Bruxelles – Sono stati due giorni di intense discussioni per il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, impegnato ieri (16 marzo) nel Consiglio Energia dell’Unione Europea e oggi (17 marzo) nel Consiglio Ambiente. Nel punto stampa conclusivo, il ministro ha confermato che il principale argomento di conversazione con i suoi omologhi è stato la revisione del sistema di scambio di emissioni dell’UE (ETS). Facendo seguito alla richiesta già avanzata lo scorso 27 febbraio da Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, Pichetto Fratin ha ribadito la posizione italiana in favore di una sospensione dell’ETS, ritenuto responsabile di un aumento eccessivo dei prezzi dell’energia in Italia. “Chiediamo una correzione di tutto ciò. Poi può essere la sospensione”, per il termoelettrico, “può essere una valutazione anche di tipo diverso”, ha specificato nel punto stampa a margine dei lavori.
Secondo il ministro, il problema non è il principio del sistema, ma il modo in cui incide sul prezzo finale dell’elettricità. In Europa, il prezzo dell’energia viene determinato dal cosiddetto ‘prezzo marginale‘, cioè dalla fonte più costosa utilizzata in quel momento, spesso il gas. Questo fa sì che l’aumento dei costi legati all’ETS non riguardi solo l’energia prodotta con il gas, ma si rifletta sull’intero mercato elettrico. Il ministro ha parlato di una vera e propria “distorsione” del sistema di calcolo del prezzo alla base del sistema, sottolineando che “ci sta portando ad essere la realtà d’Europa col prezzo dell’elettricità più alto, nonostante il gas produca poco più del 40 per cento della nostra energia elettrica”. “Il meccanismo di determinazione del prezzo – sta qui il nodo della questione secondo Pichetto Fratin – fa valere il gas in misura doppia, portando a prezzi altissimi non sopportabili per imprese e famiglie”.
Entrando nel merito dei numeri, il ministro forzista ha spiegato che “l’ETS pagato dal termoelettrico è di circa 2,5 miliardi di euro“, ma che “per un meccanismo di ribaltamento arriva a pesare per oltre 7 miliardi sul totale dell’energia consumata”. Per questo, l’Italia spinge per un intervento immediato a livello europeo: “Chiediamo una sospensione dell’ETS per quanto riguarda il termoelettrico“, ha scandito, “o in alternativa una soluzione che eviti di triplicare il valore dell’ETS sul prezzo dell’energia”. Tra le possibili opzioni, Pichetto Fratin ha aperto a varie ipotesi, come l’uso degli extraprofitti energetici, che il ministro ha definito “una delle soluzioni possibili”, “insieme anche alla defiscalizzazione o la non applicazione dell’IVA sull’ETS, una tassa sulla tassa”. In tal senso, però, “esiste un vincolo di direttiva europea”, ha osservato.
A chi gli chiedeva conto della lettera inviata ieri dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ai capi di Stato e di governo dell’UE in vista del Consiglio Europeo di giovedì 19 marzo – missiva che individua la ragione principale delle distorsioni prodotte dall’ETS nell’eccessivo numero di ore gas nella formazione del prezzo dell’elettricità -, Pichetto ha risposto che “l’ltalia sta rispettando pienamente gli obiettivi del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)” e che ha “già installato un quantitativo rilevante di impianti rinnovabili”. Tuttavia, ha precisato, “l’aumento delle rinnovabili come soluzione al problema del prezzo dell’elettricità può andar bene come disegno pluriennale, mentre adesso si sta discutendo di un intervento immediato“.
Il tema sarà certamente al centro del Vertice dei Ventisette che prenderà il via giovedì, ma l’Italia sembra presentarsi in minoranza al tavolo delle discussioni. Come ha spiegato un alto funzionario UE in un incontro riservato con la stampa, “ci aspettiamo che alcuni leader sostengano di rivedere l’ETS, ma la maggioranza dei Paesi continua a ritenere il sistema indispensabile e vuole mantenere in piedi il meccanismo”. Vicine a quelle di Pichetto le posizioni di Grecia, Croazia, Romania, Repubblica ceca, Slovacchia, Ungheria, Austria e Polonia, che durante una riunione di coordinamento a margine del Consiglio hanno fatto emergere una “diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’Ets, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria sulle economie” europee.
Nella minoranza, dunque, si conta la ministra dell’Ambiente dell’Ungheria, Aniko Raisz, che al suo arrivo al Consiglio Ambiente ha sostenuto le tesi di Roma: “Chiediamo che il gas per le centrali elettriche sia escluso dall’ETS 1 e che l’ETS 2 venga almeno rimandato al 2030”, ha affermato. Di segno opposto le dichiarazioni di Carsten Schneider, ministro dell’Ambiente tedesco, secondo cui “l’ETS si è dimostrato uno strumento efficace che necessita solo di piccoli aggiustamenti, ma per il resto la direzione deve rimanere quella”. Infine, è stato Woepke Hoekstra, commissario per l’Azione per il Clima, a chiarire quale è la posizione di Palazzo Berlaymont rispetto alle frenetiche discussioni di queste ore. Il politico olandese ha confermato quanto scritto da von der Leyen nella lettera di ieri, annunciando che la revisione dell’ETS arriverà “tra la fine del secondo e l’inizio del terzo trimestre dell’anno”. E ha ribadito che “è di fondamentale importanza continuare con l’ETS perchè è uno strumento cruciale per la politica climatica dell’UE e per il raggiungimento di una maggiore indipendenza energetica”. L’opzione ‘sospensione’ sostenuta da Pichetto Fratin, dunque, non sembra essere all’ordine del giorno.
Oltre alla questione ETS, in questa due giorni di discussioni su ambiente e energia, l’Italia è tornata ad esporsi anche sul fronte della mobilità sostenibile. Insieme agli omologhi di Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia, Pichetto Fratin ha firmato un non-paper – un documento informale che i Paesi producono per agevolare il dibattito – sulle politiche europee di decarbonizzazione del trasporto stradale. I cinque ministri hanno sostenuto la necessità di un approccio tecnologicamente neutrale “che salvaguardi la capacità industriale dell’Europa, prevenga nuove dipendenze strategiche dalle catene di approvvigionamento esterne e rafforzi la resilienza dell’Unione”. Sostenendo che l’attuale normativa – basata solo sulle emissioni di scarico – favorisca i veicoli elettrici e penalizzi soluzioni alternative come e-fuel e biocarburanti, il documento propone una serie di misure per rivedere la transizione verso la mobilità sostenibile. Tra queste, il riconoscimento dei mezzi alimentati da carburanti CO2-neutral come veicoli a zero emissioni, la revisione dei criteri di valutazione nel senso di considerare la neutralità emissiva complessiva lungo l’intero ciclo di vita, una riduzione “a livelli più realistici” dei target sui veicoli commerciali leggeri e un anticipo dal 2035 al 2030 della revisione complessiva del regolamento UE 851 del 2023.
![Il ministro dell'Ambiente e la sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin [Bruxelles, 18 settembre 2025. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/pichetto-250918-750x375.jpg)







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