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    Home » Economia » La BCE: “Tassi invariati a marzo scelta di calma e responsabilità”

    La BCE: “Tassi invariati a marzo scelta di calma e responsabilità”

    Nel resoconto dell'ultima seduta il Consiglio direttivo della Banca centrale europea rivendica il proprio ruolo serio nel decidere dopo lo scoppio della guerra in Iran e gli impatti negativi che ne derivano per crescita e inflazione

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    16 Aprile 2026
    in Economia
    Christine Lagarde arrives at the Governing Council meeting prior to the ECB press conference on 19 March 2026 in Frankfurt. [credits: Dirk Claus/ECB]

    Christine Lagarde arrives at the Governing Council meeting prior to the ECB press conference on 19 March 2026 in Frankfurt. [credits: Dirk Claus/ECB]

    Bruxelles – La scelta di mantenere invariati i tassi di interesse è stata la scelta giusta, dettata non da ragioni politiche, ma dalla capacità dei membri del board di mantenere i nervi saldi, e la Banca centrale europea vuole che si sappia. “Date le circostanze in rapida evoluzione, è stato dovere del Consiglio direttivo mantenere la calma, la concentrazione, la responsabilità verso i cittadini europei e pienamente impegnati a rispettare il suo mandato”, recita il resoconto di seduta relativo all’ultima riunione, quella dello scorso 19 marzo. In quell’occasione si era riconosciuto come la guerra in Iran stesse immediatamente riscrivendo proiezioni e previsioni, con rischi al rialzo per l’inflazione e rischia al ribasso per la crescita, ma ciò nonostante si è scelto di non lasciare spazio a reazioni emotive.

    La BCE rivendica quindi la propria capacità di agire con concentrazione e freddezza di fronte a situazioni non semplici. Perché, riconosce l’istituzione di Francoforte, al momento della riunione di marzo “c’erano molte incognite su come si sarebbe evoluto lo shock” energetico e inflattivo, e contestualmente “c’erano troppe poche prove per ottenere giudizi saldi sulle sue implicazioni a medio termine”. La Banca centrale europea ha quindi tenuto fede alla politica di scelte di politica monetaria volta per volta e soprattutto basata su dati, informazioni certe e per questo più affidabili.

    Elderson (BCE): “Dalla dipendenza dai combustibili fossili rischi per stabilità dei prezzi”

    In sostanza, decidendo di lasciare invariati i tassi di interesse e non lasciandosi guidare dalle implicazioni negative del conflitto in Iran – comunque considerate e già materializzate nell’aumento dei prezzi dell’energia -, la BCE “ha garantito sufficiente flessibilità per rispondere allo shock inflazionistico, proteggendo al contempo dal rischio di un inasprimento prematuro ed eccessivo delle condizioni finanziarie”. Vuol dire, tradotto, che la Banca centrale europea resta pronta ad aumentare il costo del prestito del denaro, se necessario. Un’ipotesi già resa pubblica, ma che si mette nero su bianco sul verbale di riunione: “Mantenere i tassi invariati a marzo, preservando al contempo la possibilità per future riunioni, si è rivelato un approccio prudente”.

    I rischi per la crescita

    Le informazioni negative non mancavano. A seguito della guerra in Iran, ricorda la BCE nel verbale di seduta, le proiezioni di base di marzo indicavano una crescita dello 0,9 per cento nel 2026, dell’1,3 per cento nel 2027 e dell’1,4 per cento nel 2028. Rispetto alle proiezioni di dicembre, la crescita era stata rivista al ribasso di 0,3 punti percentuali per il 2026 e di 0,1 punti percentuali per il 2027, mentre era rimasta invariata per il 2028.

    In generale, vien fatto notare, la chiusura dello stretto di Hormuz o attacchi a infrastrutture di trasporto più ampie potrebbero portare alla cattiva allocazione delle risorse di spedizione e a più ampie interruzioni della catena di approvvigionamento, con la BCE che cita esplicitamente tali rischi per prodotti raffinati, fertilizzanti, prodotti petrolchimici, metalli ed elio. “Ciò potrebbe comportare un aumento dei prezzi alimentari, carenze di prodotti chiave come i semiconduttori, tariffe di trasporto più elevate e tempi di consegna più lunghi” nel commercio globale, in un contesto di tensioni commerciali che hanno ancora “il potenziale per dare origine a catene di approvvigionamento globali più frammentate, ridurre l’offerta di materie prime critiche e rafforzare i vincoli di capacità nell’economia dell’area dell’euro”. La BCE poteva decretare un aumento dei tassi di interesse già da subito, ma ha preferito attendere. In nome della responsabilità e del sangue freddo.

    Tags: Banca Centrale europeabcecaro energiaConsiglio direttivoenergiainflazioneIranMedio Oriente

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