Bruxelles – “Le uniche stime annuali dei tassi illeciti di cui disponiamo attualmente sono finanziate e commissionate dall’industria del tabacco. E sappiamo che la loro metodologia non è trasparente. Hanno interesse ad esagerare il commercio illecito, soprattutto nei paesi con politiche fiscali sul tabacco”. Con queste parole Hana Ross, ricercatrice associata dell’Università di Vienna (WiiW) ed esperta di tassazione del tabacco, ha aperto il dibattito davanti alla commissione Affari fiscali del Parlamento europeo. Insieme all’economista Kristijan Fidanovski, Ross ha presentato uno studio sulle accise e sull’impatto della revisione della direttiva sul mercato interno che ha sollevato forti polemiche tra i deputati, alcuni dei quali hanno accusato il lavoro di essere lacunoso perché “non prende in considerazione l’impatto degli acquisti transfrontalieri e minimizza il commercio del mercato illecito“.
In un secondo momento, parlando con Eunews, Hana Ross ha approfondito la propria posizione spiegando che l’attuale narrazione potrebbe essere distorta da interessi privati, poiché le industrie “hanno interesse ad esagerare il commercio illecito, soprattutto nei paesi con politiche fiscali sul tabacco”. L’esperta ha suggerito uno spostamento del focus analitico verso altri fenomeni, evidenziando che in alcuni contesti nazionali “non riteniamo che questo sia il problema tanto quanto lo sono gli acquisti transfrontalieri”, definendo lo shopping oltre confine in Francia come un nodo centrale da sciogliere. Una tesi, questa, sostenuta con forza dall’eurodeputato di Renew Gilles Boyer, il quale ha rimarcato che “l’argomentazione del mercato illecito non può più essere utilizzata per frenare l’aumento della tassazione”, perché si tratta di “salute pubblica”, aggiungendo che “il problema è quello dei flussi transfrontalieri: io abito in Sassonia, al confine con la Repubblica Ceca, e noto quotidianamente questa dinamica”.
Ross ha inoltre ridimensionato la portata del fenomeno illegale in termini percentuali rispetto ad altre aree geografiche, osservando che in Europa “il problema con gli illeciti è che il mercato rappresenta il 10 per cento del mercato complessivo: non è questo il problema”, a differenza di realtà come il Brasile o il Sudafrica dove l’illegalità supera il 50 per cento. Sebbene nell’Unione sia attivo un sistema di tracciamento e rintracciabilità, questo “non viene utilizzato in modo efficace per controllare il commercio illecito” secondo la ricercatrice, perché, pur generandosi una mole significativa di dati, questi “non vengono elaborati o utilizzati per la valutazione del rischio”. La soluzione proposta punta verso l’intelligenza artificiale per “pulire” ed elaborare i flussi informativi, permettendo così alle autorità di avere “un’intelligenza migliore per sapere dove andare dove si trovano questi criminali”.
La visione di Ross ha però trovato la netta opposizione degli eurodeputati dei Patrioti per l’Europa (PfE) Siegbert Frank Droese e Jaroslava Pokorná Jermanová, i quali hanno espresso forti dubbi sulla “minimizzazione del problema dell’illecito”. Droese, in particolare, ha incalzato i presenti sostenendo che il dibattito fosse “ipocrita, perché non volete tassare il fumo ma volete vietarlo”.
Il rapporto di Euromonitor International, società indipendenti a livello mondiale specializzata in ricerca di mercato strategica e business intelligence, delinea uno scenario drasticamente opposto a quello della ricercatrice, evidenziando come l’Unione europea si sia trasformata in un “centro significativo per la produzione e il consumo di prodotti contraffatti”. Mentre l’esperta minimizza l’impatto, l’analisi sottolinea che i volumi di contraffazione sono “aumentati bruscamente, passando da circa 4,1 miliardi di pezzi a 13,4 miliardi nel 2024”, arrivando a rappresentare “circa un terzo del mercato illecito di sigarette dell’UE”.
Secondo il report, questa escalation è alimentata da “reti criminali organizzate” che hanno stabilito “sofisticate operazioni manifatturiere che localizzano la produzione all’interno dell’UE”, sfruttando la “scarsa accessibilità economica delle sigarette” e i “differenziali di prezzo associati ad accise e IVA”. L’impatto descritto è sistemico: si stima una perdita di “14,9 miliardi di euro in entrate fiscali nel 2024“, oltre a “rischi per la salute pubblica, sfruttamento del lavoro e preoccupazioni per la sicurezza”. Euromonitor avverte infine che, senza un intervento sulle “lacune nell’applicazione delle norme, specialmente nelle catene di fornitura postali, online e intra-UE”, l’Europa rischia di consolidare un “mercato ombra che mina gli obiettivi della politica sanitaria e alimenta la criminalità organizzata”.











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