Bruxelles – Nella sessione plenaria di oggi (10 marzo), il Parlamento europeo ha adottato con larga maggioranza (460 voti a favore, 71 contrari e 88) una risoluzione per sollecitare la Commissione ad avviare una proposta legislativa per estendere la normativa europea in materia di diritto d’autore a tutti i sistemi di intelligenza artificiale generativa presenti sul mercato dell’UE, indipendentemente dal luogo di formazione. Si tratta di un documento non vincolante e starà poi alla Commissione decidere se avviare il processo legislativo.
“Abbiamo bisogno di regole chiare per l’uso dei contenuti protetti dal diritto d’autore per l’addestramento dell’IA” – dichiara il relatore Axel Voss. “La certezza giuridica consentirebbe agli sviluppatori di IA di sapere quali contenuti possono essere utilizzati e come ottenere le licenze” – continua l’euro-deputato del PPE. L’obiettivo dichiarato è dunque provvedere ad un quadro giuridico chiaro e uniforme che permetta di bilanciare il sostegno all’innovazione tecnologica con la protezione dei diritti fondamentali dei creatori.
Uno dei pilastri della risoluzione riguarda l’obbligo di trasparenza. Il Parlamento chiede che i fornitori di modelli di IA per finalità generali forniscano un elenco dettagliato e analitico di tutti i contenuti protetti dal diritto d’autore utilizzati per l’addestramento, indipendentemente dalla giurisdizione in cui tale addestramento è avvenuto. Il Parlamento ribadisce la necessità che le norme europee si applichino a tutti i fornitori di IA operanti sul mercato dell’Unione. Secondo il principio di territorialità, i sistemi che non rispettano il quadro giuridico dell’UE in materia di copyright non dovrebbero essere ammessi nel mercato unico.
Per rendere effettivi questi obblighi, viene proposta l’introduzione di una “presunzione relativa”: qualora un fornitore non rispetti i criteri di trasparenza stabiliti, si presumerà che il modello abbia utilizzato opere protette senza autorizzazione. In caso di accertata violazione, il fornitore sarà tenuto a rifondere tutte le spese legali sostenute dai titolari dei diritti.
In questo scenario, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale (EUIPO) è chiamato a svolgere un ruolo centrale come “intermediario di fiducia”. Tra i compiti proposti per l’agenzia figurano: la gestione di registri per le clausole di “opt-out”, permettendo ai creatori di escludere le proprie opere dall’addestramento dell’IA in formati standardizzati leggibili meccanicamente e il supporto alla creazione di un mercato delle licenze su base settoriale tramite l’uso di formati tecnici standardizzati, per garantire una remunerazione equa e proporzionata ad autori ed editori.
Un’attenzione specifica è rivolta ai “deep fake”: Voss esorta la Commissione a indagare misure per proteggere le persone dalla diffusione non autorizzata di contenuti che imitano i tratti somatici o la voce, tutelando il diritto alla propria immagine e identità.
Il voto è stato accolto positivamente da diverse delegazioni politiche. “Il diritto d’autore e il lavoro di milioni di persone della cultura e dell’informazione devono essere difesi anche nell’era dell’intelligenza artificiale” dichiara Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. “L’innovazione deve andare di pari passo con il rispetto dei diritti di chi crea contenuti. In Europa oltre otto milioni di persone lavorano nei settori creativi e culturali, tra giornalisti, attori, musicisti, scrittori e operatori culturali”, prosegue.
“La rivoluzione dell’intelligenza artificiale offre grandi opportunità, ma non può avvenire a scapito dei diritti di autori, artisti e creatori. Difendere il copyright significa difendere il lavoro, la creatività e la qualità della nostra produzione culturale” – commenta Nicola Zingaretti, capodelegazione Partito Democratico al Parlamento europeo. “L’Europa deve guidare questa transizione e farlo con norme che sostengano l’innovazione ma garantiscano il rispetto dei diritti”.










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