Bruxelles – Il divieto di ingresso negli Stati Uniti d’America emesso a dicembre contro personalità europee di spicco, come l’ex commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, e altri attivisti nel campo della sicurezza digitale, arriva al Parlamento europeo. Mercoledì (25 febbraio) la commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori (IMCO) del Parlamento Europeo terrà un dibattito sullo stop ai visti statunitensi, imposto nel dicembre scorso, a Breton, ma la discussione – secondo il comunicato dell’Eurocamera – si allargherà per concentrarsi, soprattutto, sull’impatto che i cosiddetti “travel bans” potrebbero avere “sulla sovranità digitale dell’UE, sull’applicazione delle leggi digitali europee e sull’autonomia regolatoria” del Vecchio Continente.
Le voci che verranno sentite saranno proprio quelle dei destinatari dei provvedimenti emessi dal Dipartimento di Stato il 23 dicembre scorso: oltre a Thierry Breton – che negli anni da commissario è stato in prima linea per una maggiore regolamentazione del settore digitale – parleranno anche Josephine Ballon e Anna Lena von Hodenberg (managing Directors di Hate Aid), Imran Ahmed (CEO del Center for Countering Digital Hate) e Clare Melford (CEO del Global Disinformation Index). Tutte persone che, secondo l’Eurocamera, sono accomunate dal loro lavoro “a favore di un ambiente digitale più sicuro e del rispetto delle leggi e dei regolamenti digitali europei da parte delle piattaforme online”. Con una risoluzione approvata a gennaio, il Parlamento europeo aveva già condannato i provvedimenti presi contro Breton e gli altri quattro cittadini europei, invitando la Commissione e gli Stati membri a “rispondere con fermezza a questi attacchi” e ricordando che “l’applicazione delle leggi digitali dell’UE serve a garantire il rispetto della legge e la protezione dei diritti fondamentali, non a punire opinioni politiche”.
Quello del travel ban, del resto, sembra essere diventato lo strumento più utilizzato dalla Casa Bianca per contrastare il dissenso al di fuori dei confini nazionali. Il caso più recente riguarda il Belgio: Conner Rousseau, leader del partito fiammingo di orientamento socialista Vooruit, ha ricevuto un divieto di viaggio e soggiorno negli USA su ordine dell’ambasciatore statunitense a Bruxelles, Bill White. La decisione – annunciata sabato 21 febbraio – è arrivata qualche giorno dopo che il politico belga aveva condiviso un video su Instagram nel quale, a partire dalle violenze commesse dall’ICE negli USA, paragonava il presidente Donald Trump a Adolf Hitler. Nel comunicare l’emissione del divieto di visto nei confronti di Rousseau, White ha definito il video “totalmente assurdo e inaccettabile” chiedendo anche una “immediata condanna delle dichiarazioni” del leader socialista da parte del ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot.
Bruxelles, tuttavia, non sembra intenzionata a rinunciare al diritto di esprimersi su quanto accade oltreoceano. Al contrario di quanto richiesto da White, Prevot ha condannato “l’idea che un parlamentare e leader di partito possa essere bandito da un Paese per aver esercitato il suo diritto di parola”, sottolineando che il suo dipartimento si metterà in contatto con Washington per avere un chiarimento. Alle parole del capo della diplomazia di Bruxelles, hanno fatto seguito quelle di un altro esponente dell’esecutivo belga, il ministro della Salute, Frank Vandenbroucke. Il ‘decano’ dei socialisti fiamminghi ha accusato White di aver “oltrepassato numerose linee rosse: in una democrazia si è liberi di esprimere un’opinione politica e un ambasciatore non può decidere chi può o non può entrare nel suo Paese sulla base di quello che pensa”.
Del resto, lo stesso Vandenbroucke è uno dei ‘target’ principali delle stoccate di White. In un post su X di qualche giorno fa – in cui lo accusava di essere rimasto fermo di fronte a un’indagine avviata contro alcuni addetti alle circoncisioni in un gruppo di famiglie ebree ad Anversa – lo ha definito “molto maleducato” per poi associare il suo nome a un caso di tangenti risalente agli anni ’90, noto come ‘scandalo di Augusta‘.

![La prima Commissione von der Leyen [foto: Wikimedia Commons]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/04/European_Commissioners_2021-350x250.jpeg)









