Bruxelles – La guerra di Stati Uniti e Israele è ingiustificata e preoccupa molto gli europei, anche più dell’aggressione russa all’Ucraina. Inoltre, l’Europa dovrebbe evitare di dare sostegno militare a Washington, ma comunque potenziare le sue capacità di difesa e procedere speditamente con la transizione energetica, vista come priorità per l’indipendenza dalla volatilità dei mercati e dalle tensioni geopolitiche. È quanto emerge dal nuovo sondaggio di Polling Europe Euroscope – istituto di ricerche di mercato e sondaggi con sede a Bruxelles, frutto della joint venture tra SWG e OpinionWay – dato in anteprima esclusiva ad Eunews.
Per il 57 per cento degli intervistati, le operazioni militari su larga scala lanciate a fine febbraio da Stati Uniti e Israele in Iran sono ‘non giustificate’, mentre trovano una ragione per il 27 per cento (non risponde per ‘non sa’ o ‘non ha abbastanza informazioni per giudicare’ il 16 per cento). Tra i cinque Paesi per cui sono disponibili le suddivisioni, l’Italia ha la percentuale più alta di contrarietà, con il 72 per cento, di chi ritiene la guerra ‘non giustificata’ (il 19 per cento ritiene invece il contrario). A seguire la Penisola, la Spagna (69 per cento), Polonia (57 per cento), Germania (51 per cento) e Francia (47 per cento). Al livello di posizionamento politico degli interpellati, è interessante notare come le operazioni contro Teheran non siano viste di buon occhio neanche da quasi la metà dell’elettorato delle famiglie politiche di estrema destra e sovraniste più vicine al presidente USA, Donald Trump. Valutando a livello dei partiti europei, la guerra è ‘non giustificata’ per il 77 per cento degli elettori de La Sinistra (The Left) e dei Verdi (Greens/EFA), per il 71 per cento dei Socialisti e Democratici (S&D), per il 55 per cento del Partito Popolare europeo (PPE), per il 49 per cento di Renew Europe, per il 45 per cento del gruppo dei Conservatori e Riformisti (ECR) – lo stesso raggruppamento della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni -, per il 41 per cento dei Patrioti per l’Europa (PfE) – la famiglia politica di Matteo Salvini – e per il 43 per cento dell’Europa delle Nazioni Sovrane (ESN) di Viktor Orbán.
Le guerre in Iran e Ucraina incutono timore, e molto, ma con delle differenze. Ad essere ‘preoccupato’ per le operazioni contro Teheran è l’86 per cento degli intervistati (con il 51 per cento che si dice molto allarmato), per quelle contro Kiev il 79 per cento (con il 44 per cento che lo è tanto). Anche in questo caso, l’Italia registra la percentuale più elevata, il 92 per cento, di chi si dice ‘preoccupato’ per la guerra in Iran. Nella Penisola, il dato scende all’82 per cento rispetto alla guerra in Ucraina, ma rimane comunque il secondo più alto tra i cinque Paesi selezionati, arrivando dopo l’87 per cento della Polonia dove i timori per la guerra contro Teheran vengono manifestati dal 90 per cento degli interpellati al sondaggio. Inoltre, le inquietudini per le operazioni a stelle e strisce e dello Stato ebraico contro la Repubblica islamica la fanno da padrone in tutti gli elettorati: è ‘preoccupato’ il 93 per cento degli intervistati che votano Verdi, il 92 per cento di chi vota S&D, 91 per cento degli elettori de La Sinistra e il 90 per cento di quelli di Renew Europe. Ma anche l’86 per cento dei Popolari (PPE), l’85 per cento dei Conservatori (ECR), l’80 per cento dei Patrioti (PfE) e il 73 per cento dei Sovranisti (ESN). Tutte percentuali che si abbassano per l’aggressione russa all’Ucraina: 90 per cento dei Verdi, 88 per cento di S&D, 84 per cento di Renew Europe, 83 per cento dei Popolari, 79 per cento de La Sinistra, 80 per cento dei Conservatori, 69 per cento dei Patrioti e 60 per cento dei Sovranisti.
