Bruxelles – Nel giro di dieci anni, l’occupazione nel settore dell’economia ambientale dell’Unione Europea è aumentata da circa 3,6 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno nel 2014 a 5,8 milioni nel 2023. Si tratta di un incremento netto pari a 2,2 milioni di posti di lavoro e un tasso medio di crescita annuo del 5,5 per cento. Guardando alla più recente tra le variazioni disponibili – quella avvenuta tra il 2022 e il 2023 – i dati rimangono positivi con un aumento intorno al 4,2 per cento (da 5,6 milioni di posti di lavoro a 5,8 milioni). A certificare questo percorso di crescita decennale dell’economia green europea – costante a partire dal 2014 ma con una netta accelerazione iniziata nel 2020 – sono i dati provenienti dai conti del settore dei beni e dei servizi ambientali europei (EGSS) e pubblicati oggi (8 aprile) da Eurostat, l’istituto di statistica dell’UE.
Quello dell’economia ambientale è un mondo piuttosto ampio e variegato, che comprende sia le attività relative alla protezione dell’ambiente – come la gestione dei rifiuti e delle acque reflue e altre attività di tutela ambientale – sia i settori lavorativi legati alla gestione delle risorse (misure di efficienza energetica nell’edilizia, produzione di energia rinnovabile, gestione forestale). Tra le attività prese in considerazione dal report odierno, il settore “Aria Pulita ed Energia” è stato quello che più ha contribuito alla crescita dell’occupazione green nel 2023. Rispetto al 2022, i posti di lavoro creati in questo ambito occupazionale – che include la produzione di energia rinnovabile e di auto elettriche – sono cresciuti di circa 1,7 volte nel 2023. “Un incremento”, spiega Eurostat, “derivante sia dalla produzione di energia rinnovabile in sé che dalla fabbricazione di tecnologie e apparecchiature per le rinnovabili e l’efficienza energetica, oltre che dalla fornitura di servizi correlati quali installazione, ingegneria e ricerca”. Anche nel lungo periodo la crescita occupazionale risulta piuttosto significativa: dagli 0,6 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno nel 2014, si è passati a 1 milione del 2023 per un aumento pari al 70 per cento nel giro di dieci anni.
A trainare la crescita occupazionale dell’economia ambientale europea è anche il settore “Gestione dei rifiuti e recupero dei materiali”. I posti di lavoro sono lievitati del 34 per cento tra il 2014 (0,9 milioni di posti di lavoro equivalenti a tempo pieno) e il 2023 (1,3 milioni). Infine, percentuali di ampliamento altrettanto rilevanti – seppur nel contesto di un numero assoluto di lavoratori più basso – si sono registrate nel settore della gestione delle acque reflue: nel giro di dieci anni, la quantità complessiva di occupati è passata da 0,4 a 0,6 milioni, segnando un più 37 per cento.
Il report di Eurostat fornisce informazioni importanti anche in merito al valore complessivo della produzione dell’economia green targata UE. Nel 2023, le attività di gestione di beni e servizi ambientali hanno generato 1,33 miliardi di euro di output, registrando anche in questo caso un aumento del 4,3 per cento rispetto al 2022 quando ci si era fermati poco al di sopra degli 1,2 miliardi di euro. A partire dal 2014, il valore della produzione dell’economia ambientale europea è aumentato costantemente, con un incremento medio del 7,9 per cento e un output complessivo che è sostanzialmente raddoppiato rispetto agli 0,68 miliardi di euro di dodici anni fa. Anche in questo caso, il 2020 può essere considerato l’anno della ‘svolta’, con l’inizio di una crescita assai maggiore rispetto al passato.
Di diversa natura sono invece i numeri relativi al valore aggiunto lordo, cioè alla ricchezza effettivamente generata da ciascun settore della green economy. Nel 2023, l’economia ambientale europea ha fruttato 492 miliardi di euro, facendo segnare un lieve calo dello 0,2 per cento rispetto all’anno precedente. Si è così interrotta una tendenza che andava avanti dal 2014, in base alla quale – oltre all’occupazione – anche il valore aggiunto delle attività ambientali aveva registrato tassi di crescita superiori a quelli dell’intera economia UE.
Infine, i numeri relativi alla produttività del lavoro, che misura il contributo portato da ogni singolo occupato a tempo pieno al totale del valore aggiunto dell’economia. Nel 2023, a far segnare i livelli più elevati di produttività del lavoro sono stati i settori dell’informazione e della comunicazione e le attività professionali, scientifiche e tecniche. Al contrario, i valori più bassi si sono osservati nell’agricoltura, nella silvicoltura, nella pesca e nelle costruzioni.












