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    Home » Salute » L’impatto dell’IA su ricerca e salute, il consorzio europeo THCS: “La trasformazione sia incentrata sulle persone”

    L’impatto dell’IA su ricerca e salute, il consorzio europeo THCS: “La trasformazione sia incentrata sulle persone”

    Intervista al partenariato che opera per la trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali attraverso la ricerca e l'innovazione e che ha partecipato all'evento dimostrativo dell'Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA) sul sostegno dai progetti finanziati dall'UE alle principali priorità politiche dell'Unione in competitività e preparazione

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    25 Febbraio 2026
    in Salute
    Nuclear Science and Medical Applications - Sample preparation in the Targeted Alpha Therapy laboratory_1 Producer : Commissione Europea - JRC Photographer : Olivier Anbergen

    Sample preparation in the Targeted Alpha Therapy laboratory_1 Producer : Commissione Europea - JRC Photographer : Olivier Anbergen

    Bruxelles – L’intelligenza artificiale sarà fondamentale nella gestione della transizione demografica in Europa, ma la tecnologia non potrà mai sostituire il contatto umano. In particolare, l’IA deve essere integrata in una trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali incentrata sulle persone, perché se i sistemi si concentreranno solo sui dati clinici, ignorando determinanti sociali come la solitudine o l’accesso limitato ai servizi della comunità, perderanno di vista aspetti chiave del benessere. È quanto afferma ad EuNews THCS Partnership Coordinating Team – il partenariato europeo per la trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali (THCS) attraverso la ricerca e l’innovazione – che ha partecipato, lo scorso 19 gennaio, all’evento dimostrativo dell’Agenzia esecutiva europea per la salute e il digitale (HaDEA). L’iniziativa, alla seconda edizione, si è svolta a Bruxelles ed è servita ad illustrare come i progetti finanziati dall’UE supportino le principali priorità politiche dell’Unione nei settori della competitività e della preparazione, riunendo i leader del settore, della ricerca e delle istituzioni dell’UE. In totale, la giornata ha raccolto 500 partecipanti in presenza e 150 online, 26 relatori di alto livello e 14 stand di progetto. “La forza di HaDEA risiede nel promuovere sinergie tra i programmi di finanziamento dell’UE. Collegando salute, sicurezza alimentare, digitale, industria e spazio, miglioriamo la competitività e la preparazione dell’Europa, producendo un impatto che raggiunge le comunità di tutta Europa”, ha affermato la direttrice di HaDEA, Marina Zanchi. Tra i partecipanti all’evento di HaDEA, anche THCS.

    Eunews: L’intelligenza artificiale sta cambiando molti settori in modo rivoluzionario, e non sempre in modo positivo o comprensibile. In ambito sanitario e nella ricerca scientifica, cosa significa utilizzare l’IA e a che punto siamo con la sua adozione? 

    THCS: “Dal punto di vista di THCS – Transforming Health and Care Systems Partnership, l’intelligenza artificiale non è una rivoluzione tecnologica isolata. Come descritto nella nostra Agenda Strategica per la Ricerca e l’Innovazione (SRIA), l’IA è considerata uno strumento abilitante nell’ambito di una più ampia trasformazione della salute e dell’assistenza, volta a rafforzare l”intelligenza’ dell’intero sistema. In Europa, l’IA è già ampiamente utilizzata nella diagnostica per immagini, nella diagnosi del cancro, nella stratificazione del rischio e nella gestione del sistema sanitario. THCS svolge un ruolo in questo panorama attraverso i nostri Bandi Congiunti Transnazionali – Bandi competitivi di R&I da circa 30 milioni di euro all’anno – pensati per finanziare progetti innovativi in ​​grado di trasformare la salute e l’assistenza. Nei nostri primi tre bandi, THCS ha finanziato oltre 60 progetti. Di cui oltre il 10% si concentra sull’innovazione di prodotto e processo basata sull’intelligenza artificiale, con investimenti per diversi milioni di euro. Questi progetti sono molto concreti”.

    E: Potete descrivere un esempio di applicazione dell’IA in ambito sanitario che sia particolarmente rilevante per i cittadini?

    THCS: “Sosteniamo iniziative che utilizzano la telemedicina e il monitoraggio remoto basati sull’intelligenza artificiale per patologie croniche (ad esempio epilessia, ipertensione) per rilevare precocemente il peggioramento e adattare il trattamento più rapidamente. E, ancora, iniziative che applicano l’analisi predittiva per migliorare le transizioni dall’ospedale al domicilio, riducendo i ricoveri evitabili e migliorando la continuità delle cure; che sviluppano gemelli digitali e modelli avanzati per supportare percorsi più personalizzati e migliori decisioni cliniche e organizzative; e che, in settori come la salute mentale, riutilizzano segnali clinici e comportamentali per supportare una diagnosi precoce e interventi più mirati. Per THCS, il punto chiave è che queste soluzioni vengano testate in contesti di assistenza reali in diversi Paesi e collegate all’apprendimento delle politiche. È così che l’innovazione diventa scalabile e trasferibile e che l’IA può essere integrata in percorsi sanitari e assistenziali incentrati sulla persona”.

