 34 per cento per la Cina a un livello di base del 10 per cento per il resto del mondo, e quelli del 25 per cento che Trump ha imposto su alcuni beni provenienti da Canada, Cina e Messico come ‘punizione’ per l’incapacità di questi Paesi  a frenare il flusso di fentanyl.

    Inoltre, a quanto riportano più media, i giudici della Corte Suprema hanno espresso scetticismo sulla posizione dell’amministrazione sottolineando che i dazi sono tasse. “Non capisco proprio questa argomentazione”, ha affermato la giudice liberale, Sonia Sotomayor. “Vorreste dire che i dazi non sono tasse, ma è esattamente quello che sono”, ha sottolineato. E su tale punto anche alcuni membri conservatori della Corte Suprema si sono mostrati dubbiosi. “Il mezzo è l’imposizione di tasse agli americani, e questo è sempre stato un potere fondamentale del Congresso“, ha affermato il presidente della Corte Suprema, John Roberts.
    Tra i primi a commentare a Bruxelles anche l’eurodeputato di Renew Europe e segretario generale dei Democratici europei, Sandro Gozi: “Donald Trump ha perso la sua crociata sui dazi. C’è un giudice a Washington a ricordare al presidente degli Stati Uniti che deve rispettare la Costituzione e il Congresso. La Corte Suprema smaschera la verità: non era una strategia economica, ma nazionalismo sconsiderato venduto come politica. Ha vinto lo Stato di diritto”, ha affermato. Il suo collega del Partito democratico, Brando Benifei, presidente della delegazione per le Relazioni con gli Stati Uniti dell’Europarlamento e Coordinatore dei Socialisti e Democratici per il Commercio Internazionale al Parlamento Europeo, ha sottolineato che “i giudici della Corte Suprema, con una decisione di grandissima rilevanza politica e giuridica, hanno stabilito che il Presidente non disponeva dell’autorità per imporre un sistema di dazi emegenziali esteso alla quasi totalità dei partner commerciali degli Stati Uniti”. E ha osservato come ora sia “inevitabile rivalutare molto seriamente se sussistano ancora le condizioni, tanto giuridiche quanto politiche, per procedere con il voto previsto in Europarlamento il prossimo 24 febbraio sull’accordo UE-USA“. In questo contesto, Benifei ritiene “necessario avere il tempo per approfondire tutte le implicazioni di questa decisione così rilevante senza prendere decisioni affrettate”.
    Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, la “notizia arriva inaspettata” e si tratta di “una decisione forte da parte della Corte Suprema degli Stati Uniti, che smonta alla base tutto il procedimento giuridico su cui sono stati fondati i dazi del presidente Trump”. Ma “tutto questo genera profonda instabilità, in un momento in cui abbiamo bisogno di certezze e abbiamo iniziato un percorso con i nostri importatori americani”, ha affermato. “Ritengo e spero che si possa ritrovare velocemente un accordo con il presidente degli Stati Uniti per capire anche quali strumenti potrà utilizzare rispetto alle intese finora definite. Se, al contrario, Trump vorrà togliere i dazi, come era già in passato tra Ue e USA, ovviamente questo per noi produttori europei sarebbe decisamente auspicabile”, ha sottolineato.
    In senso contrario va il commento del presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi. “Il mondo del vino paradossalmente non può festeggiare la bocciatura della legittimità dei dazi da parte della Corte Suprema americana. Si profila una più che probabile reimposizione delle tariffe attraverso vie legali alternative a cui si aggiunge il forte rischio incertezza che tale decisione può determinare nei rapporti commerciali tra Europa e Stati Uniti”, ha spiegato. “Considerati i danni arrecati al settore in questi mesi – ha aggiunto –, auspichiamo che la situazione di stallo possa risolversi a breve per non alterare ulteriormente le dinamiche commerciali e monetarie”, ha aggiunto.
    Nel frattempo, le Borse europee hanno chiuso in rialzo l’ultima seduta della settimana, con Parigi che mette a segno un nuovo record storico superando quota 8.500 punti a 8.529 punti (+1,39%). In Europa i mercati, già in rialzo prima dell’annuncio, hanno accelerato i guadagni, con tutti i titoli interessati dalla sentenza della Corte Suprema e con una significativa componente di export in deciso rialzo. A Londra l’indice Ftse 100 è salito dello 0,59% a 10.690,20 punti, a Francoforte il Dax dello 0,96% a 25.258,85 punti e a Madrid l’Ibex35 guadagna lo 0,90% a 18.180,22 punti. A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha segnato +1,48% a 46.472,98 punti.

     

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