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    Home » Economia » Iran, la BCE pronta ad aumentare i tassi di interesse

    Iran, la BCE pronta ad aumentare i tassi di interesse

    Lagarde: "Presto per dire dove dovremo posizionarci, ma deviazioni ampie e prolungate richiedono un intervento di politica monetaria decisa"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    25 Marzo 2026
    in Economia
    La presidente della BCE, Christine Lagarde [Francoforte,16 marzo 2023. Foto: IPA agency]

    La presidente della BCE, Christine Lagarde [Francoforte,16 marzo 2023. Foto: IPA agency]

    Bruxelles – Un aumento dei tassi di interesse quale risposta agli effetti del conflitto di Stati Uniti e Israele in Iran e la crisi in Medio Oriente è una eventualità che la Banca centrale europea non può non escludere, e su cui anzi inizia a ragionare. La presidente della BCE, Christine Lagarde, non lo nasconde né si nasconde: “La politica monetaria non può far scendere i prezzi dell’energia”, premette intervenendo alla conferenza ‘la BCE e i suoi osservatori’ organizzato dall’Istituto per la stabilità monetaria e finanziaria di Francoforte. Però, aggiunge, “dobbiamo individuare quando l’aumento dei costi energetici rischia di innescare un’inflazione generalizzata, sia attraverso effetti indiretti sia attraverso effetti di secondo livello sui salari e sulle aspettative di inflazione”. È in questo secondo scenario che la BCE può intervenire.

    “La nostra strategia aggiornata è esplicita su questo punto: deviazioni ampie e prolungate richiedono un intervento di politica monetaria deciso“, scandisce Lagarde. Tradotto: si interviene sui tassi di interesse, attraverso aumenti da cui lentamente si torna indietro. Perché, continua la numero uno dell’Eurotower, un eventuale intervento deciso di politica monetaria “si trasformerà in una politica di persistenza man mano che il ciclo di inasprimento si consolida, per evitare che tali deviazioni si radichino”. Insomma, se l’aumento dei prezzi dell’energia dovesse trasferirsi al costo della vita generale allontanando in modo marcato e duraturo dall’obiettivo di riferimento del 2 per cento scatterebbe nuovamente l’aumento del costo del prestito del denaro.

    Le parole di Lagarde non sono un monito, ma servono a preparare l’opinione pubblica e gli operatori economici a misure che potrebbero anche non essere prese, ma si vuole chiarire che anche se nell’ultima riunione del consiglio direttivo è stato scelto di non toccare i tassi ciò non vuol dire che la scelta potrà essere confermata. “È troppo presto per dire dove dovremo posizionarci in questo spettro” di situazione e di decisione, anticipa la presidente della BCE, che ricorda come quali che saranno le scelte di politica monetaria resta fermo l’approccio dipendente dai dati e secondo la logica del ‘volta per volta’. 

    Il lavoro per la BCE non sarà comunque semplice, spiega ancora Lagarde. L’andamento della guerra in Iran e l’imprevedibilità degli attori non consentono di produrre scenari precisi. “Poiché gli effetti di shock di prezzo significativi sull’inflazione possono essere non lineari, dobbiamo lavorare con scenari e prestare molta attenzione ai segnali precoci che indicano che lo shock si sta radicando nelle dinamiche inflazionistiche più ampie”. In questo quadro di generale incertezza restano fermi due fattori chiave per le prospettive di crescita e inflazione: il primo fattore, sottolinea Lagarde, è “l’intensità e la durata dello shock“, e il secondo fattore è “la propagazione dello shock, che dipende dal contesto macroeconomico in cui si verifica”. L’azione della BCE con l’eventuale intervento sui tassi di interesse dipenderà da questo.

    Tags: Banca Centrale europeabceChristine LagardeeurozonainflazioneIranMedio Orientetassitassi di interesse

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