    E: I sistemi sanitari pubblici nazionali sono in grado di tenere il passo, anche economicamente, con l’adozione e lo sviluppo dei sistemi di IA, oppure questa rivoluzione è principalmente nelle mani del settore privato? Qual è la sfida a cui i Paesi dell’UE sono chiamati a rispondere in questo contesto di investimenti, strutture e  strumenti? 

    THCS: “L’intelligenza artificiale in ambito sanitario non può essere lasciata alle sole dinamiche di mercato. In Europa, l’erogazione dell’assistenza sanitaria è in gran parte una responsabilità pubblica, mentre gran parte dello sviluppo dell’IA è guidato da attori privati. La sfida non è quindi se i sistemi pubblici riescano a tenere il passo, ma se riescano a modellare l’adozione in linea con i valori pubblici. L’implementazione dell’IA richiede molto più che acquistare software. Significa investire in infrastrutture dati interoperabili, sicurezza informatica, capacità normativa, competenze digitali e cambiamento organizzativo. Iniziative come lo Spazio Europeo dei Dati Sanitari e il quadro normativo per l’IA dimostrano che l’Europa sta gettando le basi per un utilizzo affidabile e sicuro dei dati sanitari. Tuttavia, le infrastrutture da sole non sono sufficienti: la capacità di realizzazione a livello regionale e locale è altrettanto fondamentale”.

    E: Esiste una previsione degli investimenti necessari per dotare i sistemi sanitari degli Stati membri di strumenti di IA?

    THCS: “Non esiste un dato univoco per gli investimenti necessari, poiché il livello di preparazione varia notevolmente tra gli Stati membri. Tuttavia, il raggiungimento della piena interoperabilità e della maturità dell’IA richiede investimenti pluriennali e sostenuti, nell’ordine dei miliardi a livello UE. Questi costi vanno considerati alla luce dei potenziali vantaggi: una migliore gestione delle malattie croniche, un minor numero di ricoveri ospedalieri evitabili e un utilizzo più efficiente degli scarsi operatori sanitari. Il rischio reale è la frammentazione. Un’azione europea coordinata, che includa la ricerca congiunta e l’apprendimento condiviso, contribuisce a evitare duplicazioni, rafforza l’autonomia strategica e garantisce che l’intelligenza artificiale sostenga l’equità e la sostenibilità nei sistemi sanitari”.

    E: La popolazione europea è sempre più composta da anziani. In che modo l’IA aiuterà queste persone, che potrebbero non avere familiarità o fiducia negli strumenti digitali, e come possono essere rassicurate rispetto ai risultati positivi che si possono ottenere?

    THCS: “L’intelligenza artificiale sarà fondamentale nella gestione della transizione demografica in Europa. Può supportare la diagnosi precoce del deterioramento clinico e del declino cognitivo, consentire il monitoraggio a distanza e migliorare il coordinamento tra ospedali, cure primarie e servizi a lungo termine. Se ben realizzata, questa tecnologia riduce i ricoveri ospedalieri evitabili e aiuta gli anziani
    a rimanere al sicuro a casa più a lungo. Allo stesso tempo, un principio deve rimanere chiaro: la tecnologia non deve mai sostituire il contatto umano. L’assistenza è fondamentalmente relazionale e la fiducia si costruisce attraverso l’interazione con medici, infermieri e operatori sanitari. Molti anziani non hanno piena dimestichezza con gli strumenti digitali; se la tecnologia crea distanza anziché supporto, può aumentare l’insicurezza e l’isolamento. L’intelligenza artificiale dovrebbe, quindi, ridurre gli oneri amministrativi e liberare tempo dei professionisti per un’interazione umana più significativa, rafforzando, non indebolendo, la dimensione umana dell’assistenza. L’accettazione dipenderà meno da spiegazioni tecniche e più da benefici tangibili e da un supporto adeguato. Fornire dispositivi non è sufficiente: le persone hanno bisogno di guida e rassicurazione per usarli con sicurezza. Se gli anziani sperimentano meno crisi, una migliore continuità assistenziale e un supporto più efficace a domicilio, la fiducia crescerà naturalmente”.

    E: C’è qualcosa che temete riguardo all’uso dell’IA in questo campo?

    THCS: “Ciò che temiamo non è l’intelligenza artificiale in sé, ma un’attuazione frammentata o mal gestita. Se i sistemi si concentrano solo sui dati clinici e ignorano determinanti sociali come la solitudine o l’accesso limitato ai servizi della comunità, rischiano di perdere di vista aspetti chiave del benessere. L’intelligenza artificiale deve essere integrata in una trasformazione dei sistemi sanitari e assistenziali incentrata sulle persone, rafforzando l’autonomia, la dignità e la solidarietà”.

    Tags: HaDEAiainnovazioneintelligenza artificialericercaSalutescienzatecnologiaTHCSue

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