In questo contesto, gli europei sono riluttanti alla possibilità di appoggio del Vecchio Continente alle manovre di Washigton e Tel Aviv. In casi simili alle offensive contro l’Iran, il 70 per cento degli intervistati è contrario all’eventualità che i Paesi europei diano agli Stati Uniti ‘supporto militare attraverso la partecipazione agli attacchi’, ‘equipaggiamento e armi’ (il 65 per cento), ‘autorizzazione all’utilizzo di basi militari e aeroporti sul territorio europeo’ (il 56 per cento), ‘navi da guerra per difendere le petroliere’ (il 53 per cento). Per tutte e quattro le voci, l’Italia registra i tassi più elevati di contrarietà tra i cinque Paesi dettagliati: rispettivamente 84 per cento (‘supporto militare attraverso la partecipazione agli attacchi’), 83 per cento (‘equipaggiamento e armi’), 70 per cento (‘autorizzazione all’utilizzo di basi militari e aeroporti sul territorio europeo’) e 66 per cento (‘navi da guerra per difendere le petroliere’).
In merito alle conseguenze sulle forniture energetiche derivanti dalla guerra in Iran, la maggioranza degli intervistati (il 49 per cento) ritiene di dover puntare sulla transizione ‘green’ e si dice d’accordo con l’idea che ‘l’aumento dei prezzi dei combustibili fossili è un buon motivo per raddoppiare gli sforzi per contrastare il cambiamento climatico, favorire le energie rinnovabili e preservare le politiche di riduzione delle emissioni dell’UE”. In particolare, questa affermazione raggiunge in Italia la quota più alta di consenso, al 56 per cento, mentre solo il 26 per cento degli italiani intervistati pensa che ‘le politiche di riduzione delle emissioni dell’UE dovrebbero essere indebolite perché costringono fabbriche e centrali elettriche a pagare un prezzo del carbonio per l’inquinamento che producono’ (33 per cento a livello generale).
Rispetto all’attuale situazione internazionale, però, gli intervistati sono d’accordo con il percorso intrapreso dall’Unione Europea e dagli Stati membri in difesa: l’idea di maggiori investimenti è supportata dal 67 per cento degli intervistati e rigettata dal 33 per cento, mentre in Italia la spaccatura è precisa, con il 50 per cento a favore e il 50 per cento contrario a maggiori finanziamenti per il settore. La percentuale a favore più elevata tra i cinque Paesi è quella polacca, all’88 per cento, mentre quella più bassa è l’italiana (appunto al 50 per cento).
Ma davanti alle guerre e alle tensioni geopolitiche, la maggioranza degli intervistati ritiene importante preservare il potere delle organizzazioni multilaterali, in particolare ONU e NATO che ottengono l’80 per cento e l’81 per cento delle risposte a sostegno (in Italia rispettivamente l’83 per cento, il dato più elevato insieme a Francia e Polonia, e il 77 per cento, la quota più bassa tra i cinque Stati). A preoccupare di più gli europei, infine, sono l’aumento dell’inflazione e dei prezzi (44 per cento, in Italia 41 per cento); una nuova crisi economica (30 per cento, in Italia 38 per cento) e l’aumento delle tensioni nella politica internazionale (24 per cento, in Italia 31 per cento). Tra le altre voci, la possibilità di una guerra nel proprio Paese (23 per cento, in Italia 18 per cento), l’immigrazione (20 per cento, in Italia 14 per cento), l’indebolimento dello stato di diritto e della democrazia nel proprio Paese (17 per cento, in Italia 24 per cento), il cambiamento climatico (14 per cento, in Italia 13 per cento) e le tensioni sociali nel proprio Paese (11 per cento, in Italia 5 per cento).
L’indagine è stata condotta online tramite metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) su un campione rappresentativo della popolazione UE di età pari o superiore a 18 anni. In totale sono state realizzate 5.386 interviste complete – raccolte tra il 25 marzo e il 7 aprile 2025 -, distribuite proporzionalmente alla popolazione dei 27 Paesi dell’UE con una leggera correzione che consente di analizzare i dati a livello paneuropeo, con suddivisioni per i 5 Stati più grandi (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) e per 3 diverse aree: Europa orientale, Europa settentrionale, Europa meridionale. Per ciascun Paese sono state stabilite quote proporzionali per età e genere, calcolate in base ai parametri più recenti forniti da Eurostat.










