Bruxelles – La revisione del sistema di scambio delle quote delle emissioni (ETS) dell’Unione europea arriverà tra la fine del secondo e l’inizio del terzo trimestre dell’anno. A dare le indicazioni temporali è stato il commissario per il Clima, Wopke Hoekstra, al suo arrivo al Consiglio Ambiente dell’UE oggi (17 marzo) a Bruxelles. “Il nostro piano attuale è di assicurarci che ci occupiamo innanzitutto, nei prossimi due mesi, del meccanismo di stabilità e del benchmark”, cioè dei parametri di riferimento dell’ETS, “e che la revisione avvenga alla fine del secondo trimestre o all’inizio del terzo trimestre“, ha dettagliato Hoekstra sottolineando che “è estremamente importante avere conversazioni come quella di oggi” in Consiglio e poi “avere il contributo dei leader entro la fine di questa settimana”, al Vertice, “per calibrare non solo ciò che è necessario, ma anche quando è necessario”. Questo il calendario che ha in testa Bruxelles, ma il commissario ha anche chiarito che le tempistiche potrebbero cambiare velocemente visto “l’enorme grado di incertezza” e dato che “ci sono nuovi eventi ogni settimana, a volte anche ogni giorno”.
Visto il dibattito politico sull’utilità del meccanismo Hoekstra ha ribadito che “è di fondamentale importanza continuare con l’ETS” perché “si tratta di uno strumento cruciale per la politica climatica” e non solo. “Concordo pienamente con gli esperti che affermano che, se non lo si facesse solo per ragioni climatiche, ci sarebbero ottime ragioni per farlo per ragioni di autonomia strategica, perché l’unica via d’uscita dalla situazione attuale è una maggiore indipendenza energetica”, ha precisato. In altre parole, “ciò significa maggiori investimenti nella rete, più energie rinnovabili, più nucleare, più sistemi di accumulo: è ciò di cui l’Europa ha bisogno, sia per ragioni climatiche, ma – nell’attuale arco temporale – almeno altrettanto per ragioni di competitività e certamente di indipendenza”.
Viceversa l’Italia è tra i Paesi in prima linea a chiedere una revisione, ed anche una sospensione, di questo meccanismo che si basa, di fatto, sul principio del ‘chi inquina paga’. Ed è tornato sul tema il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ieri, a margine del Consiglio Energia dell’UE, ha incontrato la ministra francese delegata per l’Energia Maud Bregeon, il ministro dell’Ambiente della Repubblica Ceca, Petr Hladik e il ministro dell’energia e del clima della Repubblica dell’Estonia, Andres Sutt. Ai suoi omologhi, il ministro ha sottolineato che l’Italia chiede “una revisione del sistema Ets, che ne limiti gli effetti sul prezzo dell’energia, riduca la volatilità e prezzo delle quote e limiti le dinamiche speculative, così che il meccanismo possa guidare efficacemente la transizione“.
Mentre oggi, a margine del Consiglio Ambiente, si è tenuta una riunione di coordinamento ministeriale del gruppo dei Paesi creatosi nel contesto del recente negoziato sulla legge clima. A quanto si apprende da alcune fonti diplomatiche, l’obiettivo è stato quello di verificare la possibilità di coordinare una linea comune di intervento nello scambio di opinioni sul quadro climatico post-2030. Alla fine dell’incontro, però, “si è registrata una diffusa preoccupazione soprattutto per l’incidenza dell’ETS, sia quello sulla produzione termoelettrica che quello sull’industria, sulle economie dei Paesi membri“. E gli Stati partecipanti alla riunione – Austria, Cechia, Croazia, Grecia, Italia, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria – “si sono ripromessi di proporre iniziative comuni per affrontare questo problema“.
Intanto, nella sua lettera sulla competitività in vista del Consiglio europeo di giovedì, la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha precisato che la Commissione adotterà a breve i parametri di riferimento dell’ETS, “tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall’industria”; che “presenterà inoltre una proposta per aumentare la capacità di intervento della Riserva di stabilità del mercato, in modo che possa affrontare in modo più efficace l’eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine” e che sta “accelerando i lavori sulla prossima revisione dell’ETS, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030”. Inoltre, “è chiaro che dobbiamo accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica nel loro percorso di modernizzazione e riduzione delle emissioni di carbonio” e, perciò, “in previsione dell’istituzione della Banca per la decarbonizzazione industriale, la Commissione lavorerà a uno strumento ponte accelerato, finanziato con le quote ETS, con particolare attenzione agli Stati membri a basso reddito”, ha scritto von der Leyen. In particolare, per Hoekstra è “saggia” la proposta di intervento sulla Riserva di stabilità del mercato per ridurre la volatilità dei prezzi perché “l’ultima cosa che vogliamo sono aumenti dei prezzi e volatilità“. Ma ha anche sottolineato che “la maggiore volatilità che il sistema ETS abbia mai registrato, almeno nel corso degli ultimi due anni, è legata ad alcune dichiarazioni fatte nel periodo della dichiarazione di Anversa” sull’industria. “Ciò ha fatto crollare drasticamente il prezzo dell’ETS e ha di fatto alimentato la volatilità che cercavamo di prevenire. Quindi spetta a tutti noi garantire che ci sia prevedibilità”, ha osservato.
Entrato in vigore per la prima volta nel 2005, il sistema ETS copre le emissioni provenienti dai settori della produzione di energia elettrica e termica, della produzione industriale e dell’aviazione – che rappresentano circa il 40 per cento delle emissioni totali di gas serra nell’UE – e si basa sul principio del ‘cap and trade’ (limite e scambio). Il limite massimo si riferisce alla quantità totale di gas serra – stabilita dalle istituzioni UE – che può essere emessa dagli impianti e dagli operatori interessati. Questo tetto viene ridotto annualmente, in linea con l’obiettivo climatico dell’UE, ed è espresso in quote di emissione – dove ogni quota dà diritto a emettere una tonnellata di CO2 equivalente – che vengono vendute all’asta e possono essere scambiate. Il prezzo è determinato dal mercato – salito sopra i 90 euro a gennaio – e, a sua volta, incentiva le aziende a ridurre le emissioni e determina anche delle entrate – dal 2013, il sistema EU ETS ha raccolto oltre 175 miliardi di euro – che confluiscono principalmente nei bilanci nazionali e che gli Stati membri devono utilizzare per sostenere gli investimenti nelle energie rinnovabili, nel miglioramento dell’efficienza energetica e nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio. Il sistema prevede anche dei permessi a titolo gratuito – introdotti per prevenire il rischio di delocalizzazione fuori dall’UE delle imprese che vogliono evitare i costi ambientali -, che l’UE ha deciso di eliminare gradualmente entro il 2034. Nell’ambito del sistema, le aziende devono monitorare e comunicare le proprie emissioni su base annuale e cedere un numero di quote sufficiente a compensare completamente le proprie emissioni annuali. In caso di mancato rispetto di tali requisiti, vengono imposte pesanti sanzioni. Infine, anche se le quote vengono principalmente vendute all’asta, le aziende possono scambiarsi quote tra loro a seconda delle necessità: se un impianto o un gestore riduce le emissioni, l’azienda può vendere le quote in eccesso o conservarle per utilizzarle in futuro.

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